23 gennaio 1865
Alla Camera i fatti di settembre a Torino
• Alla Camera è in corso la discussione sull’ordine del giorno Ricasoli che
propone di non procedere oltre nel dibattito sui fatti di settembre dopo che la
Commissione d’inchiesta ha espresso parere contrario all’applicazione dell’art.
47 dello Statuto. Ecco alcuni degli interventi.
Bettino Ricasoli: «L’Italia è tutta una famiglia. I dolori e le gioie di
una parte di essa sono gioie e dolori di tutti. (...) Consigliamo tutti ad
immolare sull’altare della patria ed al supremo bene della concordia ogni
risentimento, ogni recriminazione e financo ogni giustificazione».
Antonio Mordini: «Torino ha diritto che le sia fatta giustizia; e questa
giustizia gliela deve dare la Camera. (...) La concordia dee susseguire e non
precedere la giustizia. Mi sia lecito in quest’occasione domandare concordia
anche peri condannati di Aspromonte che gemono tutt’ora nelle carceri. Tornando
all’inchiesta io credo che il seppellirla vorrebbe dire impunità ai colpevoli».
Giovanni Lanza, ministro
degli Interni: «La Commissione
ha già dichiarato non esservi luogo all’applicazione dell’art. 47 dello
Statuto. (...) Io scongiuro tutti, in nome del più alto interesse nazionale, a
volere evitare questa discussione».
Nino Bixio: «Io approvo pienamente che la discussione non si
faccia. (...) Se avessi da dare una consiglio ai membri dell’antico gabinetto,
sarebbe di non pronunziare una parola il loro difesa in questo recinto. Si
difendano per le stampe».
Angelo Brofferio: «La Camera ha già pronunciato una volta dopo aver
discusso sulla relazione presentata in altra inchiesta; e questa volta dovrà
tacersi perché? Per perpetuare gli equivoci? Altri vi ha chiesto di tacere in
nome dell’Italia, e io in nome dell’Italia vi chiedo che parliate».
Alfonso La Marmora,
presidente del Consiglio:
«Nell’accettare la proposta sospensiva dell’onorevole mio amico, deputato
Ricasoli, io mi sono preoccupato di ciò che diranno i nostri elettori di questa
discussione (che) non può portare a nessuna conchiusione pratica. (...) Se il
compianto conte Cavour potesse essere presente, credete voi che starebbe
coll’onorevole Brofferio, o si assocerebbe all’on. Ricasoli?».
Luigi Ferraris: «Il regime
costituzionale vive della lotta dei partiti. È necessario che i partiti
esistano e combattano. Ogniqualvolta si è trattato di un voto politico, abbiamo
veduto i partiti schierarsi alla Camera. Ora che si tratta di un atto di
giustizia, perché non si fa altrettanto? (...) Si teme forse che un voto di
biasimo contro alcuni uomini distrugga tutto il partito a cui essi
appartengono? Se voi credete che questi uomini abbiano agito lodevolmente,
dichiaratelo; se non ne siete persuasi, non posterete i diritti della giustizia
alla salvezza di pochi individui». [Op. 24/1/1865]