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 2017  dicembre 19 Martedì calendario

Tangenti, arrestato presidente Pio Albergo Trivulzio

Mario Chiesa, 47 anni, presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, è arrestato in flagrante a Milano mentre riceve una tangente di sette milioni di lire

Milano, otto arresti per tangenti

• A Milano otto imprenditori sono arrestati per corruzione, concussione e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite. Gli ordini di cattura nei confronti di Gabriele Mazzalveri, Franco Uboldi, Clemente Rovati, Giovanni Zaro, Claudio Maldifassi, Giovanni Pozzi, Bruno Greco e Fabio Lasagni sono stati richiesti dal pubblico ministero Antonio Di Pietro, titolare dell’inchiesta nata con l’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa (17 febbraio). Gli arrestati devono rispondere di affari conclusi dal 1979 non con il Pio Albergo Trivulzio ma con altri enti: l’Ipab, l’ente comunale di assistenza, gli ospedali Fatebenefratelli, Gaetano Pini, Paolo Pini e Bassini.

Milano, avvisi di garanzia a Tognoli e Pillitteri

• Avvisi di garanzia per due ex sindaci di Milano adesso deputati del Psi: Carlo Tognoli (ricettazione) e Paolo Pillitteri (ricettazione e corruzione). A tirarli in ballo è stato Mario Chiesa, l’ex presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio dal cui arresto (17 febbraio) è nato il caso che si sta trasformando in uno scandalo nazionale. 

Tangenti, arrestato Lodigiani

• Mario Lodigiani, vicepresidente e legale rappresentante della Lodigiani Spa, la quarta impresa edile d’Italia, è arrestato con l’accusa di aver pagato una tangente di tre miliardi per conto di un consorzio di imprese che si sono assicurate l’appalto per il quadruplicamento del tratto Milano-Saronno delle Ferrovie Nord. Finisce in carcere anche Roberto Schellino, ex direttore tecnico della Cogefar-Impresit (impresa leader del settore, passata dal gruppo Romagnoli alla Fiat), accusato di aver pagato tangenti per la costruzione di un padiglione dell’ospedale di Bergamo. Finora sono 20 le persone finite in carcere nell’ambito dell’indagine Mani pulite: 14 imprenditori, 4 politici, 2 funzionari pubblici.

Tangenti, confessa Rezzonico (Dc)

• Augusto Rezzonico, ex senatore democristiano ed ex presidente delle Ferrovie Nord, confessa di avere intascato una tangente miliardaria e di averla poi girata a Gianstefano Frigerio, segretario regionale della Dc: «Erano soldi per il partito». 

Avviso di garanzia per Citaristi, tesoriere Dc

• Il senatore Severino Citaristi, tesoriere nazionale della Dc, è raggiunto da un avviso di garanzia per illecito finanziamento del partito: accusato di aver incassato 700 milioni da un imprenditore, è il terzo parlamentare a finire sotto inchiesta dopo i socialisti Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri.

Avviso di garanzia per Del Pennino (Pri)

• Antonio Del Pennino, capogruppo del Pri alla Camera e leader indiscusso dei repubblicani milanesi, è raggiunto da un avviso di garanzia (si parla di una tangente di un miliardo).

Suicida funzionario Usl: tangenti o falsa laurea?

• A Milano muore suicida (gas di scarico dell’auto) Franco Franchi, 54 anni, funzionario Usl e braccio destro di Antonio Sportelli, amministratore straordinario della USL 75/1 arrestato per aver intascato una bustarella sugli appalti all’ospedale San Paolo. Oltre al timore di essere coinvolto nell’indagine Mani pulite, sembra fosse turbato dalla scoperta (denuncia con lettera anonima) che non aveva mai preso la laurea in Giurisprudenza inserita nel curriculum. «Sono schiacciato dall’infamia, non posso resistere» ha scritto nel messaggio lasciato alla moglie.

Avviso di garanzia per Cervetti (Pds)

• Gianni Cervetti, deputato del Pds, riceve un avviso di garanzia nel quadro dell’inchiesta sui lavori della metropolitana; Renato Massari, deputato del Psi, riceve un avviso per le tangenti delle Ferrovie Nord e dell’Atm. A metterli nei guai sono stati il pidiessino Luigi Carnevale e il socialista Sergio Radaelli: il primo, ex vicepresidente della Metropolitana Milanese, accusa Cervetti di aver incassato a nome del partito 700 milioni di mazzette; il secondo dice di aver gestito in Svizzera svariati miliardi del Psi e attacca Massari, leader dei transfughi socialdemocratici passati al Garofano. Lo sviluppo delle indagini ha intanto portato alla formazione di un “pool Mani Pulite” diretto dal procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli, coordinato da Gerardo D’Ambrosio e composto, tra gli altri, da Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo.

Suicida il socialista Amorese

• Renato Amorese, 49 anni, segretario del Psi di Lodi interrogato come testimone nelle indagini sullo scandalo delle tangenti, si toglie la vita sparandosi alla testa con una Beretta calibro 9 nell’auto parcheggiata in una stradina di campagna a Lodi Vecchio. Ascoltato il 15 giugno, i magistrati non avevano preso nei suoi confronti alcun provvedimento. Nell’ultima telefonata a un amico si è sfogato, «mi sputtanano, mi sputtanano», alla moglie lascia un biglietto con scritto «Sono un fallito, è per quello che già sai. Ti chiedo perdono». Su un altro foglio, indirizzato al magistrato Antonio Di Pietro, ha scritto: «Sono un uomo d’onore. Le ho detto la verità. Le farò avere il materiale che mi ha chiesto».

Tangentopoli, Craxi alla Camera: «Tutti colpevoli»

• Intervenendo nel dibattitto della Camera sulla fiducia al governo Amato, Bettino Craxi, segretario del Psi, sostiene che tutti i partiti che hanno un apparato, anche piccolo, «hanno fatto ricorso all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale» e che se questa materia deve essere considerata come un crimine «allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale». Conclusione: «Nessun partito è in grado di scagliare la prima pietra».

Autorizzazione a procedere per Pillitteri & C.

• La Camera concede l’autorizzazione a procedere nei confronti di Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri e Renato Massari (Psi), Antonio Del Pennino (Pri) e Gianni Cervetti (Pds), inquisiti per la vicenda delle tangenti a Milano. Non è accolta la richiesta di concedere l’autorizzazione per fatti nuovi che possono emergere nel corso del procedimento. Analoga decisione è presa sulla possibilità di sottoporre gli inquisiti ad arresti e perquisizioni. A favore delle autorizzazioni si esprimono tutti i gruppi parlamentari. Votate a scrutinio segreto, le domande di autorizzazione sono accolte con un grande margine di voti (più di quattrocento sì per tutti e cinque i deputati). La richiesta di arresto è respinta a scrutinio palese, 424 contro 113, sconfitti Lega, Msi-Dn, Rete e parte di Rifondazione Comunista; l’estensione dell’autorizzazione a procedere a fatti nuovi è respinta (395 contro 144) con gli stessi schieramenti.

Avviso di garanzia per De Michelis

• Tirato in ballo nella vicenda della “bretella d’oro” dell’aeroporto di Venezia - Tessera, Gianni De Michelis, leader del Psi veneto, riceve dalla procura un avviso di garanzia per concorso in corruzione. L’ex ministro si dichiara «colpito e amareggiato per l’utilizzazione in sede giudiziaria di costruzioni sociopolitiche fantasiose». A Milano nuovi sviluppi nell’inchiesta di Antonio Di Pietro: arrestato Paolo Scaroni, amministratore delegato della Techint, avviso di garanzia a Luca Beltrami Gadola, imprenditore dissidente del Psi. Parte la richiesta di autorizzazione a procedere contro il senatore Severino Citaristi, segretario amministrativo della Dc.

