12 settembre 1919
La partenza da Ronchi• Ore 5.00 «Da Ronchi il battaglione dei granatieri comandato dal maggiore Reina … muove alla volta di Fiume formando una colonna di 40 autocarri, che erano stati richiesti a un tenente comandante un autoparco»
La partenza da Ronchi
• Ore 5.00 «Da Ronchi il battaglione dei granatieri comandato dal maggiore Reina … muove alla volta di Fiume formando una colonna di 40 autocarri, che erano stati richiesti a un tenente comandante un autoparco». [Gino Berri, Cds 14/9/1919]
Il ritardo La marcia su Fiume, fissata per mezzanotte precisa, ritarda 5 ore. Il comandante dell’autoparco di Strassoldo «impaurito delle responsabilità si decise a mantenere gli impegni solennemente presi solo quando la sua vita istessa fu chiamata a rispondere». Dei 40 autocarri promessi ne sono consegnati solo 20 e parte del battaglione rimane a terra. [Il ventennale della marcia di Ronchi, 1939]
“Vengo anch’io con voi” Gino Berri, inviato del Corriere, forse trasportato dall’entusiasmo per ciò che sta accadendo fa del tenente comandate l’autoparco un altro volontario della marcia su Fiume. «Quando seppe a quale scopo dovevano servire, si lasciò convincere non solo, ma dichiarò: “Vengo anch’io con voi”». [Gino Berri, Cds 14/9/1919]
La colonna La colonna di D’Annunzio ha 35 autocarri, 20 ufficiali, 200 uomini di truppa. Per essere irriconoscibili, i granatieri sono nascosti dietro ai tendoni: fucili a terra, baveri rialzati, berretti con la visiera sulla nuca. Gli ufficiali siedono accanto ai conducenti. [Castellini, St. Ill. 9/1969]
La Fiat di D’Annunzio Gabriele d’Annunzio procede in testa della colonna a bordo di una Fiat 501. Sulla carrozzeria ha l’immagine della Santa Casa di Loreto, protettrice degli aviatori. [Il ventennale della marcia di Ronchi, 1939; Castellini, St. Ill. 9/1969]
Salpa l’Emanuele Filiberto
• Ore 6.00 Dal molo di Fiume salpa la R. corrazzata Emanuele Filiberto ma si ferma tra Fiume e Lurana. «Il personale di bordo non vuole allontanarsi fin che non abbia ricevuto notizie rassicuranti su quanto succede». [Gino Berri, Cds 14/9/1919]
Il generale Pittaluga vieta ogni manifestazione
• Ore 8.00 Il generale Vittorio Emanuele Pittaluga, comandante del Corpo di Occupazione Interalleato di Fiume, ordina al tenente colonnello degli alpini Carlo Ferrero di andare a Udine per portare notizie urgenti al comando d’armata. [Pittaluga 1923]
Il bando A Fiume il generale Pittuga fa affiggere un bando che vieta riunioni collettive, assembramenti, grida e atti ostili verso le autorità e i rappresentanti alleati. [Pittaluga 1923]
Le truppe a difesa di Fiume si uniscono alla marcia
• Ore 10.00 Arriva una telefonata allo Stato Maggiore del Corpo di Occupazione Interalleato di Fiume e risponde il tenente colonnello Giuseppe Bertolini: il maggiore Reina ha caricato su autocarri il 1° battaglione per marciare sulla città. [Pittaluga 1923]
I bersaglieri La “Marcia di Ronchi” procede indisturbata per Monfalcone, Prosecco, Opicina e arriva Castelnuovo. Qui li aspettano quattro autoblinda e alcuni gruppi di bersaglieri con l’ordine di bloccarla. Bastano poche parole di d’Annunzio e i soldati si uniscono alla marcia. [Castellini, St. Ill. 9/1969]
Pittaluga telegrafa a Roma: truppe avanzano su Fiume
• Ore 10.30 Il tenente colonnello Ferrero telefona da Castelnuovo a Fiume: “Ho intercettato una colonna di autocarri con ufficiali, granatieri e arditi. Al comando c’è Gabriele d’Annunzio”. [Pittaluga 1923]
Il telegramma Il generale Pittaluga telegrafa d’urgenza al Governo ma la trasmissione è, «ad arte», «ritardata di una buona ora». «Mi giungerebbe notizia che un battaglione granatieri siasi mosso da Monfalcone e con camions si diriga qui. Vado loro incontro di persona per fermarli (…). Occorromi però rinforzi, carabinieri». [Leggi qui tutto il telegramma del generale Pittaluga]
