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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

I soldati francesi di Napoleone III presidiano Roma dal luglio 1849 quando sono intervenuti contro la Repubblica romana. Il 27 marzo 1861 un voto della Camera ha stabilito che Roma è italiana e sarà capitale del Regno ma non dovrà essere conquistata con la forza. Cavour si mette subito al lavoro per trovare un accordo con la Francia ma la sua morte interrompe le trattative. Il 15 settembre 1864 è firmata la Convenzione per lo sgombero di Roma. In un protocollo separato la clausola del trasferimento della capitale a Firenze. A Torino scoppia la protesta repressa nel sangue: 59 morti e 187 feriti, la prima strage dell’Italia unita.

I soldati francesi di Napoleone III presidiano Roma dal luglio 1849 quando sono intervenuti contro la Repubblica romana. Il 27 marzo 1861 un voto della Camera ha stabilito che Roma è italiana e sarà capitale del Regno ma non dovrà essere conquistata con la forza. Cavour si mette subito al lavoro per trovare un accordo con la Francia ma la sua morte interrompe le trattative. Il 15 settembre 1864 è firmata la Convenzione per lo sgombero di Roma. In un protocollo separato la clausola del trasferimento della capitale a Firenze. A Torino scoppia la protesta repressa nel sangue: 59 morti e 187 feriti, la prima strage dell’Italia unita.

Roma non sarà conquistata con la forza

 • Il voto di oggi alla Camera esclude che la “questione romana” possa concludersi con la forza. «La Camera dei deputati (impone) al governo del Re (...) che si (deve) andare a Roma d’accordo colla Francia e dopo aver dato alla Santa Sede le guarentigie più complete e più formali per la sua indipendenza spirituale». [Emilio Visconti Venosta, Op. 25/10/1864]

Muore Cavour, interrotte le trattative con la Francia

• Muore Camillo Benso conte di Cavour. Il progetto e le trattative che aveva elaborato per liberare Roma dall’occupazione francese rimangono lettera morta. Soltanto nel 1864 la Francia accetterà di riprendere la discussione sulla “questione romana”. [Costantino Nigra, Op. 25/10/1864]

Da Torino il via per riprendere la discussione su Roma

• Emilio Visconti Venosta con un dispaccio domanda a Costantino Nigra, ambasciatore a Parigi, di riprendere le trattative con la Francia sul ritiro delle truppe da Roma. La base dell’accordo deve essere il principio del non intervento e l’inviolabilità del territorio pontificio come aveva indicato Cavour. «Questo dispaccio costituisce il punto di partenza dell’ultima fase delle trattative (che si concluderanno con la Convenzione di settembre)» [Costantino Nigra, Op. 25/10/1864]

Nigra avvia la trattativa con Parigi

• L’ambasciatore a Parigi, Costantino Nigra, prende contatto con il ministro degli Esteri di Napoleone III, Drouyn de Lhuys, per avviare le trattative sulla “questione romana”. La risposta della Francia si farà attendere per quasi un anno. [Costantino Nigra, Op. 25/10/1864]

Parigi, un anno dopo, risponde

• Il ministro degli Esteri francese informa l’ambasciatore Nigrache la Francia intende riaprire la discussione su Roma. Per appoggiare Nigra nelle trattative è partito da Torino Gioacchino Pepoli. [Costantino Nigra, Op. 25/10/1864]

A Fontainebleau decise le sorti della capitale d’Italia

• A Fontainebleau sono in corso i colloqui segreti tra Italia e Francia per risolvere la “questione romana”. Gioacchino Pepoli propone alla Francia di sgomberare Roma e in cambio l’Italia trasferirà la capitale da Torino a un’altra città, per esempio Firenze. La proposta è accolta favorevolmente. Il presidente del consiglio Marco Minghetti dà precise disposizioni perché la Convenzione non sia vincolante su questo punto: Roma capitale è ancora l’obiettivo del governo. [Berselli 1988]

«Ma che dirà Torino?»

Il primo ministro Minghetti informa il re sui termini della Convenzione. Appresa la clausola sul trasferimento della capitale Vittorio Emanuele esclama: «Ma che dirà Torino? Non è indegno rimeritarla di tanti sacrifici, con un sacrificio ancor più crudele? (...) non so assuefarmi a questa idea». [Berselli 1988]

Firmata a Parigi la “Convenzione di settembre”

• Alle 15 è sottoscritta a Parigi la Convenzione che porrà fine all’occupazione francese di Roma iniziata nel 1849. Le truppe di Napoleone III abbandoneranno la città entro due anni. In cambio l’Italia s’impegna a difendere i confini dello Stato pontificio, a permettere l’arruolamento di un esercito del Papa e ad accollarsi parte del debito degli antichi stati della Chiesa. Hanno firmato l’ambasciatore Costantino Nigra, il marchese Gioacchino Pepoli e, per la Francia,il ministro degli Esteri Édouard Drouyn de Lhuys. [Leggi anche qui]