Arrestato Ligresti

• Il costruttore Salvatore Ligresti è arrestato con l’accusa di concorso in corruzione aggravata su richiesta dei giudici milanesi: avrebbe pagato tangenti per la metropolitana e per le Ferrovie Nord. È l’arresto più clamoroso dall’inizio dell’inchiesta.

Tangenti, suicida messo comunale

• Giuseppe Rosato, 39 anni, dipendente comunale sospettato di aver fatto il cassiere a nome di due ex amministratori del Psi inquisiti, si impicca all’ospedale di Novara, dove era ricoverato per una crisi depressiva.

Tangenti, suicida l’imprenditore Majocchi

• Mario Majocchi, 56 anni, vicepresidente dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, e amministratore delegato della Nessi e Majocchi di Como, una delle maggiori imprese del Comasco, si uccide nella sua villa in Brianza con un colpo di pistola alla tempia. Il 24 luglio era stato interrogato dal pm Piercamillo Davigo in merito a una tangente pagata per i lavori sull’autostrada Milano-Serravalle. Non ha lasciato biglietti.

Suicida l’onorevole Moroni

• Sergio Moroni, 45 anni, deputato socialista, si suicida a Brescia sparandosi in bocca con un fucile nella cantina del condominio dove abitava con la moglie e la figlia: aveva ricevuto due avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta per le tangenti, uno per il troncone che riguarda le discariche in Lombardia e sulle attività delle Ferrovie Nord, l’altro per i lavori all’ospedale di Lecco. Dal 1980 al 1987 era stato consigliere regionale ricoprendo gli incarichi di assessore al Lavoro, alla Sanità, ai Trasporti. Alle politiche del giugno 1987 era stato eletto alla Camera, poi era entrato a far parte della direzione nazionale del Psi (responsabile Sanità). Già segretario regionale del Psi in Lombardia, nel 1991 aveva assunto la responsabilità nazionale dell’ufficio Regioni. Ammalato da qualche mese (tumore al rene), era stato ricoverato per tutto luglio all’ospedale San Raffaele di Milano. Ultimamente era stato in Svizzera: doveva sottoporsi a un intervento chirurgico, non ancora eseguito perché secondo i medici era troppo debilitato fisicamente. Non ha lasciato alcun biglietto.

Avviso di garanzia per Balzamo (Psi)

• Vincenzo Balzamo, deputato e segretario amministrativo del Psi, riceve un avviso di garanzia per corruzione e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

Balzamo colpito da infarto

• Vincenzo Balzamo, deputato e segretario amministrativo del Psi che il 15 ottobre ha ricevuto un avviso di garanzia per illecito finanziamento del partito e concorso in corruzione, è colpito da infarto.

Muore Balzamo, tesoriere del Psi

• Vincenzo Balzamo, deputato e segretario amministrativo del Psi che il 15 ottobre ha ricevuto un avviso di garanzia per illecito finanziamento del partito e concorso in corruzione, muore per le conseguenze di un infarto (26 ottobre). Nato nel 1929, da giovane era stato “frontista”, accanito sostenitore dell’alleanza col Pci, dopo il ’63 era diventato un riformista, quindi si era legato a Bettino Craxi diventando tra l’altro ministro dei Trasporti e della Ricerca scientifica. Morente ha mormorato: «La mia coscienza è a posto».

Avviso di garanzia per Craxi

• All’hotel Raphael di Roma Bettino Craxi, segretario del Psi ed ex presidente del Consiglio, riceve dai giudici di Milano un avviso di garanzia con l’accusa di concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti: in 18 pagine Antonio Di Pietro e i suoi colleghi gli contestano 41 episodi di malaffare calcolando bustarelle per 36 miliardi di lire.

Secondo avviso di garanzia per Craxi

Bettino Craxi, segretario del partito socialista ed ex presidente del Consiglio, riceve dai giudici milanesi un secondo avviso di garanzia. Accusato di corruzione e violazione del finanziamento ai partiti, deve rispondere di altre due tangenti: trecento milioni di lire per i lavori di riconversione della centrale nucleare di Montalto di Castro pagati a nome di una cordata di imprese da Enzo Papi, ex amministratore delegato della Cogefar Impresit; duecentottanta milioni sborsati da un altro gruppo di aziende per gli interventi in Valtellina dopo la frana dell’87.

Arrestato il latitante Manzi

• Giovanni Manzi, dirigente socialista ed ex presidente della società aeroportuale di Milano, latitante dal 10 giugno 1992, è arrestato dopo essere stato espulso da Santo Domingo.

Terzo avviso di garanzia per Craxi

• In quella che secondo i magistrati è «la giornata più importante dell’inchiesta Mani pulite dall’arresto di Mario Chiesa», Bettino Craxi riceve il suo terzo avviso di garanzia, in cui gli vengono contestati otto capi d’accusa: quattro concorsi in concussione, una corruzione, tre violazioni della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Avviso di garanzia anche per Gianni De Michelis, per la prima volta accusato da Milano: concussione e finanziamento illecito insieme al deputato socialista Paris Dell’Unto e al senatore dc Giorgio Moschetti; concussione per Severino Citaristi (dc, sesto avviso), finanziamenti illeciti per Bruno Tabacci (Dc). Vengono inoltre eseguiti sette arresti: il più illustre fra gli ammanettati è Ugo Finetti, socialista, ex vicepresidente della Regione Lombardia, accusato di concussione e corruzione. A Roma viene perquisita la sede del Psi. 

Craxi, avviso di garanzia n° 4

Bettino Craxi, segretario del Psi ed ex presidente del Consiglio, riceve il quarto avviso di garanzia: stavolta l’atto di accusa si basa sulle dichiarazioni di Valerio Bitetto, ex consigliere d’amministrazione dell’Enel in quota socialista che ha raccontato i meccanismi dei pagamenti delle tangenti spiegando che alcune mazzette (7 miliardi) destinate al Psi venivano versate su un conto a Singapore. Replica di Craxi: «Bitetto è un cretino». Nuovi avvisi di garanzia anche per i socialisti Paolo Pillitteri e Giorgio Gangi (ex segretario amministrativo) e per il cassiere dc Severino Citaristi. Antonio Savoia, 51 anni, capogruppo del Pri alla Regione Lombardia, tenta di togliersi la vita con una miscela di alcol e barbiturici: lo trovano in coma nella sua macchina in una stradina nell’hinterland milanese, non è in pericolo di vita.

Polemiche per blitz Gdf a Montecitorio

• La richiesta della Guardia di finanza (del sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo) alla Camera di acquisire copie dei bilanci del Psi suscita polemiche: il fallito blitz aveva per obiettivo il reperimento di carte ufficiali sui bilanci socialisti dal 1985 al ’91, materiale che, almeno fino al ’90, chiunque può ottenere consultando gli archivi di Montecitorio.

