23 novembre 1993
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Berlusconi appoggia Fini come sindaco di Roma
• All’inaugurazione di un ipermercato a Casalecchio di Reno (Bologna), Silvio Berlusconi fa la sua prima esplicita e impegnativa dichiarazione politica. Insieme alla lunga intervista pubblicata sempre oggi sulla Stampa, qualcuno la etichetta già come una «discesa in campo». Ai giornalisti che gli chiedono un giudizio sul prossimo ballottaggio delle comunali di Roma tra il verde Francesco Rutelli e il missino Gianfranco Fini risponde: «Se fossi a Roma non avrei un secondo di esitazione: sceglierei Fini, perché è l’esponente che rappresenta quelle forze moderate a cui mi sono richiamato fino ad ora». «E sulla sua intenzione di fare politica in prima persona di fronte all’ipotesi che il centro moderato non sappia riorganizzarsi e unirsi ha annunciato: “Caricandomi della responsabilità che sento dopo quarant’anni di lavoro, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. Berlusconi ancora non parte, ma il progetto sembra avviato». [Cds 24/11/1993] [Leggi qui l’articolo di Giampaolo Pansa]
• Titolo e catenaccio dell’intervista della Stampa sono due frasi dello stesso Berlusconi: «Sono morti i partiti, non il Centro», «Scendo in campo io per farlo rinascere». Nei sommari: «Per ora non mi candido, ma incontrerò i politici». «Ho pronto un progetto. Ma non vorrei essere costretto a bere il calice amaro di un impegno politico diretto». [Leggi l’intervista]
• «Io ho vissuto la “grande stagione”, ho conosciuto De Gasperi, Togliatti, Nenni, Fanfani, Moro, Berlinguer. Questi sono piccoli uomini...» (Vittorio Orefice, commentatore politico). «Questo Paese di tutto ha bisogno fuorché di un De Gaulle da operetta» (Franco Bassanini, Pds). «Farà una fine peggiore di Martinazzoli, butterà i miliardi e getterà sul lastrico la Fininvest. Ecco cosa ci preoccupa» (Piero De Chiara, responsabile editoria del Pds). «Se si mette in politica dovrà lasciare il settore imprenditoriale. Non vorrei che perdesse sia l’uno che l’altro» (Gianfranco Miglio, politologo, senatore della Lega Nord). [Cds 24/11/1993]