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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Quando si viene a sapere che, in seguito a un protocollo d’intesa allegato alla Convenzione firmata con la Francia, la capitale d’Italia sarà trasferita a Firenze, a Torino scoppia la protesta. I tumulti sono repressi nel sangue: il bilancio finale parla di 52 morti e 187 feriti. È la prima grande strage del nuovo Regno.

Quando si viene a sapere che, in seguito a un protocollo d’intesa allegato alla Convenzione firmata con la Francia, la capitale d’Italia sarà trasferita a Firenze, a Torino scoppia la protesta. I tumulti sono repressi nel sangue: il bilancio finale parla di 52 morti e 187 feriti. È la prima grande strage del nuovo Regno.

Proteste a Torino, arrestato un prete

• In Torino notasi molta animazione. Verso le 20 certo prete popolano don Ambrogio va qua e là predicando concordia seguito da monelli; i carabinieri lo arrestano; la folla (…) si ingrossa; salta fuori una bandiera e i dimostranti intonano il Noui soumma i’ fioeui d’ Gianduia; girando per la città, gridando sotto i ministeri sotto il municipio, sotto la casa di Peruzzi e altrove, poi sciolgonsi in via Doragrossa.

In piazza: «Abbasso il ministero! Roma o Torino!»

Il corteo composto da un centinaio di giovani ha sfilato per le strade della capitale gridando: «Abbasso il ministero! Roma o Torino!». Non vogliono che la sede del governo sia spostata da Torino se non per andare a Roma. La protesta si è limitata alle grida. Nessuno scontro con le forze di pubblica sicurezza. Corre voce che sono state sequestrate «alcune caricature provocanti sulla questione che preoccupa Torino». [Op. 21/9/1864]

Il sindaco di Torino invita alla calma

• Il sindaco di Torino pubblica proclama nel quale pur rilevando la gravità del fatto che sta per compiersi, e i diritti dei cittadini da difendere, raccomanda l’ordine e la calma, in attesa che il Parlamento possa liberamente deliberare. «Concittadini! Il Consiglio comunale è altamente penetrato dall’estrema gravità della proposta (...) ma sente del pari che grande aiuto verrà all’opera sua dal contegno severamente ordinato della popolazione». [Op. 22/9/1864]

Il Consiglio comunale in seduta straordinaria

• A Torino il Consiglio comunale discute appassionatamente della situazione: dichiarasi unanime contrario alla Convenzione e vota ordine del giorno impacciato, perché si chiedano spiegazioni al governo. Menabrea, ministro, esce confuso dall’aula; Balbo dichiara di astenersi; Boncompagni, Ponza di San Martino, Sella si sono espressi contro la Convenzione. Il comune userà tutti i «mezzi legali» per limitare i danni agli «interessi municipali» compromessi dal trasferimento della capitale e la Giunta stenderà una relazione particolareggiata sulla questione. [Op. 20/9/1864; Op. 23/9/1864]

Scontri in piazza Castello

• Mentre a Torino era adunato il Consiglio comunale, alle 14 formasi grosso assembramento in piazza San Carlo. Le guardie di P. S. si gettano in mezzo arrestando a casaccio e sequestrando una bandiera; la folla mettesi a chiedere la bandiera e gli arrestati. Per l’intervento di alcuni consiglieri comunali gli arrestati sono stati rilasciati. La folla ha ancora gridato: «La bandiera!, la bandiera!» Il questore l’ha rifiutata, e allora è stata una tempesta di sassi contro la Questura spezzandone lo stemma sulla porta; allora il questore da una finestra del terzo piano ha buttata alla folla fischiante la bandiera. La folla si è poi portata contro gli uffici della Gazzetta di Torino, urlando, fischiando e bruciandone varie copie. Verso le 17.30 davanti al municipio grosso assembramento è stato invitato dal sindaco alla calma; le parole del sindaco sono state applaudite, ma l’assembramento non si è sciolto, e si è ingrossato. In piazza San Carlo la folla è rimasta abbastanza calma, di fronte alla truppa di varie armi, esse pure calme; invece una chiassosa colonna con nodosi bastoni si è portata in piazza Castello, per imboccare i portici di via Po e arrivare al ministero dell’Interno colluttando coi carabinieri. Dalla parte dei portici, vicino al caffè Di Lej esplode un colpo di rivoltella; i carabinieri, che erano dalla parte opposta fanno una scarica disordinata; la piazza si sgombera; cade ferito un signor Jona, morti tre o quattro. In Borgo Nuovo è stato saccheggiata una bottega da armaiuolo, portandone via un centinaio tra fucili e revolvers, e cartucce. A sera in piazza Carignano sono abbruciati L’Opinione, La Stampa, e la Monarchia Italiana.

