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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

La Camera non discuterà sui fatti di settembre

• Alla Camera si discute se aprire il dibattito sui fatti di settembre (21-22 settembre 1864).La Commissione d’inchiesta ha già espresso parere contrario all’applicazione dell’art. 47 dello Statuto («La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re, e di tradurli dinanzi all’Alta Corte di Giustizia») e l’ordine del giorno di Ricasoli propone di non procedere oltre. È messo ai voti: presenti 220, votanti 207, favorevoli 140, contrari 67, astenuti 13. La Camera approva. In Parlamento non si discuterà più sulle responsabilità di quelle giornate che hanno insanguinato Torino. [Op. 24/1/1865] [Leggi le dichiarazioni dei deputati]

La concordia nazionale vince sulla giustizia

• Il voto della Camera intende promuovere concordia e pacificazione a Torino, in Italia e tra la maggioranza. «L’ordine del giorno votato dalla maggioranza si proponeva due scopi. Il primo di rendere a Torino una solenne testimonianza di simpatia e di affetto, il secondo di cementare la concordia nelle varie fazioni del partito della maggioranza. Ed entrambi gli scopi furono raggiunti». [Op. 25/1/1864]

Voto più funesto della strage di settembre

 • Forti le critiche della sinistra estrema. «Il voto (di oggi) è per l’Italia una strage più funesta che quella del 21 e 22 settembre: (...) con esso si uccise il senza morale della nazione, confondendo insieme il giusto e l’ingiusto sotto il velo impossibile di una mentoniera concordia». [Op. 29/2/1865]

Dimostrazioni contro il voto alla Camera

 • Questa sera a Torino un gruppo di studenti e altri cittadini hanno organizzato una dimostrazione di simpatia verso il senatore Federigo Sclopis conte di Salerano e il deputato Luigi Ferraris per aver difeso la causa di Torino dinanzi alle Camere. [Op. 26/2/1865]

Torino «non è quieta»

 • Un avviso ha dato appuntamento agli studenti di Torino. Si sono incontrati la sera sotto i portici Po davanti all’Università. Una manifestazione pacifica che non ha dato luogo ad alcun «inconveniente». L’Opinione spera comunque che questa sia l’ultima protesta perché «per quanto riescano temperate e pacifiche, danno sempre pretesto a far credere che la città non è quieta». [Op. 27/1/1865]

Nuove dimostrazioni a Torino

 • Nuove dimostrazioni a Torino nel pomeriggio: alle 15 davanti a palazzo Carignano durante la seduta della Camera, poi di fronte alla prefettura. Si susseguono gli appelli delle autorità. Il sindaco in serata ha invitato alla calma, mentre il questore Buscaglione ha scelto toni meno concilianti. La forza pubblica, pronta a intervenire per disperdere gli assembramenti di manifestanti qualora turbassero l’ordine pubblico, ricorda le norme della legge di pubblica sicurezza del 13 novembre 1859. [Op. 28/1/1865]

Anche il rettore richiama alla calma

 • Dopo gli appelli del sindaco e del questore, anche il rettore dell’Università si rimette al senno degli studenti per non inscenare «dimostrazioni politiche per le vie della città, che potrebbero porre a repentaglio la tranquillità del paese». [Op. 28/1/1865]

«Il loro unico scopo è il disordine»

• A nulla sono valsi gli appelli di oggi. Anche questa sera per il terzo giorno consecutivo le strade di Torino sono in tumulto attraversate da assembramenti «più numerosi, più incomposti, più frammisti di gente, il cui unico scopo è il disordine». [G. Uff. 28/2/1864]

• I manifestanti alle 20 costringono un negoziante di via San Filippo a consegnare loro delle bandiere e alle 22 si radunano nella piazza del Palazzo di Città dove la tensione si alza. Contro la milizia cittadina sono lanciati improperi e sassi. Un ferito e dieci contusi tra le forze dell’ordine. La forza pubblica ha compiuto alcuni arresti e alle 23.30 ottiene lo scioglimento dei «tumultanti». [G. Uff. 28/2/1864]