Si costituisce Larini

• Silvano Larini, 57 anni, latitante dal 18 maggio 1992 (“Il latitante d’oro di Tangentopoli”), titolare del “conto Protezione” appartenente al Psi sul quale la magistratura svizzera ha accolto il 22 gennaio la richiesta di rogatoria dei giudici milanesi, si costituisce. È praticamente certo che il suo arrivo nasce da una “trattativa” fra giudici e avvocato, tutto lascia supporre che sia pronto a parlare: nel primo avviso di garanzia spedito a Bettino Craxi, la metà dei reati contestati al segretario Psi erano considerati “in concorso” con Larini e le due posizioni sono intimamente legate.

Avviso di garanzia al ministro Martelli

• Tirato in ballo da Silvano Larini, titolare del “conto Protezione” su cui Roberto Calvi versò sette milioni di dollari, il socialista Claudio Martelli riceve un avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano (reato di cui si parla anche nella sesta informazione giudiziaria a Craxi) e si dimette da ministro di Grazia e giustizia (era il più forte candidato alla successione dello stesso Craxi come segretario del Psi).

Craxi si dimette dalla guida del Psi

Bettino Craxi si dimette da segretario del Psi, partito che guidava dal 15 luglio 1976. Giovanni Conso è nominato ministro di Grazia e giustizia (al posto del dimissionario Claudio Martelli).

Avviso di garanzia per Cagliari (Eni)

• Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni, riceve un avviso di garanzia per lo scandalo dell’Enimont. L’accusa è “peculato”, i 2.805 miliardi di lire versati per riacquistare le azioni della Montedison paiono ai magistrati una cifra eccessiva (1.000 miliardi di troppo). Avviso di garanzia anche per Sergio Castellari, ex direttore generale del ministero delle Partecipazioni Statali.

Arrestata la segretaria di Craxi

• Enza Tomaselli, segretaria di Bettino Craxi, è arrestata per concorso in corruzione aggravata: l’ha inguaiata Silvano Larini, ex latitante adesso collaboratore dei giudici che ha raccontato di aver portato «nella stanza accanto a quella di Craxi, in piazza Duomo 19, tangenti per sette-otto miliardi». Interrogata dai giudici, la Tomaselli sostiene che a ritirare quei soldi fu il segretario amministrativo del Psi, Vincenzo Balzamo, morto d’infarto il 2 novembre 1992. L’ex ministro Gianni De Michelis riceve due avvisi di garanzia, uno da Milano e uno da Roma. Craxi dice di aver appreso dai giornali l’invio dell’avviso n° 7.

Dimissioni per De Lorenzo e Goria, arresto per Carra

• Francesco De Lorenzo (Pli) si dimette da ministro della Sanità in seguito all’arresto del padre Ferruccio, 89 anni, presidente dell’Enpam, ai domiciliari con l’accusa di aver intascato una tangente di un miliardo e settecento milioni; Giovanni Goria (Dc) si dimette da ministro delle Finanze per le voci sul suo coinvolgimento nello scandalo della Cassa di risparmio di Asti («accuse ingiuste, non fondate e neppure argomentate»); Enzo Carra, già portavoce dell’ex segretario della Dc Arnaldo Forlani, è arrestato dai giudici del pool Mani pulite con l’accusa di «aver reso false dichiarazioni durante l’interrogatorio del pubblico ministero»: convocato come testimone dai giudici Di Pietro e Davigo, si è trasformato in detenuto al termine di un interrogatorio durato oltre cinque ore durante le quali i due inquirenti hanno cercato invano di sapere da lui i nomi dei destinatari delle tangenti Enimont.

Arrestati Mattioli e Mosconi (Fiat)

• Francesco Paolo Mattioli, responsabile finanziario della Fiat, e Antonio Mosconi, amministratore delegato della Toro Assicurazioni, sono arrestati su richiesta dei giudici di Milano: l’accusa è di concorso in corruzione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. A tirarli in ballo è stato Maurizio Prada, cassiere milanese delle mazzette dc, il filone è quello delle tangenti sul sistema dei trasporti. In un comunicato la Fiat parla di «vivo stupore» per gli arresti ed esprime a Mosconi e Mattioli «piena solidarietà» ribadendo «l’assoluta convinzione che i due dirigenti dimostreranno al più presto la completa estraneità a ogni circostanza venga loro addebitata».

Trovato il cadavere di Castellari

• Il cadavere di Sergio Castellari, ex direttore generale del ministero delle Partecipazioni statali coinvolto nelle indagini sulla maxitangente Enimont, è trovato da due agenti a cavallo su una radura verde in località Corvino, nella campagna tra Sacrofano e Formello. Scomparso il 17 febbraio, Castellari è morto per un colpo di pistola, la testa morsa dagli animali rende difficile l’individuazione del foro del proiettile. Resta da stabilire se si sia trattato di suicidio o omicidio. Orazio Savia, il giudice che lo accusava, dichiara sconvolto: «Non farò più il pubblico ministero. La giustizia è così: se si imbatte in un soggetto debole, lo stritola. Lo riduce e ti riduce, in qualche occasione, in condizioni drammatiche...».

Avviso per La Malfa, arresto per Pesenti

• Giorgio La Malfa riceve un avviso di garanzia per violazione della legge sul finanziamento dei partiti (un contributo di 50 milioni per i manifesti elettorali versato dal finanziere Gianni Varasi) e si dimette in lacrime da segretario del Pri. L’ingegner Giampiero Pesenti, uno dei big della finanza italiana, è arrestato per le mazzette promesse nel 1983 dalla Franco Tosi a Dc e Psi (7 miliardi a testa, respinge le accuse).

Tangentopoli, arrestato Greganti (Pds)

• Primo Greganti, 49 anni, ex amministratore del Pci di Torino adesso iscritto al Pds, è arrestato in base alle dichiarazioni del manager socialista della Ferruzzi Lorenzo Panzavolta, che lo accusa di avere intascato una tangente di 621 milioni per conto del Pci.

• I giudici di Bologna fanno arrestare Michele De Mita, fratello di Ciriaco, per le vicende legate alla ricostruzione in Irpinia. 

De Mita si dimette

• Dopo che il fratello Michele è stato arrestato per le vicende legate alla ricostruzione in Irpinia, Ciriaco De Mita (Dc) si dimette dalla presidenza della commissione bicamerale per le riforme istituzionali (al suo posto Nilde Jotti, Pds).

Tangentopoli, cdm approva decreto Conso

• Il consiglio dei ministri approva un decreto che depenalizza le violazioni della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, sottrae ai magistrati le inchieste in materia e istituisce un’autorità di vigilanza. Contro il decreto elaborato dal ministro Giovanni Conso, che appare all’opinione pubblica un colpo di spugna, si svolgono manifestazioni spontanee e si pronunciano i giudici di Milano. [Leggi anche la cronologia dei presidenti della repubblica]

Scandalo per le manette al Dc Carra

• A Milano Enzo Carra, già portavoce dell’ex segretario della Dc Arnaldo Forlani, sotto processo con l’accusa di «aver reso false dichiarazioni durante l’interrogatorio del pubblico ministero», è condotto nell’aula del tribunale in ferri e catene suscitando l’indignazione di gran parte del mondo politico. Forlani: «Se la carcerazione preventiva non è applicata correttamente, può essere come la tortura: i giudici dicono che con questo metodo hanno ottenuto dei risultati, ma anche la Gestapo li otteneva in questo modo...». Achille Occhetto, segretario del Pds: «La scena vista in tv mi ha profondamente turbato».

