12 settembre 1919
Orazion piccola in vista del Carnaro
Ufficiali di tutte le armi, vi guardo in faccia. Alcuni ora conosco, altri io riconosco. I vostri nomi e i vostri aspetti sono incancellabili dentro di me. Non li dimenticherò più mai. Fin da questo attimo di sosta voi siete miei. Interamente vi considero miei e perdutamente (…) Io scrissi ieri, sul punto di partire, a un compagno di fede e di violenza: “Il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi” La scrittura è di biondissimo inchiostro. Ora bisogna – m’intendete? – bisogna che io prenda la città. (…) Mi guardate. Non so si il mio volto sia pallido o acceso. Ma certo in me arde un demone, il mio demone. E dal male non menomato mi sento, ma aumentato. (…) Giuriamoci. So che la barra di Cantrida guardando i moschetti e le mitragliatrici delle tre Potenze, ma che dell’Italia spuria. Spezzeremo la barra. Io sarò innanzi: primo. Ufficiali di tutte le armi, ognuno a capo della sua gente e delle sue macchine. Vi saluto. Eia, carne del Carnaro! Alalà
Gabriele d’Annunzio