• A sera, per consiglio di amici, il marchese G. Pepoli parte da Torino.

Tredici morti, tra militari e civili

• La sassaiola contro la Questura ha ferito parecchi soldati e alcuni ufficiali, tre rimangono uccisi. Da piazza San Carlo «una folla di persone armate di bastoni, di sassi, ed alcune di pistola» forza uno squadrone di allievi carabinieri in piazza Castello e tenta di disarmarli. I carabinieri sparano procurando dieci morti e molti feriti. [G. Uff. 22/9/1864]

Avviata un’inchiesta per accertare le responsabilità

• Il governo ha immediatamente ordinato un’inchiesta giudiziaria sulla condotta degli agenti. Dopo la mezzanotte in città è ristabilita la calma. Una banda assalta la bottega di un armaiolo e s’impadronisce di diversi fucili.[G. Uff. 22/9/1864]

Morti e feriti, il bilancio è pesante

• Il bilancio della giornata di scontri è pesante. All’Ospedale San Giovanni sono ricoverati 13 feriti, più 4 morti. All’ospedale San Maurizio 15 feriti (tra cui 2 donne) e 2 morti. In piazza San Carlo è stato recuperato un cadavere ai piedi di una scala. All’ospedale Oftaminico è ricoverato un ferito e ci sono tre morti. Tra i soldati si contano 17 tra morti e feriti. [Op. 23/9/1864]

Sangue sui ciottoli di piazza San Carlo

• Il cronista dell’Opinione descrive la città dopo gli scontri di ieri. «Questa mattina alle 6.00 ci recammo a visitare i luoghi ne’ quali erano avvenuti que’ lugubri fatti. In piazza San Carlo stava ancora sparso un gran numero di ciottoli, che vennero poi raccolti più tardi. Numerose truppe erano giunte nella notte dal campo di San Maurizio, e sino all’alba stavano schierate nelle piazze Castello e San Carlo. L’aspetto della città era agitato: le vie, dalle prime ore del giorno, animatissime; ma le botteghe nelle vie principali erano chiuse, e così rimasero tutta la giornata». [Op. 23/9/1864]

• Il Re per consiglio dei ministri recasi a Sommariva.

• Il deputato P. C. Boggio pubblica lettera-opuscolo nella quale dopo vivaci considerazioni contro la Convenzione, sconsiglia di far rumore per la piazza, ma propone che fatta protesta dal municipio al Re ed ai ministri, quando non riuscisse, il municipio si ritiri, gli uffiziali della guardia nazionale si dimettano dal grado, i deputati protestino in Parlamento e, se inesauditi, rassegnino le dimissioni collettive. Minaccia poi di fare delle rivelazioni a carico del ministero.

• A Torino radunasi il Consiglio provinciale. Pateri riferisce un colloquio avvenuto fra il sindaco ed alcuni consiglieri e il ministero, che ha ammesso che ieri in piazza S. Carlo le guardie di pubblica sicurezza abbiano ecceduto; mentre in piazza Castello i carabinieri furono provocati. Deliberansi inchieste.

Bruciata in piazza la Gazzetta di Torino

• La Gazzetta di Torino esce in mezzo foglio; ed è anche oggi abbruciata in piazza San Carlo. Sono stati pubblicati proclami del Sindaco, del Comando superiore della guardia nazionale, della Camera di Commercio, di parecchi cittadini torinesi.