Tangentopoli, Scalfaro non firma il decreto Conso

• Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rifiuta di controfirmare il decreto Conso: approvato il 5 marzo dal Consiglio dei ministri, prevedeva la depenalizzazione delle violazioni della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, la sottrazione ai magistrati delle inchieste in materia, l’istituzione di un’autorità di vigilanza.

Arrestato Cagliari (Eni)

• Viene arrestato Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni: l’accusa del pool Mani pulite è corruzione aggravata, 4 miliardi di tangenti pagate dal Nuovo Pignone (Eni) su richiesta dei socialisti Valerio Bitetto e Bartolomeo De Toma per la fornitura di turbine a gas destinate alle centrali Enel. Con Cagliari, che si dimette dall’incarico, è arrestato il presidente del Nuovo Pignone Franco Ciatti.

Craxi, autorizzazione a procedere

• A Roma la Giunta della Camera concede l’autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi per tutti i reati contestati: corruzione, violazione della legge sul finanziamento dei partiti, ricettazione. Saranno possibili anche perquisizioni personali e domiciliari. Per il definitivo via libera ai giudici servirà però un altro voto (scrutinio segreto) in aula.

Avviso di garanzia per Altissimo (Pli)

• Renato Altissimo riceve un avviso di garanzia e si dimette da segretario del Pli: l’“informazione” si riferisce a una mazzetta da 50 milioni di lire che l’armatore Giovanni Barbaro gli avrebbe versato come illecito contributo al partito.

Avviso e dimissioni per il ministro Reviglio

• Il ministro delle Finanze Franco Reviglio si dimette dopo aver ricevuto dal giudice Antonio Di Pietro, al quale si è presentato spontaneamente, un avviso di garanzia per ricettazione: secondo la procura milanese, durante il periodo in cui era presidente dell’Eni avrebbe accettato sei miliardi destinati al Psi di cui conosceva l’illecita provenienza.

Tangentopoli, avvisi per Forlani e Andreotti

• I democristiani Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani sono raggiunti da avvisi di garanzia per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti: secondo la Procura di Milano il primo avrebbe chiesto all’imprenditore Giuseppe Ciarrapico 250 milioni con destinazione Roberto Buzio, ex segretario di Giuseppe Saragat e tesoriere occulto del Psdi; il provvedimento contro Forlani è stato provocato dalle dichiarazioni dell’ex direttore generale dell’Anas Antonio Crespo, che avrebbe confessato una tangente da un miliardo e 200 milioni “girata” a un uomo di fiducia dell’ex segretario Dc.

Tangentopoli, suicidio a Pescara

• Valerio Cirillo, 43 anni, consigliere comunale democristiano di Pescara, si suicida gettandosi dal sesto piano. Indagato e poi prosciolto per un appalto che ha mandato in carcere quasi tutto il comitato di gestione della Usl di Pescara di cui faceva parte, lascia un biglietto con scritto: «Sono innocente, non sono un corrotto».

Romiti si schiera con il pool di Mani pulite

• Dopo che l’Espresso ha rivelato i colloqui di Cesare Romiti con i magistrati del pool Mani pulite (aperta un’indagine sulla fuga di notizie), l’amministratore delegato della Fiat scrive una lettera al Corriere della Sera per chiarire che da qualche settimana «si sono cominciate a imboccare le vie d’uscita» sulla crisi che sta attraversando il Paese, aggiungendo che dopo un periodo di inerzia di tutte le istituzioni «sono apparse di grande rilevanza le iniziative sviluppate dalla magistratura negli ultimi mesi», «strumento di accelerazione del processo di cambiamento largamente desiderato». Conclusione: «È apparso evidente che il reale interesse di tutti quegli imprenditori che fanno veramente industria sia quello di agevolare il più possibile la piena ricostruzione di quanto avvenuto».

Tangentopoli veneta, suicida ex cassiere Dc

• Gino Mazzolaio, 68 anni, ex segretario amministrativo della Dc di Rovigo, si suicida gettandosi nell’Adige poco lontano dalla chiesa di Boara Pisani (Padova). Coinvolto in un’inchiesta su alcuni episodi di corruzione, concussione, turbativa d’asta e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti (appalti per la costruzione di ospedali in varie località del Veneto), il 16 marzo era stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare firmato dal giudice istruttore del tribunale di Venezia Carlo Mastelloni su richiesta del sostituto procuratore Carlo Nordio. Lascia moglie e due figli, cui dedica un biglietto: «Carissimi, non so più resistere a quanto sta succedendo pur essendo completamente innocente. Vi chiedo scusa per il gesto che sto per compiere, pregherò per voi da lassù».

La Camera salva Craxi

• La Camera (scrutinio segreto) vota quattro “no” alle richieste di autorizzazione a procedere avanzate dalla procura di Milano nei confronti dell’ex segretario del Psi Bettino Craxi: il primo “no” implica per i magistrati l’impossibilità di ordinare perquisizioni a Roma anche domiciliari e cioè di mettere le mani su registri, estratti conto, bilanci, contratti e così via (316 no, 245 sì); il secondo “no” riguarda i reati di corruzione continuata e aggravata commessi a Milano (291-273); il terzo “no” si riferisce alla ricettazione – consumata a Roma e a Milano – milioni e milioni che sarebbero finiti nelle tasche dell’ex segretario del Psi e dei quali era nota la provenienza illecita (307-253); il quarto “no” riguarda un episodio di corruzione avvenuto in un luogo imprecisato e a una data incerta (304-257). Via libera alle indagini per un episodio di presunta corruzione avvenuto a Roma (282-278) e per la ripetuta violazione della legge sul finanziamento dei partiti, ampiamente ammessa da Craxi (314-244). Di fatto, Craxi viene sottratto alle richieste inquisitorie del pool di Mani pulite per la stragrande maggioranza degli episodi criminosi considerati e contestati. In diverse città si svolgono spontanee manifestazioni di protesta. I ministri del Pds (Augusto Barbera, Vincenzo Visco, Luigi Berlinguer) e il verde Francesco Rutelli si dimettono dal governo varato il giorno prima da Carlo Azeglio Ciampi.

Hotel Raphael, monetine su Craxi

• A 24 ore dal “no” della Camera all’autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi, l’ex segretario del Psi è fatto bersaglio di una piogga di monetine lanciate dai manifestanti che lo aspettano fuori dall’hotel Raphael (Roma).

Autorizzazione a procedere, il voto diventa palese

• Dopo le polemiche per i quattro “no” a scrutinio segreto che il 29 aprile hanno sottratto Bettino Craxi alle inchieste del pool Mani pulite, la giunta per il regolamento della Camera introduce il voto palese nell’esame delle autorizzazioni a procedere.

Arrestato Pollini, ex tesoriere del Pci

• I carabinieri arrestano Renato Pollini, ex senatore e fino al 1989 segretario amministrativo del Pci, e Fausto Bartolini, ex direttore del Conaco (il consorzio delle cooperative rosse di costruzioni), accusati di corruzione con l’aggravante di aver violato la legge sul finanziamento dei partiti. I provvedimenti riguardano le tangenti sulle forniture alle Ferrovie tra l’86 e l’88, un sistema descritto da Giulio Caporali, ex consigliere pci delle Fs condannato per le “lenzuola d’oro”, che ha parlato di contributi pagati dalle Coop e imprese private come Sasib, Ansaldo e Socimi (che avrebbe versato centinaia di milioni su conti esteri del Pci). La segreteria del Pds respinge ogni coinvolgimento.