Una “speciale guarentigia”: Firenze

• La Stampa di Torino dà notizia di una clausola della Convenzione che stabilisce il trasferimento della capitale a Firenze. Domani L’Opinione confermerà la voce: la Francia «ha chiesto al governo italiano una speciale guarentigia, la quale si risolve in una concessione e, più che in una concessione, in un sacrificio: l’impegno di trasferire la sede del governo da Torino in altra città importante. Sarebbe stata scelta Firenze». [Op. 19/9/1864] [Leggi qui altri commenti della stampa in questi giorni]

A Torino prime avvisaglie di disordini

• Prime avvisaglie di turbamento dell’ordine per le strade di Torino. In serata viene arrestato don Ambrogio e una manifestazione di giovani urla «Roma o Torino»sotto i palazzi del governo e del municipio. Nessuno scontro con le forze dell’ordine.

Tumulti a Torino: 52 morti

• Dopo un articolo della Gazzetta di Torino a favore della Convenzione, in città si è alzata la tensione. Il 21 e il 22 settembre esplodela violenza. I soldati aprono il fuoco contro i manifestanti.Dopo i due giorni di scontri il bilancio è tragico: 52 morti e 187 feriti. La prima strage dell’Italia unita.

Il re chiede le dimissioni del governo

• Il re interviene per riportare la calma e invita Minghetti a dimettersi per dare l’incarico a La Marmora che si è sempre dimostrato contrario alla Convenzione.

Il governo La Marmora e la clausola sulla capitale

• Il nuovo governo La Marmora dichiara che la clausola contenuta nel Protocollo segreto dovrà essere approvata dal Parlamento. È contraddetta la tesi del governo precedente che credeva sufficiente un decreto del re. [Op. 8/11/1864]

Per Ferraris bisogna sospendere la discussione

• Alla Camera dei deputati inizia il dibattito sul progetto di legge per finanziare il trasferimento della capitale. Luigi Ferraris ha presentato un ordine del giorno per sospendere la discussione. Prima della clausola contenuta nel Protocollo vuole che sia approvata la Convenzione perché ricade nei casi previsti dall’art. 5 dello Statuto [Leggi qui] in cui è richiesto l’assenso delle Camere. Il trattato firmato con la Francia a suo parere prevedere sia un onere per le finanze, l’Italia dovrà accollarsi parte del debito degli ex-stati della Chiesa, sia variazioni del territorio dello Stato, l’Italia si impegna a rispettare i confini dello Stato della Chiesa. [Op. 8/11/1864]

Lanza: la Camera voterà la Convenzione

• Nel dibattito alla Camera interviene il ministro dell’interno Giovanni Lanza. È assolutamente contrario alla tesi proposta ieri da Ferraris e dice che in realtà le Camere sono chiamate a esprimersi «implicitamente» anche sulla Convenzione. Approvare o respingere il trasferimento della capitale significa infatti ratificare o annullare il trattato firmato con la Francia. La Camera vota l’ordine del giorno Ferraris e lo respinge. Il progetto di legge per l’approvazione della spesa necessaria al trasferimento della sede del governo a Firenze sarà discusso. [Op. 9/11/1864; Berselli 1988]

Roma capitale, «superabili le difficoltà»

• Carlo Bon Compagni, deputato della maggioranza, non chiude alla possibilità che in futuro la capitale d’Italia sarà Roma. «È questa la prima volta che in paese è chiamato mediante i suoi rappresentati a deliberare sulla scelta di una capitale. (...) Dopo i fatti del 1859 e del 1869 Roma fu acclamata la capitale della nazione coll’ordine del giorno del 27 marzo. Con questo voto la Camera non fece altro che eco alla coscienza popolare. (...) Io accettai francamente l’opinione generale: ma non dissimulai a me stesso le grandi difficoltà di portare sul Campidoglio la sede del nostro governo. Queste difficoltà possono essere superabili, ma non prima che ogni straniero abbia sgomberato il suolo d’Italia» [Op. 10/11/1864]

La Marmora accusa Minghetti

• In considerazione dei fatti del 21 e 22 settembre, alla Camera La Marmora rimprovera al suo predecessore Minghetti di aver mal preparato e celato la scelta di trasferire la capitale. [Berselli 1988]