• L’autorità di pubblica sicurezza presentasi a sequestrare il Diritto ma ne è impedita dalla redazione, mancando alcune formalità di legge.

• A sera Nigra arriva a Torino da Parigi.

• A Torino molta animazione, molti capannelli, ma in fondo giornata tranquilla ; a sera, verso le 21.30 nuovi assembramenti tumultuanti in piazza San Carlo, con lanciamento di sassi. Il questore interviene con le intimazioni di legge, a farli sciogliere; due carabinieri cadono feriti da colpi d’arma da fuoco; gli altri carabinieri sparano; alcune pallottole vanno a ferire vari soldati del 17° fanteria e il loro colonnello Colombini; vari soldati sparano contro i carabinieri, e sono feriti da altra parte soldati di un battag. del 66°, che pure rispondono; finalmente gli ufficiali riescono a far cessare il fuoco. Deploransi 26 morti tra i quali 2 soldati e, 66 feriti, tra cui 14 soldati.

• Il Re da Sommariva Perno manda per mezzo del conte Verasis di Castiglione lettera a Minghetti nella quale dicegli che per tornare a Torino aspetta che i guai finiscano. Consiglia di lasciare al gen. Della Rocca le cure per il ristabilimento dell’ordine, e vedere di ottenere da Napoleone III, come consiglia Lanza, la proroga di un anno al trasloco della capitale.

• Da Alessandria Bixio scrive a Minghetti: «Veggo dai giornali che la città di Torino si agita... Per amor di Dio non si lasci smuovere. Firenze salva l’Italia; lo creda, e tenga fermo, qualunque cosa sia per accadere».

Richiamata la guardia nazionale

• È pubblicato e affisso un appello del Comando superiore della guardia nazionale. «Attesi i gravi momenti in cui versa la nostra città e dietro gli ordini avuti dal signor sindaco, questa milizia è chiamata sotto le armi per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. Le quattro legioni sono chiamate sotto le armi, in tenuta ordinaria al rispettivo luogo di convegno. Graduati e militi mai più necessaria fu l’opera vostra, che nessuno di voi manchi all’appello. Il luogotenente gen. Com. superiore Visconti d’Ornavasso». [Op. 23/9/1864]

Non c’è stata l’intimazione legale

• «In molti punti le narrazioni degli altri giornali e la voce pubblica discordano dalla versione delle Gazzetta Ufficiale. Si nega soprattutto da molti testimoni oculari che la prima scarica contro il popolo sia stata fatta dopo l’intimazione legale, e si assicura, al contrario che è stata eseguita immediatamente dopo lo squillo di tromba e prima che l’assessore avesse intimato all’assembramento di sciogliersi. (…) Una ventina di cadaveri stavano oggi esposti al pubblico nell’ospedale di S. Giovanni. Ve ne erano anche di donne e fanciulli». [Op. 24/9/1864] [Leggi qui le norme della legge di pubblica sicurezza]

Il ministro degli Interni ordina un’inchiesta

• «Si ebbero di nuovo morti e feriti così fra i cittadini come fra i militari. (...) A noi non regge il cuore in questo momento di entrare in più minuti particolari. Ma abbiamo fede nei destini d’Italia». Il ministro degli Interni ha ordinato un’inchiesta per «chiarire se il comando di far fuoco sia o no stato dato». [Op. 23/9/1864; Gazzetta Ufficiale in Op. 24/9/1864]

Da parte del popolo «non vi fu provocazione»

• «Le fucilate del 21 e 22 settembre uccisero centinaia di vittime, e ferirono al cuore tutti i cittadini. (...) Anche la Camera dei deputati ordinò un’inchiesta su quei luttuosi avvenimenti. La Commissione a ciò eletta (...) non poté dispensarsi dal riconoscere: che per parte del popolo non vi fu provocazione; che nell’azione del governo non vi fu né prudenza, né unità, né energia; che la nazione fu indotta in errore circa la natura dei fatti avvenuti in Torino». [Op. 29/2/1865]