Arrestato Nobili, presidente dell’Iri

• Franco Nobili, presidente dell’Iri, è arrestato a Roma per corruzione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti: contro il numero uno della più grande holding pubblica i giudici di Mani pulite hanno emesso un mandato con nove pagine di contestazioni per il periodo 1978-1990: tangenti pagate ai partiti per appalti delle centrali Enel di Brindisi e Montalto. 

Arrestato Burlando, sindaco di Genova (Pds)

• Il sindaco di Genova Claudio Burlando è arrestato con l’accusa di truffa e abuso di atti d’ufficio: giovane e promettente leader del Pds, è indagato nell’ambito dell’inchiesta per l’opera colombiana del sottopasso di Caricamento, nella zona dell’Expo. Finiscono in carcere anche altre sette persone, tra queste il costruttore edile Emanuele Romanengo, presidente della Sci e del consorzio Irg2, che ha realizzato l’opera. Burlando è raggiunto anche da un secondo ordine di custodia cautelare in relazione a un’altra inchiesta sulla mancata realizzazione di un megaparcheggio in centro.

Prodi interrogato da Di Pietro

• Il presidente dell’Iri Romano Prodi viene interrogato a Milano da Antonio Di Pietro sui rapporti tra l’azienda e i partiti. Ai giornalisti spiega: «Mi sembra ovvio che chi è stato presidente dell’Iri per sette anni venga sentito in qualità di persona informata sui fatti». Prodi, già in carica dal 1982 al 1989, è tornato in carica dopo l’arresto del suo successore Franco Nobili (12 maggio). Dalla porta chiusa i giornalisti sentono Di Pietro che urla «...soldi alla Dc....».

Arrestato Garofano (Montedison)

• Giuseppe Garofano, il “Cardinale” della finanza, ex presidente della Montedison ricercato da sette mesi per lo scandalo delle tangenti, è arrestato a Ginevra. Accusato di aver dato 250 milioni alla Dc, gli avvocati dicono che è pronto a parlare «di tutto e di tutti».

Cagliari suicida a San Vittore

• Gabriele Cagliari, 67 anni, ex presidente dell’Eni in carcere dal 9 marzo (133 giorni), si suicida a San Vittore, soffocato da un sacchetto di plastica. Il 3 luglio aveva spedito alla moglie Bruna una lettera arrivata il 5 con l’avvertenza «Da aprire dopo il mio ritorno a casa»: vi annunciava l’«atto di ribellione» che si apprestava a compiere nel caso in cui i giudici avessero scelto di tenerlo in galera, un meccanismo studiato a suo dire «per annichilire e distruggere la persona, non per fare giustizia». Antonio Di Pietro commenta: «È una sconfitta». Saverio Borrelli: «Purtroppo la Giustizia nel suo cammino si imbatte in lutti e lascia lutti alle sue spalle... È un dolore soprattutto per chi guida il carro della giustizia». Il ministro Giovanni Conso: «Il governo mediterà attentamente sulla questione della custodia cautelare, per adottare iniziative anche alla luce di quanto risulterà nelle prossime ore dalle indagini avviate». Alla sede della Dc di piazza del Gesù (Roma) arriva un fax: «Democristiani, anche solo uno alla volta, ma suicidatevi tutti. Abbiamo tempo e pazienza. E voglia di godere».

Garofano coinvolge Gardini

• Giuseppe Garofano, ex presidente della Montedison arrestato a Ginevra il 13 luglio, dichiara che i fondi neri della società erano stati istituiti da Raul Gardini per pagare le tangenti dell’Enimont.

Suicida Gardini, in carcere i vertici della Ferruzzi

• Raul Gardini, 60 anni, ex leader del gruppo Ferruzzi, si suicida nella sua abitazione di Milano sparandosi un colpo alla tempia sul suo letto. Sul comodino lascia un biglietto di sette parole, l’ultimo messaggio alla moglie, ai figli e alla suocera: «Idina, Eleonora, Ivan, Maria Speranza, Isa. Grazie». Nessuno ha sentito la detonazione nell’appartamento del settecentesco Palazzo Belgioioso, in casa c’erano il figlio Ivan, 24 anni, e il maggiordomo, Franco Brunetti, che alle 8.45 ha aperto la porta della camera da letto scoprendo il cadavere. Nelle ore successive scattano gli arresti preannunciati dalle confessioni di Giuseppe Garofano, ex presidente della Montedison: finiscono in manette Carlo Sama, uomo forte del gruppo Ferruzzi dopo l’uscita di scena di Gardini; Vittorio Giuliani Ricci, amministratore della Fermar; Sergio Cusani, finanziere di area socialista; un quarto ordine di cattura riguarda Giuseppe Berlini, uomo della Ferruzzi in Svizzera, che si trova a Losanna; il quinto sarebbe stato proprio per Gardini. Accuse: falso in bilancio, corruzione, violazione del finanziamento ai partiti. In serata Sama e Cusani vengono portati nel carcere di Opera, Giuliani Ricci viene rimesso in libertà.

Avviso di garanzia per Stefanini, tesoriere Pds

• Marcello Stefanini, tesoriere del Pds, riceve un avviso di garanzia dal magistrato Tiziana Parenti: riguarda la tangente pagata da un manager del gruppo Ferruzzi, Lorenzo Panzavolta, a Primo Greganti, ex funzionario comunista titolare del conto Gabbietta. Per i lavori alle centrali dell’Enel, Panzavolta versò a Greganti 621 milioni sul conto svizzero: secondo le confessioni del manager erano per il Pci, secondo quello che è ormai noto come “il compagno G” erano quattrini elargiti «per libera scelta» e il Pci non c’entrava nulla. Il senatore Stefanini si dichiara innocente, il Pds protesta per la violazione del segreto istruttorio.

Enimont, arrestato il giudice Curtò

• Diego Curtò, 68 anni, presidente del Tribunale di Milano, è il primo magistrato arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite: è accusato di corruzione aggravata e abuso d’ufficio a fini patrimoniali, 400 mila franchi svizzeri che Vincenzo Palladino, ex custode delle azioni Enimont, ha raccontato di avergli pagato.

Greganti torna a San Vittore, perquisita sede Pds

• Dopo ore di ricerche, Primo Greganti, l’ex funzionario comunista titolare del conto Gabbietta, si costituisce ai carabinieri di Castiglione Torinese («ho saputo che i giudici di Milano mi cercano») e viene ricondotto a San Vittore, dove era già stato recluso dall’1 marzo al 31 maggio, prima di essere scarcerato per decorrenza dei termini (la detenzione più discussa di tutta l’inchiesta). Stavolta lo accusano di avere intascato una tangente di 400 milioni, episodio confermato dall’imprenditore Domenico Gavio, costituitosi nelle stesse ore dopo una latitanza di oltre tredici mesi. A 24 ore dall’arresto di Marco Fredda, responsabile del patrimonio del Pds, per la prima volta i carabinieri perquisiscono la sede dell’ex Pci di via delle Botteghe Oscure.

Tangenti Sanità, arrestato Poggiolini

• Duilio Poggiolini, ex componente del Cip farmaci ed ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, ricercato dal 3 luglio nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti per il prezzo dei medicinali, è arrestato a Losanna in un’azione congiunta della polizia svizzera, italiana e dell’Interpol: era nascosto in una clinica privata, ricoverato sotto falso nome, su di lui pendono ben cinque ordinanze di custodia cautelare per vari episodi di corruzione. Nello scandalo è coinvolta anche la moglie Pierre De Maria.

