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 2007  luglio 11 Mercoledì calendario

Rita Percile, avvocato nello studio di Ignazio La Russia, quarta moglie del grande avvocato Corso Bovio, che lunedì pomeriggio s’è ucciso a Milano sparandosi in bocca con una 357 Magnum: ieri ha detto al Tg1 – senza farsi riprendere dalle telecamere – che è assurdo pensare che il marito si sia sparato per qualche fatto legato ai processi che seguiva

Rita Percile, avvocato nello studio di Ignazio La Russia, quarta moglie del grande avvocato Corso Bovio, che lunedì pomeriggio s’è ucciso a Milano sparandosi in bocca con una 357 Magnum: ieri ha detto al Tg1 – senza farsi riprendere dalle telecamere – che è assurdo pensare che il marito si sia sparato per qualche fatto legato ai processi che seguiva. Ha anche chiesto, con una voce piena di lacrime, il silenzio stampa.

• Già, non potremmo starcene zitti?
Non possiamo. Corso Bovio era un uomo potente. Quel suicidio è un mistero. Il magistrato ha disposto l’autopsia. Non si capisce se esiste o no una lettera con qualche giustificazione e, se esiste, sta comunque in mano a Massimiliano Carducci, il pubblico ministero incaricato delle indagini. Lo studio di via Podgora è stato posto sotto sequestro. Sono stati portati via un bel po’ di documenti. Una zia dell’avvocato, che si chiama Gianna, ha detto: «Corso era il mio nipote adorato e lo conosco abbastanza bene per sapere che anche questa volta avrà fatto le cose in modo tale che nessuno riuscirà mai a scoprire il vero motivo del suo gesto».

• Nessuno aveva avuto il minimo sentore?
La socia di Corso Bovio, l’avvocato Caterina Malavenda, ha detto: «Era come un fratello. Se solo avessi capito qualcosa non sarei stata a guardare». La cronaca degli ultimi momenti è del resto impressionante. Sabato l’avvocato aveva terminato di scrivere una memoria difensiva di 230 pagine contro il sequestro partenopeo di Impregilo, una faccenda da 750 milioni di euro, legata all’inchiesta sui rifiuti e che gli era costata, nei giorni precedenti, due viaggi a Napoli. Domenica, ventiquattr’ore prima di ammazzarsi, alcuni amici venuti a far quattro chiacchiere a casa sua lo avevano sentito telefonare al marinaio che gli teneva la barca a Lavagna: «Prepari tutto per il 24 luglio. Casomai parte mia moglie e io vi raggiungo poi in aereo». Lunedì mattina, molto presto, è salito in macchina con un assistente di studio ed è andato a Prato, dove c’era l’udienza conclusiva di una causa legata al fallimento del mobilificio Aiazzone. Bovio difendeva il commercialista Annibale Visconti. Verso le nove e un quarto del mattino ha telefonato alla moglie: «Ben svegliata. Io sono già qui al processo e i giudici come al solito sono in ritardo». Bovio era, negli ultimi tempi, ancor più sollecito verso la moglie, che aveva avuto qualche problema di salute. Finita l’udienza, è risalito in macchina ed è tornato a Milano. L’assistente di studio, interrogato dopo, ha detto che mai e poi mai, durante il viaggio, gli sarebbe venuto in mente che stava per accadere quello che è accaduto. Arrivati in via Podgora 13, saliti al quarto piano, Bovio, mentre andava nel suo ufficio, ha chiesto alla segretaria: «Siamo a posto col tfr dei dipendenti?». Poi ha dato a un assistente dello studio una busta, dicendogli di consegnarla alla moglie. Quello gli ha chiest «Quando?». E Bovio ha risposto qualcosa come: «Le darò poi le disposizioni». L’ultima sua immagine da vivo ce l’hanno consegnata le segretarie: s’era messo a far fotocopie, lui personalmente, fatto mai accaduto in precedenza. Quindi ha chiuso la porta, ha tirato fuori dalla cassaforte la 357 magnum, è andato dietro alla scrivania, s’è sparato in bocca. Erano da poco passate le due del pomeriggio. Mentre tutto il personale dello studio, accorso a quel colpo che era sembrato sulle prime la caduta di un faldone da uno scaffale, si disperava, è squillato il telefono. Una voce dall’altra parte ha fatto sapere che la causa di Prato era persa.

• Che cosa deduciamo da questa ricostruzione?
Non deduciamo niente. Elenchiamo i fatti. L’avvocato aveva clienti importantissimi. Impregilo, Ricucci, Dell’Utri, Sirchia. Aveva difeso, ai tempi di Mani Pulite, Necci, Troielli, Berruti, Larini. Previti sul caso Imi-Sir. Lo stesso Berlusconi, di sguincio, stando dietro alla questione dei fondi esteri Fininvest per conto di Giorgio Vanoni. Era un uomo allegro, spiritoso, colto, nipote del Libero Bovio che scrisse la canzone napoletana Reginella, figlio di Giovanni, grandissimo avvocato degli anni Settanta.

• Il suicidio è inspiegabile?
Per quanto ne sappiamo, sì. Per quanto ne sappiamo non aveva problemi di salute. Non aveva problemi d’amore. Non aveva problemi di soldi, le tre cause prime di suicidio. Non pareva depresso, anche se la depressione sarebbe un indizio relativo. La percentuale di depressi suicidi è uguale alla percentuale di suicidi non depressi.

• Quindi?
Quindi possiamo dire solo che Bovio s’è ucciso di lunedì, a luglio, nelle particolari condizioni di luce che si verificano alle due del pomeriggio. Sono le tre situazioni statisticamente più frequenti (studi dei professori Sarchiapane e Nerozzi). Tutto il resto è nelle mani del magistrato.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 10/7/2007]