«In me arde un demone» La colonna di D’Annunzio arriva all’incrocio della strada per Fiume e Trieste. Il Poeta ordina l’alt e pronuncia il suo primo discorso dell’impresa di Fume: l’ Orazion piccola in vista del Carnaro. [Castellini, St. Ill. 9/1969] [Leggi qui le parole di d’Annunzio]
Gli arditi Lo sbarramento di Cantrida, che segna il confine tra l’Italia e il territorio di Fiume è ormai a pochi chilometri. Gli arditi “Fiamme Nere” al comando del colonnello Raffaele Repetto raggiungono la colonna di d’Annunzio. Sono stati mandati dal generale Ottazio Zoppi per bloccare la marcia invece si mettono agli ordini di d’Annunzio. [Il ventennale della marcia di Ronchi, 1939]
L’incontro tra Pittaluga e d’Annunzio
• Ore 11.00 Il generale Pittaluga sta raggiungendo in macchina la colonna in marcia su Fiume per far desistere D’Annunzio dall’impresa. A meno di un chilometro dallo sbarramento di Cantrida incontra un reparto di arditi. Il Pittaluga ordina l’alt e di chiamare d’Annunzio, «in nome del generale italiano comandante Fiume». La risposta è chiara: «Il colonnello d’Annunzio non riconosce alcun generale comandante di Fiume». [Pittaluga 1923]
L’incontro Il generale Pittaluga raggiunge immediatamente d’Annunzio. «Stava questi in automobile, assieme a due ufficiali: indossava la divisa di tenente colonnello degli arditi: intorno e sulla macchina aveva arditi con la bajonetta ai fucili. Gli ufficiali salutarono, egli non si mosse. “Lei rovina l’Italia!” – esclamai con tono eccitato. “Lei rovinerà l’Italia” – egli ribatté, con pari tono – “se si opporrà che il giusto suo destino si compia, se si farà complice di una politica infame”». [Pittaluga 1923] [Leggi qui il dialogo tra d’Annunzio e Pittaluga] [Leggi qui il dialogo tra d’Annunzio e Pittaluga]
“Viva l’Italia! Viva Fiume” Dal rapporto del generale Pittalunga: «Mi appellai ancora al suo patriottismo (…) gli ricordai l’Italia, gli dissi di voler almeno parlamentare; ma al grido di “Viva l’Italia! Viva Fiume” le autoblinde si mossero, e la colonna riprese al marcia verso la meta». Un’automobile della colonna di d’Annunzio accelera e sfonda la sbarra di legno che segna il confine tra l’Italia e Fiume. [Castellini, St. Ill. 9/1969].
Momento storico Fallito il tentativo di fermare la marcia, il generale rientra a Fiume dando ordine ai posti di blocco lungo la strada di non aprire il fuoco e di far procedere la colonna: vuole «evitare possibili conflitti e spargimento di sangue». Appena rientrato in città parla alla folla «nella storia di popoli v’hanno tuttavia momenti in cui anche la più ferrea volontà di soldato deve cedere». [Leggi qui il discorso del generale Pittaluga a Fiume] [Pittaliga 1923]
D’Annunzio entra a Fiume
• Ore 11.45 Gabriele D’Annunzio alla testi di circa 2.500 uomini entra a Fiume. Il popolo lo acclama come liberatore. Il generale Pittaluga telefona ai comandi francese ed inglese. Alla Presidenza del Consiglio telegrafa del governo italiano: «Precedenza assoluta. Colonna granatieri arditi con mitragliatrici autoblinde guidata da D’Annunzio alle ore 11.45 riusciva travolgere ogni resistenza e giungeva Fiume. L’ordine si va ristabilendo e io continuo tenere controllo». [Pittaluga 1923; Alatri 1988] [Leggi qui il telegramma]
Hotel Europa Appena entrato in città d’Annunzio raggiunge l’Hotel Europa dove cade in un sonno profondo. [Alatri 1988]
Palazzo del Comando Un’automobile della colonna di D’Annunzio raggiunge il comando del Corpo di Occupazione Interalleato per bloccarne l’ingresso: l’atto è una pura formalità, nessuna minaccia al personale del comando che può entrare e uscire suo piacimento. [Pittaluga 1923]
Fiume è italiana