Trovato il “tesoro” di Poggiolini

• Aperta la cassaforte di Duilio Poggiolini, ex componente del Cip farmaci ed ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanità arrestato in Svizzera il 20 settembre, il sostituto procuratore di Napoli Alfonso D’Avino scopre un tesoro stimato in 200-300 miliardi di lire fra conti bancari, monete, diamanti e altri preziosi: 6.000 sterline d’oro (alcune risalgono alla prima metà del XIX secolo, le più recenti valgono 130 mila lire l’una), centinaia e centinaia di Krugerrand sudafricani (560 mila lire l’una), 50 monete dell’antica Roma, alcune delle quali d’oro, recanti le insegne della gens Antonina e di quella Flavia; 20 diamanti da 1,2 carati ecc.

Via all’immunità parlamentare

• Dopo un ping pong tra le due Camere andato avanti per un anno e mezzo con otto votazioni parlamentari, il Senato approva in via definitiva la riforma dell’immunità parlamentare: mediante la definitiva modifica dell’art. 68 della Costituzione, l’autorizzazione a procedere a carico dei parlamentari viene abolita per le indagini e prevista solo per le perquisizioni, le intercettazioni telefoniche e l’arresto.

Fondi neri Sisde, arrestato Malpica

• Riccardo Malpica, il prefetto che fino al 1991 ha diretto il Sisde, è arrestato con l’accusa di concorso in peculato continuato e aggravato. Il gip Terranova firma anche altri cinque ordini di arresto destinati a funzionari del Sisde, fra questi Maurizio Broccoletti, ex direttore amministrativo che 24 ore prima si è presentato in procura con un carico di documenti (si parla di 49 miliardi finiti in società immobiliari e depositi all’estero).

Ordine di custodia per De Benedetti

• Carlo De Benedetti, presidente dell’Olivetti, riceve un ordine di custodia cautelare dai giudici di Roma che indagano sulle forniture al ministero delle Poste. Ai militari che lo cercano nelle abitazioni di Milano e Torino viene risposto che è all’estero per il week-end dei Santi e rientrerà il 2 novembre. Tramite i suoi legali, fa sapere che è pronto a collaborare con i magistrati.

Arresti domiciliari per De Benedetti

• Carlo De Benedetti, presidente dell’Olivetti colpito da un ordine di custodia cautelare dei giudici di Roma che indagano sulle forniture al ministero delle Poste, si costituisce all’alba ai carabinieri di Milano. Condotto nel carcere romano di Regina Coeli, viene interrogato dal gip Augusta Iannini e dal pm Maria Cordova. A fine giornata gli vengono concessi gli arresti domiciliari.

Fondi neri Sisde, messaggio tv di Scalfaro

• Alle 22.30 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro respinge con un messaggio televisivo a reti unificate il tentativo di coinvolgerlo nello scandalo del Sisde: «A questo gioco al massacro io non ci sto». Secondo Antonio Galati, ex responsabile dei fondi riservati, dal 1982 al 1992 tutti i ministri dell’Interno hanno ricevuto 100 milioni al mese (unica eccezione Amintore Fanfani). [Leggi anche la cronologia dei presidenti della repubblica]

Arrestato Patelli, cassiere della Lega

• Alessandro Patelli, segretario organizzativo ed ex cassiere della Lega, viene arrestato per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, causa un contributo di 200 milioni ricevuto dal gruppo Ferruzzi alla vigilia delle elezioni 1992. Il mandato di cattura è stato firmato dal gip Italo Ghitti su richiesta di Antonio Di Pietro. Contro Patelli ci sono le dichiarazioni di Carlo Sama, ex amministratore del gruppo, e di Sergio Portesi, responsabile delle relazioni istituzionali della Ferruzzi.

Processo Cusani, in aula Craxi e Forlani

• Al Palazzo di giustizia di Milano, durante il processo per le tangenti Ferruzzi Enimont (imputato Sergio Cusani), Antonio Di Pietro interroga Bettino Craxi, ex segretario del Psi che mostra lo smalto dei giorni migliori: «I 75 miliardi? Ho letto, ho letto. Ho letto quello che Sama dice, che ero molto carismatico. E a questo titolo, cioè come omaggio al mio carisma politico, mi avrebbero messo a disposizione 75 miliardi. Beh, mi si consenta l’ironia di dire che allora il mio carisma vale 150 volte quello di Martelli e 200 quello di La Malfa... E una maxipalla questa maxitangente». In breve: «Tutti sono colpevoli, tutti sapevano». L’ex segretario della Dc Arnaldo Forlani appare invece pallido e impacciato: la saliva condensata agli angoli della bocca, tenta di evitare risposte dirette dicendo che non sapeva, negando anche l’evidenza e scaricando tutto sull’ex tesoriere Severino Citaristi. I telegiornali mandano in onda la versione pressoché integrale degli interrogatori.

Varato il decreto Biondi

• Il governo Berlusconi emana un decreto del ministro della Giustizia Alfredo Biondi che favorisce gli arresti domiciliari nella fase cautelare per la maggior parte dei crimini di corruzione. I critici lo chiamano spregiativamente “decreto salva-ladri”.

Ritirato il decreto Biondi, “Caporetto” del governo

• Dopo una settimana di proteste (l’opposizione, i magistrati, la gente scesa in piazza), il governo lascia cadere il “decreto Biondi” (“salvaladri”, per i critici) sulla custodia cautelare, facendolo bocciare dalla commissione Affari Costituzionali. Il provvedimento pare adesso figlio di nessuno: il ministro della Giustizia Alfredo Biondi dice che avrebbe preferito un disegno di legge, il ministro dell’Interno Roberto Maroni avrebbe firmato senza leggere fidandosi della firma del presidente Scalfaro, che a sua volta si giustifica parlando di “atto dovuto”. Giuliano Ferrara, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ammette: «Sì, forse abbiamo peccato di dilettantismo. Ed è vero che la vicenda si è risolta in una Caporetto».

Arresti domiciliari per Paolo Berlusconi

• Dopo un giorno di latitanza, Paolo Berlusconi si costituisce. Interrogato per sette ore dai giudici milanesi, parla dei tre epiodi che gli vengono contestati: pagamenti ai finanzieri che ispezionavano tre società Fininvest (Videotime, Mediolanum, Mondadori) per un totale di 330 milioni di lire. In serata gli vengono concessi gli arresti domiciliari.

Scoop del Corriere: invito a comparire per Berlusconi

• Il Corriere della Sera rivela che Silvio Berlusconi, a Napoli per presiedere il vertice internazionale del G7 sulla criminalità organizzata, ha ricevuto dalla Procura di Milano un invito a comparire: l’ipotesi di reato è concorso in corruzione per le mazzette alla Guardia di Finanza pagate da Mondadori, Mediolanum e Videotime. Il presidente del Consiglio accusa i magistrati di aver violato il segreto istruttorio.