• «Le dimostrazioni, anche quando si fanno colle migliori intenzioni del mondo, sono sempre pericolose e turbano l’equilibrio morale e politico tanto necessario in una popolazione, alla quale è affidata la custodia del governo e del Parlamento». [Op. 28/1/1865]

Il questore: “Possibile l’impiego della forza pubblica”

 • Nuove dimostrazioni a Torino nel pomeriggi alle 15 davanti a palazzo Carignano durante la seduta della Camera, poi di fronte alla prefettura. Si susseguono gli appelli delle autorità. Il sindaco in serata ha invitato alla calma, mentre il questore Buscaglione ha scelto toni meno concilianti. La forza pubblica, pronta a intervenire per disperdere gli assembramenti di manifestanti qualora turbassero l’ordine pubblico, ricorda le norme della legge di pubblica sicurezza del 13 novembre 1859. [Op. 28/1/1865]

Torino sembra tranquilla

 • A Torino tutto sembra essere tornato tranquillo. Nella piazza del Palazzo di Città si è avuta una dimostrazione che però si è presto sciolta senza disordine. [Op. 29/1/1865]

Dimostrazione contro la guardia nazionale

 • A Torino giornata tranquilla. A sera dimostrazione disordinata a palazzo di città contro la guardia nazionale: un dimostrante lancia un coltello contro un ufficiale. I dimostranti sono dispersi. [Comandini]

Fischi agli invitati al ballo di corte

• A Torino il pomeriggio è passato tranquillo. Questa sera a Palazzo Reale c’è il gran ballo di corte che inaugura le feste della stagione invernale. Da alcuni giorni corre voce che questa sarebbe stata una buona occasione per inscenare una protesta.Come al solito in piazza Castello una gran folla di curiosi attende di vedere sfilare le carrozze degli ospiti del re. Tutto procede come al solito finché sopraggiunge da via Nuova un gruppo che con esclamazione e fischi apostrofa gli invitati al ballo di passaggio. «Qualche centinaio di persone, o malaccorte, interessato al disordine e agli scandali, penetravano in file compatte tra l’accorsa folla dei curiosi, e accompagnavano con fischi ed urla di scherno le carrozze de’ convitati a Corte». [G. Uff. 1/2/1865; Op. 31/1/1865]

Sassi contro la carrozza del principe russo

• Verso le 21.15 sono fatti rollare i tamburi per intimare lo sgombero della piazza. Molti curiosi sfollano ma parecchi continuano a protestare. Chi rimane non si limita più alle grida e ai fischi ma e compie «atti brutali»: tira sassi alle vetture e segue minaccioso gli ospiti a piedi. La carrozza di un generale russo è circondata e un sasso rompe il vetro dello sportello senza ferire l’occupante. I sassi colpiscono anche la carrozza del senatore Giovanni Arrivabene. [Op. 31/1/1865; Op. 1/2/1865]

• Il re arriva alla festa alle 21.30 accompagnato dalla duchessa di Genova, dal duca di Aosta e dal principe di Carignano insieme ai ministri e alle delegazioni estere. Venuto a conoscenza di ciò che sta accadendo in piazza Castello, alle23 abbandona indignato il ballo. «Ci è stato grave scandalo. Né il Governo, in una città come Torino, poteva mai supporre possibile un tale sfregio a una festa del Re, dove la società più eletta, e i rappresentanti delle potenze amiche si trovavano convenuti». [G. Uff. 1/2/1865]

«Deliberata, sistematica e concentrata rabbia»

• «Quelle dimostrazioni ebbero (...) l’aspetto di una deliberata, sistematica e concentrata rabbia di un mal represso sentimento di gelosia e di speranze frustrate, convertire in ardente fiamma da qualche membro dell’aristocrazia clericale e reazionaria; dall’invidia di pochi avvocati e dai rancori di un consiglio municipale. I torinesi, le cui ammirevoli civiche e patriottiche qualità sono state si sovente e sì giustamente encomiate, furono tratti da pochi malcontenti ad atti di slealtà e di disordine conto i quali non cessarono certamente mai dal pentirsi». [Daily-News in Mon. Bo. 15/2/1865]