Su richiesta del re Minghetti dà le dimissioni

• Da Sommariva Perno il Re telegrafa a Minghetti di non eccedere negli arresti (che non sono stati numerosi). Verso mezzodì il gen. Della Rocca a nome del Re recasi da Minghetti a consigliare le dimissioni del ministero. Minghetti risponde (e telegrafane al Re) desiderare un invito formale di lui a dimettersi; e il Re un’ora dopo telegrafagli: «Lo stato attuale di cose non potendo durare perché troppo triste; la invito Lei e i suoi colleghi a dare le dimissioni». Minghetti gliele manda, immediatamente. Il Re, ritorna subito a Torino da Sommariva; conferisce con varie personalità, assumendo informazioni sui fatti di ieri sera; poi sentiti i presidenti della Camera e del Senato e il gen. Della Rocca, manda un aiutante di campo a significare al presidente dei ministri, Minghetti, di averne accettate le dimissioni; e manda altro ufficiale ad informare il Sindaco avere chiamato il generale La Marmora per comporre il ministero.

• «Affidando al generale La Marmora l’incarico di formare il ministero, S.M. il Re volle dare una guarentigia all’Italia intera, e un pegno di concordia a Torino». [Op. 25/9/1864]

Dal re 12.000 lire per i soccorsi

• Il Re dà 12.000 lire per soccorsi ai feriti di ieri e di ier l’altro.

Saltano i vertici della questura di Torino

• Decreto ministeriale scioglie la compagnia delle guardie di pubblica sicurezza stanziata in Torino. La Questura di Torino è affidata all’avv. Cossa, e al questore Chiapusso è accordato congedo.

Coprifuoco a Torino

• Torino il giorno dopo la strage sembra una città sotto assedio. Circa 18.000 uomini presidiano le strade e i palazzi del governo, le botteghe non sono tutte aperte. Non si è ancora raggiunta la calma. «Numerosi capannelli si vedevano soprattutto nei luoghi dove ieri sera erano avvenuti i tristi fatti». Si susseguono i proclami del sindaco. Questa sera a Torino ci sarà il coprifuoco. [Op. 24/9/1864]

«Caddero 52 cittadini torinesi»

• «In questa piazza il 21 e 22 settembre del 1864 caddero 52 cittadini torinesi e 187 furono feriti, vittime della repressione delle manifestazioni di protesta per il trasferimento da Torino a Firenze della capitale d’Italia» (dalla lapide commemorativa posta in piazza San Carlo dal Comune di Torino il 4 dicembre del 1999).

Un secolo e mezzo dopo, Torino ricorda

• Una corona è deposta accanto alla lapide in piazza San Carlo, a Torino. «Il tragico evento del 1864 rappresenta una spontanea reazione agli accordi del trasferimento della capitale, non direttamente comunicati ai cittadini (...) Il Consiglio comunale ha ritenuto giusto che la ricorrenza dell’eccidio sia ancora ricordata. (...) I moti torinesi restano nella memoria storica e offrono occasioni di riflessione sui percorsi e le vicende che hanno portato all’Unità d’Italia» (Giulio Cesare Rattazzi, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino). Presenti alla cerimonia i Gonfaloni del Comune e della Regione. [Ansa]

• «Una sollevazione della piazza contro le istituzioni che – come ricordano gli storici del Risorgimento – ha segnato la fine di un’epoca, una cesura drammatica nella storia e nell’identità cittadina, e alimentato a lungo un rancore per il mancato riconoscimento della primazia risorgimentale di Torino. All’improvviso, in quel settembre del 1864, la prima capitale dell’Italia unita si è trovata costretta a ridisegnare il proprio modello per trasformarsi da città di servizi a città della scienza prima e, poco più tardi, dell’industria». [Eco di Torino 21/9/2011]

• «I caduti del 1864 sono veri martiri della nostra città ed è ingiusto il totale oblio della storia cui sono condannati dai libri di testo» (da un ordine del giorno del gruppo consigliare della Lega nord al Comune di Torino).