Di Pietro nel registro degli indagati

Antonio Di Pietro sarebbe finito sul registro degli indagati: nessuno conferma (il registro è teoricamente segreto) ma neppure smentisce. Il pm di Brescia Fabio Salamone, a capo dell’inchiesta, si limita a dire: «È una storia delicata di cui non voglio e non posso parlare». L’ex magistrato di Mani pulite spiega: «Sono stato io stesso a denunciarmi. E a denunciare. Questa storia dei dossier costruiti nei mie confronti deve finire». Reato ipotizzato concussione, l’indagine riguarda i soldi che Di Pietro avrebbe chiesto e ottenuto per ripianare i debiti di gioco di Eleuterio Rea, ex poliziotto e grande amico del magistrato adesso capo dei vigili urbani milanesi, 600 milioni di lire pagate, secondo le voci, da Giancarlo Gorrini, ex proprietario della Maa assicurazioni per il cui fallimento è stato condannato a tre anni e sei mesi. Secondo l’accusa, Di Pietro, all’epoca dei fatti sostituto procuratore di provincia, sarebbe colpevole anche di appropriazione indebita causa una Mercedes avuta gratis dalla Maa.

È ufficiale: Craxi è un latitante

• Durante un’udienza nel processo della tangenti pagate per l’appalto della metropolitana milanese, viene ufficializzata la latitanza di Bettino Craxi: secondo i magistrati si deve ritenere che l’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Psi si sia sottratto all’ordinanza di custodia cautelare, visto che ne è stato abbondantemente informato dai giornali.

La procura chiede il rinvio a giudizio di Di Pietro

• Con le accuse di abuso d’ufficio e concussione (relative a sette diversi episodi) i pm bresciani Fabio Salamone e Silvio Bonfigli chiedono il rinvio a giudizio di Antonio Di Pietro. Lo stesso provvedimento è sollecitato per altri nove indagati, tra cui Paolo Berlusconi e Cesare Previti, accusati di concorso in concussione. 

Di Pietro: non luogo a procedere

• L’ex magistrato Antonio Di Pietro è prosciolto dalle accuse di concussione e di abuso d’ufficio (le più gravi): il gip di Brescia Roberto Spanò decreta il non luogo a procedere perché i fatti non sussistono. L’accusa più pesante, quella di concussione, riguardava la vicenda del decreto Gaspari: i pm sostenevano, in sostanza, che Di Pietro nell’89 aveva sfruttato lo stato di soggezione psicologica di un suo inquisito (il ministro Gaspari) al fine di ottenere la nomina a direttore del progetto di informatizzazione degli uffici giudiziari di Milano (decreto che venne approvato dal Consiglio dei ministri ma che poi – a seguito di vivaci proteste – fu modificato prima della registrazione alla Corte dei Conti: il nome di Di Pietro fu sostituito con quello del presidente della Corte d’appello).

Seconda vittoria per Di Pietro

• Come già il 22 febbraio, il gip di Brescia Roberto Spanò proscioglie l’ex magistrato di Mani pulite Antonio Di Pietro da due accuse di concussione e tentata concussione, chiudendo così definitivamente il capitolo legato all’informatizzazione: i pubblici ministeri accusavano Di Pietro di aver fatto pressioni, nel ’91, sull’ex vicesegretario regionale della Democrazia cristiana Francesco Rivolta (da lui inquisito) al fine di diventare capo dell’ufficio automazione del ministero.

Terza vittoria per Di Pietro, rinvio a giudizio per i complottatori

• Terza vittoria per l’ex magistrato di Mani pulite Antonio Di Pietro: il gup di Brescia Anna Di Martino lo scagiona dalle accuse dell’assicuratore Giancarlo Gorrini (vedi 3 giugno 1995): «Non luogo a procedere perché i fatti non sussistono». Vengono invece rinviati a giudizio i quattro imputati accusati di aver costretto Di Pietro a lasciare la magistratura (concussione): Paolo Berlusconi, Cesare Previti, Ugo Dinacci, Domenico De Biase (prosciolti Eleuterio Rea e Paolo Pillitteri). Secondo i pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli, di fronte alle iniziative di Di Pietro che aveva alzato il tiro sul presidente del consiglio Silvio Berlusconi inviandogli un mandato di comparizione (22 novembre 1994), sarebbe scattato un ricatto: attraverso Paolo Berlusconi e il ministro della Difesa Cesare Previti, l’assicuratore Giancarlo Gorrini sarebbe stato mandato da Ugo Dinacci, capo degli ispettori del ministero di Grazia e Giustizia, per raccontare la storia dei cento milioni e della Mercedes dati a Di Pietro (23 novembre 1994). Subito dopo – sempre secondo la tesi di Salamone e Bonfigli – ci sarebbero stati una serie di contatti con Di Pietro e, ottenuto dal magistrato l’impegno a dimettersi dopo la requisitoria al processo Enimont, l’inchiesta sarebbe stata rapidamente chiusa chiamando a deporre all’ispettorato Osvaldo Rocca, braccio destro di Gorrini e amico di Di Pietro, che avrebbe scagionato pienamente il pm di Mani pulite. Il 6 dicembre l’addio alla toga di Di Pietro avrebbe fatto rallentare – secondo l’accusa – le indagini su Berlusconi e sulla Fininvest.

Di Pietro ha denunciato Salamone e Bonfigli

• Si viene a sapere che Antonio Di Pietro ha denunciato Fabio Salamone e Silvio Bonfigli, promotori delle inchieste su di lui concluse con tre distinte archiviazioni. In due esposti presentati il 2 e il 22 aprile alla Procura generale di Brescia (e già trasmessi per competenza alla Procura di Milano, al Csm, alla Procura generale della Cassazione e al ministero di Grazia e giustizia), oltre a segnalare irregolarità tecniche nelle indagini, l’ex pm di Mani pulite ha elencato una serie di motivi per i quali Salamone avrebbe dovuto astenersi dalle inchieste su di lui, sottolineando in particolare la circostanza – sempre smentita da Salamone – secondo la quale fu proprio Di Pietro ad avviare le indagini su Filippo Salamone, fratello del magistrato coinvolto nella Tangentopoli siciliana.

Riesplode Tangentopoli, arrestato Necci (FS)

• Lorenzo Necci, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, è arrestato su richiesta dei magistrati di La Spezia. Accuse: truffa, associazione per delinquere, falso in bilancio, peculato, corruzione, abuso in atti d’ufficio. Finiscono in cella anche l’ex deputato dc Emo Danesi, il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia e la sua segretaria. L’inchiesta riguarda l’acquisto da parte delle Ferrovie di quote della società che gestisce i terminal per container: secondo l’accusa sarebbe stato pagato un prezzo gonfiato, con fondi girati poi a Necci.

Pacini Battaglia: «Si è pagato per uscire da Tangentopoli»

• Uno dei tanti colloqui captati dalle Fiamme gialle nell’ambito dell’inchiesta che ha portato tra l’altro all’arresto di Pierfrancesco Pacini Battaglia scatena una polemica che potrebbe riguardare l’intera portata dell’istruttoria milanese su Tangentopoli: «Io sono uscito da Mani pulite – dice il banchiere in un nastro dell’11 gennaio – soltanto perché si è pagato, non cominciamo a rompere i coglioni: quelli più bravi di noi non ci sono nemmeno entrati, forse se io avessi studiato la strada prima non sarei nemmeno entrato in Mani pulite». A quel «si è pagato» vengono date due chiavi di lettura opposte: una, legittimista, l’interpreta come sinonimo di coinvolgimento penale, Pacini Battaglia a Milano è plurindagato, ha dovuto chiamare in causa amici, consegnare conti miliardari e subire un gravissimo danno di immagine. Questo sarebbe il “prezzo pagato”. Il banchiere, però, è sempre sfuggito all’arresto, viene considerato un maestro del pentimento a rate, in diversi esposti più o meno anonimi è indicato come «un miracolato». «Non so esattamente che cosa intendesse con quella frase – replica il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli – ma se Pacini Battaglia intende che sono stati pagati dei soldi, si assume tutte le responsabilità. E sono responsabilità molto gravi, ve lo assicuro». Il pm di Brescia Fabio Salamone include Pacini Battaglia e il suo avvocato Rosario Lucibello fra i testimoni chiesti dall’accusa nel processo che si aprirà a Brescia il 23 settembre.