• Ore 12.00 La Dante tenta di levare gli ormeggi dal molo Cagni ma «i marinai non eseguirono la manovra, dichiarando che avrebbero lasciato Fiume sono nel caso che essa fosse diventata italiana». [Gino Berri, Cds 14/9/1919]
L’annessione La testa della colonna di d’Annunzio raggiunge il Palazzo del Comando. Alcuni membri del Consiglio Nazionale Italiano di Fiume, tra cui il presidente dottor Antonio Grossich, entrano e si affacciano al balcone per proclamare la liberazione di Fiume e l’annessione all’Italia. [Pittaluga 1923]
Le bandiere «Secondo la linea di condotta che ormai mi ero stabilito, lasciai che gli avvenimenti avessero il loro corso, proponendomi unicamente di condurli a meno peggior fine. … La folla, radunata al di fuori, cominciò a chiedere a gran voce che fossero tolte le bandiere delle nazioni alleate, sventolanti vicine a quella italiana, sulla facciata del palazzo. (…) Perché i colori alleai non dovessero subire sfregi, detti ordine a tre ufficiali del comando che li togliessero di persona, facendo rendere gli onori della guarda in armi e dai tre squilli di attenti dati dal trombettiere. Dopo di ciò le bandiere vennero collocate nell’ufficio del comando, guardate da una sentinella. Sulla facciata rimase issata la sola bandiera italiana» (V.E. Pittaluga). [Pittaluga 1923]
Pittaluga lascia Fiume
• Ore 14.00 Le vie intorno al palazzo del Comando si svuotano dalla folla. Pittaluga affida al suo capo di stato maggiore un telespresso a mano per il comando dell’8a armata, la stessa comunicazione è telegrafata al Comando Supremo: «dichiaro che non posso rimanere attuale posto. Rinunzio pure a quello di rappresentante italiano qualora venga creata commissione quattro generali». [Leggi qui tutto il telegramma] [Pittaluga 1923]
D’Annunzio: “Fiume: faro luminoso in un mare di abiezione”
• Ore 18.30 Keller sveglia Gabriele d’Annunzio che si riposa all’Hotel Europa e gli comunica che il Consiglio nazionale lo ha nominato governatore della città. D’Annunzio dal balcone del Palazzo del Governo proclama l’annessione di Fiume all’Italia. [Pittaluga 1923]. «Gran parte del rituale della moderna politica è nato a Fiume sotto la direzione di D’Annunzio, e il primo discorso dal balcone del nuovo comandante è stato il modello di tutte le arringhe dei mesi che seguirono». [Ledeen 1975]Faro luminoso «Italiani di Fiume! Nel mondo folle e vile, Fiume è oggi il segno della libertà; nel mondo folle e vile vi è una sola cosa pura: Fiume; vi è una sola verità: e questa è Fiume; vi è un solo amore: e questo è Fiume! Fiume è come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione ... Io soldato, io volontario, io mutilato di guerra, credo di interpretare la volontà di tutto il sano popolo d’Italia proclamando l’annessione di Fiume» (Gabriele D’Annunzio). [Castellini, St. Ill. 9/1969]
• Dopo il discorso Gabriele d’Annunzio raggiunge il generale Pittaluga nel suo ufficio al Comando. «Aveva fisionomia affaticata e occhio febbricitante. Rimase qualche istante davanti a me nel grande salone, a capo scoperto, in posizione di attenti; al mio invito sedé» (V.E. Pittaluga). D’Annunzio chiede il comando militare e la direzione amministrativa di Fiume, Pittaluga temporeggia in attesa di ordini. [Pittaluga 1923]
• Nella notte tra il 12 e il 13 settembre altri reparti italiani entrano a Fiume per unirsi ai legionari. [Castellini, St. Ill. 9/1969]
Stefani «Roma, 12, notte. Secondo notizie giunte nel pomeriggio, alcuni reparti di granatieri e nuclei di arditi, con mitragliatrici e autoblindate, sono partiti da Ronchi e sono giunti a Fiume a mezzogiorno. Era con loro Gabriele D’Annunzio. Da Fiume non è segnalato fino a mezzanotte alcun disordine. Il Governo ha dato le più energiche disposizioni perché il movimento sia subito arrestato e perché siano ricercate le responsabilità di un atto cosi inconsiderato corno dannoso» [Stef. in Sta. 13/9/1919]