La Camera vota Firenze capitale

• La Camera in seduta cominciata, come ieri, alle 9 antim., dopo uditi per emendamenti i deputati Sineo, Minervini, Catucci, San Donato, Nisco e Baldacchini, delibera con 296 sì, contro 63 no e 2 astenuti di passare alla discussione degli articoli della legge pel trasferimento della capitale. Sugli articoli parlano Morandini, Castellano, Ricciardi, Mazziotti, Bixio, Cocco, Siccoli, Sineo, Pescetto, Mellana, il relatore Mosca ed i ministri La Marmora e Lanza, e gli articoli sono approvati, insieme ad un ordine del giorno Boggio-Mancini per la più pronta unificazione legislativa e amministrativa del regno. La legge per il trasferimento è votata a scrutinio. Presenti 389, votanti 387, favorevoli 317, contrari 70, astenuti 2. La Camera delibera che siano pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i nomi dei presenti, e quelli degli assenti (che risultano 48, fra i quali Brofferio e De Sanctis).

Nel suo intervento alla Camera il deputato Giovanni Morandini sottolinea le ambiguità contenute nella Convenzione. «Ha il non invidiabile pregio di essere intesa secondo i gusti diversi e contrari di quanti la leggono, e di quelli stessi che l’hanno firmata». Per la Francia andare a Firenze significa rinunciare a Roma, per l’Italia avvicinarsi alla vera capitale. [Berselli 1988]

Sei “no” alla Convenzione

• Scrive l’Opinione: «Alla Camera la discussione sulla Convenzione sipreannuncia animata. L’opposizione si divide in sei fazioni, ognuna col suo particolare punto di vista (…). [Op. 28/11/1864] [Leggi tutto l’articolo]

Al Senato la discussione sulla Convenzione

• La discussione sulla Convenzione passa al Senato. Tra gli intransigenti allo spostamento della capitale c’è Federico Sclopis che si è dimesso per protesta dalla presidenza del Senato. Il dibattito non è seguito con interesse dall’opinione pubblica e dalla stampa. Solo le parole di Enrico Cialdini susciteranno vera attenzione. [Berselli 1988]

D’Azeglio: accordo su tutto salvo sulle basi

• Il senatore Massimo D’Azeglio critica il nesso fra il trattato e il mutamento della capitale e denuncia la diversa interpretazione data alla Convenzione dai due governi contraenti:«L’Italia dal canto suo dice: io aspetto il progresso della civiltà; quando esso mi dirà che è giunto il momento dichiaro fin d’ora che agirò secondo le mie convenienze. La Francia risponde: quando è giunto il vostro momento, anch’io agirò secondo i miei interessi. Ciò in buon italiano significa che ognuno rimane nella propria opinione, e che si è avuta l’abilità di fare un trattato trovandosi in perfetto accordo su tutto salvo sulle basi». [Berselli 1988; Op. 4/11/1864]

Il generale Cialdini spiega perché Firenze

• Oggi inSenato il discorso del generale Cialdini sul trasferimento della capitale. È la prima volta che il generale parla all’assemblea in qualità di membro e «si è improvvisamente rivelato all’Italia come grande oratore parlamentare». Il suo discorso è stato «chiaro, preciso e stringente e, cosa che pareva impossibile al punto a cui era giunta la discussione, ha trattato la questione con nuovi argomenti». Sono motivi di carattere militare che suggeriscono il trasferimento della capitale a Firenze, meglio difendibile che Torino. «Napoleone I ha detto che le sorti d’Italia si decidono sul Po. Ma Napoleone parlava da conquistatore. Quel precetto è vero e giusto quando l’Italia codarda non si batte, non si difende, ma assiste impassibile alle lotte di due eserciti stranieri. La campagna di Annibale smentisce quel precetto. Annibale, il primo capitano del mondo, dovette ritirarsi dopo aver vinto sul Po, perché si trovò a fronte di una forte nazione». [Op. 7/12/1864]

Firenze capitale, il Senato approva

• Il Senato si riunisce alla 12.30 per concludere la discussione sul trasferimento della capitale. Uditi ancora i senatori Valerio, Paleocapa, Cadorna, Arnulfo, Spinola e Martinengo Giovanni e il relatore Imbriani, chiude la discussione generale sul trasferimento della capitale; approva i tre articoli della legge, che poi è approvata a scrutinio segreto. Presenti 183, votanti 181, favorevoli 134, contrari 47, 2 astenuti.[Op. 10/11/1864]

Il re ratifica il trasferimento della capitale

• Vittorio Emanuele II promulga la legge sul trasferimento della capitale da Torino a Firenze. [Leggi anche qui] Per questa operazione sono stanziati sette milioni: due nell’esercizio di quest’anno e cinque in quello del prossimo. Da oggi iniziano a decorrere i due anni fissati dalla Convenzione per lo sgombero di Roma da parte delle truppe francesi. [Leggi il decreto e la legge del re]