Inizia il processo sul complotto contro Di Pietro

• Alla II sezione del Tribunale di Brescia inizia il processo contro Paolo Berlusconi, l’ex ministro della Difesa Cesare Previti, il capo degli 007 del ministero Ugo Dinacci e l’ispettore Domenico De Biase, accusati di aver ordito un complotto per costringere Antonio Di Pietro a lasciare la magistratura. Attraverso il suo avvocato Massimo Dinoia, Di Pietro decide di costituirsi parte civile: in apparenza è una contraddizione, ma la mossa, spiega il legale riaccendendo vecchie polemiche con i pm, è dettata dal timore che l’accusa, chiamando a testimoniare persone che nulla hanno a che vedere con la vicenda, trasformi il dibattimento in un processo a Di Pietro per fatti dai quali è già stato scagionato. I pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli si oppongono alla richiesta, ma il tribunale, presieduto da Francesco Maddalo, accoglie la costituzione di parte civile.

Di Pietro al Tg1: nessun favore a Pacini Battaglia

• A poche ore dall’inizio del processo bresciano contro i presunti autori del complotto che lo avrebbe costretto a lasciare la magistratura, l’ex pm di Mani pulite Antonio Di Pietro concede una lunga intervista (un monologo) al Tg1 con la quale respinge le accuse del banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, che in una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza ha detto di aver pagato per evitare la galera (vedi 19 settembre 1996). [Leggi l’intervista...]

Scalpore per nuove intercettazioni Pacini Battaglia

• Vengono diffuse le trascrizioni di nuove intercettazioni telefoniche che hanno per protagonista il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, arrestato il 15 settembre nell’ambito dell’“Operazione container” (l’inchiesta dei magistrati di La Spezia che ha fatto finire in carcere pure Lorenzo Necci, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato). Si tratta di virgolettati nei quali Pacini Battaglia parla di amicizie utili fra i magistrati di Milano, di Roma e di Brescia, pronuncia una frase che nella trascrizione suona inquietante («A me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato»), accenna a un misterioso conto estero intestato a Mazzoleni, cognome della moglie e del suocero del magistrato simbolo di Mani pulite. Parlando di Di Pietro e dell’avvocato Rosario Lucibello (suo difensore), Pacini Battaglia dice all’avvocato Marcello Petrelli: «Se li arrestano per me è solo un piacere». Di Pietro, ministro dei Lavori pubblici del governo Prodi, replica con una denuncia depositata nella caserma dei carabinieri di La Spezia: «Escludo che io o i miei familiari abbiamo una lira all’estero». Lucibello denuncia lo «stillicidio sospetto» e l’«inaccettabile metodo della estrapolazione di frasi» che porta a uno «stravolgimento» del significato complessivo delle intercettazioni.

Salamone rimosso dall’inchiesta su Di Pietro

• Dopo sei mesi di battaglia a colpi di esposti, istanze e memorie, Antonio Di Pietro riesce a bloccare il sostituto procuratore Fabio Salamone, il magistrato autore delle indagini su di lui che dopo tre proscioglimenti voleva “rifargli il processo”: il procuratore generale di Brescia Marcello Torregrossa rimuove Salamone (e con lui Silvio Bonfigli) dalla funzione di pubblico ministero nel processo sul presunto complotto per costringere l’ex pm di Mani pulite a lasciare la magistratura, la motivazione è ravvisata in una «grave inimicizia» fra Di Pietro e Filippo Salamone, fratello del pm. Al posto di Salamone e Bonfigli, Torregrossa designa Raimondo Giustozzi, che tra lo sconcerto generale si presenta in aula consegnando al presidente Francesco Maddalo copia del provvedimento della procura generale che – a quanto si dice – non ha precedenti nella storia giudiziaria.

Di Pietro si dimette da ministro

• Con una lettera a Palazzo Chigi, Antonio Di Pietro si dimette da ministro dei Lavori pubblici del governo Prodi. [Leggi la lettera...]

Borrelli: «Di Pietro disse: “Berlusconi lo sfascio io”»

• Nonostante siano passati ormai quasi due anni (6 dicembre 1994), il clamoroso addio di Antonio Di Pietro al pool Mani pulite fa ancora discutere: al processo di Brescia sul presunto complotto per farlo dimettere, Francesco Saverio Borrelli, procuratore capo di Milano, racconta che Di Pietro sostenne fino all’ultimo l’invio dell’avviso di comparizione all’allora premier Silvio Berlusconi (22 novembre 1994), al punto da promettere «poi in aula ci vado io e a quello lo sfascio».

Di Pietro, il complotto non ci fu

• La Procura di Brescia sentenzia che non ci fu complotto contro l’ex pm di Mani pulite Antonio Di Pietro per indurlo a lasciare la magistratura: dopo due giorni di camera di consiglio, Cesare Previti, Paolo Berlusconi, Ugo Dinacci e Domenico De Biase sono assolti perché «il fatto non sussiste».

Nuova assoluzione per Di Pietro

• Sotto processo per corruzione, l’ex pm di Mani pulite Antonio Di Pietro è assolto dal Gip di Brescia Anna De Martino «perché il fatto non sussiste». Vengono assolti anche il banchiere tosco-svizzero Pierfrancesco Pacini Battaglia (secondo l’accusa ne aveva comprato i favori), l’avvocato Giuseppe Lucibello (secondo l’accusa aveva asseritamente beneficiato dei favori) e il costruttore Antonio D’Adamo, l’imprenditore sulle cui confessioni la Procura di Brescia aveva riposto buona parte del destino dell’inchiesta. In lacrime alla proclamazione del verdetto, poco dopo Di Pietro è colto da un lieve malore che lo costringe a un passaggio dal pronto soccorso.

Muore Bettino Craxi

• Ad Hammamet (Tunisia) muore Bettino Craxi: nato a Milano il 24 febbraio 1934, dal 15 luglio 1976 all’11 febbraio 1993 era stato segretario del Psi, dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987 presidente del Consiglio. Carriera politica terminata causa l’indagine Mani pulite, nel 1994 aveva lasciato l’Italia (prima che, il 12 maggio, gli venisse ritirato il passaporto). Era stato condannato con sentenza passata in giudicato a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai (12 novembre 1996), a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese (20 aprile 1999); in primo grado era stato condannato a 4 anni e una multa di 20 miliardi di lire per il caso All Iberian (13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (22 gennaio 1999); in appello era stato condannato a 5 anni e 9 mesi per il conto protezione (sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999), in appello bis a 3 anni per il caso Enimont (1 ottobre 1999). Era stato inoltre rinviato a giudizio per i fondi neri Montedison (25 marzo 1998) e per i fondi neri Eni (30 novembre 1998).

Nota di lettura: per problemi di spazio, non sono stati inseriti nella cronologia tutti gli esiti processuali dei personaggi coinvolti nell’inchiesta Mani pulite, bisogna però tenere presente che alcuni degli arrestati sono stati poi assolti nelle aule di tribunale.