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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

Dopo la vittoria repubblicana del referendum del 2 giugno 1946 occorreva eleggere un capo provvisorio dello Stato che svolgesse le funzioni spettanti in precedenza al re, in attesa che la Costituente definisse le norme del nuovo ordinamento. Si decise di scegliere un uomo del Sud (visto che il governo era retto dal trentino Alcide De Gasperi, la Costituente dal piemontese Giuseppe Saragat e i leader dei partiti erano in prevalenza settentrionali). Dopo una fase di contrapposizione tra le candidature di Vittorio Emanuele Orlando (sostenuto dalla Dc) e Benedetto Croce (proposto dalle sinistre), la scelta cadde su Enrico De Nicola.

La Costituente elegge De Nicola presidente

• L’Assemblea Costituente elegge Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato con 396 voti su 504.

De Nicola si dimette

• Il capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola si dimette, adducendo a motivi di salute. In realtà, sempre molto attento agli aspetti formali della vita pubblica, De Nicola decide di fare un passo indietro quando la Costituente, scaduto il termine del proprio mandato, decide di prorogare i suoi lavori.

La Costituente rielegge De Nicola

• La Costituente accetta le dimissioni presentate ieri dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola e lo rielegge.

De Nicola firma la Costituzione

• Il capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola firma ufficialmente la nuova Costituzione. La firma, su tre esemplari, avviene nella saletta della biblioteca privata in Palazzo Giustiniani: otto minuti precisi, dalle 17.05 alle 17.13. Presenti un centinaio di persone [leggi qui l’articolo di Vittorio Gorresio, l’Europeo n.1, 1948].  

Enrico De Nicola presidente

• Entra ufficialmente in vigore la Costituzione italiana ed Enrico De Nicola, finora capo provvisorio dello Stato, è da oggi presidente della Repubblica: «Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione» [XVIII disposizione transitoria].

Luigi Einaudi presidente

• Luigi Einaudi è il nuovo Presidente della repubblica italiana. È la prima elezione presidenziale da parte delle Camere in seduta comune, come prevede la Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Einaudi è eletto al quarto scrutinio con 518 voti su 872, dopo che la candidatura del ministro degli Esteri Carlo Sforza, sponsorizzato dal capo del governo Alcide De Gasperi, è saltata a causa dei franchi tiratori della sinistra democristiana. [Leggi qui l’articolo** di Marco Travaglio]  

Einaudi firma la legge truffa

• Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi firma la legge elettorale n.148/1953. Si tratta di una legge voluta dal governo di Alcide De Gasperi, presentata dal ministro dell’Interno Mario Scelba e rinominata subito dall’opposizione “legge truffa”. Modifica in modo fortemente maggioritario la legge proporzionale in vigore dal 1946, introducendo un premio di maggioranza che assegna il 65% dei seggi al partito o alla coalizione che raggiunge il 50% più uno dei voti.  

Gronchi eletto presidente

• Il democristiano Giovanni Gronchi è eletto presidente. Al quarto scrutinio ottiene 658 voti su 883, con suffragi democristiani, comunisti, socialisti, monarchici e missini. «Per la corsa al Quirinale il segretario della Dc Amintore Fanfani puntava sul presidente del Senato Cesare Merzagora, eletto come indipendente nelle liste della Dc, ma Gronchi può contare su rilevanti settori dei gruppi parlamentari democristiani, che mal sopportano il piglio risoluto del segretario, e su un atteggiamento disponibile delle sinistre, che apprezzano la sua insofferenza per il vincolo atlantico. Anche a destra c’è chi guarda a Gronchi di buon’occhio, con l’intenzione di indebolire Fanfani e la sua linea di apertura ai socialisti. È così che il presidente della Camera raccoglie di votazione in votazione sempre maggiori consensi. E alla fine lo stesso Fanfani deve convergere sulla sua candidatura, per evitare il rischio che un democristiano diventi presidente della Repubblica senza l’appoggio ufficiale della Dc». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera aprile 2013]  

• A proposito dell’elezioni di Giovanni Gronchi come presidente, commenterà anni dopo Giulio Andreotti: «Merzagora pensava di essere eletto perché pranzava spesso col comunista Scoccimarro. Aveva confuso la cortesia con i voti». E lo stesso Merzagora rivelerà: «Mi fecero giocare a mosca cieca. Vennero in delegazione alle dieci di sera a garantirmi voti che non avevano. La notte mi affondarono». [Concita De Gregorio, la Repubblica 4/4/2013]  

Muore De Nicola

• Muore nella sua casa di Torre del Greco (Napoli), all’età di 81 anni, l’ex presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Per onorare i modesti legati del suo testamento, avendo lasciato pochissime beni, la sua casa verrà venduta alla Provincia di Napoli, che la destinerà a museo in sua memoria. [Corriere della sera 23/4/1961]  

Gronchi in Urss

•  Giovanni Gronchi arriva a Mosca. È la prima volta per un capo di Stato italiano in Urss.  

Gronchi in Urss litiga con Krusciov

• Così ricorda quei tre giorni di colloqui e confronti molto tesi l’ex diplomatico Renato Ruggiero: «Gronchi arrivò nel ’60, poco dopo la riunione di Camp David nella quale Eisenhower e Krusciov fecero un tentativo per risolvere il problema di Berlino. Krusciov aveva capito che gli americani erano disposti a concessioni mentre la realtà era totalmente diversa. Il presidente della Repubblica italiana fu il primo statista occidentale ad arrivare a Mosca dopo Camp David e tentò di mettere le cose in chiaro. Krusciov andò su tutte le furie: “Cosa mi sta raccontando. Voi avete perso la guerra, non siete a Berlino e venite a dirmi cose che neppure gli americani hanno osato dirmi. Lei non è ben informato”. Aggiunse anche: “Queste cose le vada a raccontare a sua nonna”. Come finì? “Ci fu anche una seconda puntata. Nel pomeriggio dell’8 febbraio ci fu un ricevimento all’ambasciata e, al momento dei brindisi, Gronchi e Krusciov fecero due discorsetti di circostanza. Ma il ministro degli Esteri Pella sentì il dovere di intervenire per puntualizzare in pubblico la posizione degli occidentali su Berlino. Krusciov reagì stizzito: “Lei cosa dice! Anche i bambini imparano sempre qualcosa mentre lei non ha imparato nulla dai colloqui di questa mattina”. Fu quasi un momento di insulti da parte di Krusciov. In pieno dramma, l’allora capo del cerimoniale, un vecchio diplomatico piemontese, offrì a Gronchi e a Krusciov due bicchieri di champagne invitandoli a “brindare alla pace”. Krusciov sorrise e disse: “Talvolta anche i diplomatici sanno essere utili”. Il giorno dopo andammo a Leningrado e nelle sette ore del viaggio tutti, italiani e sovietici, prendemmo una sbronza colossale brindando ripetutamente alla pace e all’amicizia”». [Franco Papitto, la Repubblica 12/7/1997]  

Emesso il Gronchi rosa

• Il presidente Giovanni Gronchi in viaggio in Sudamerica visita l’Argentina, l’Uruguay e il Perù. Per l’occasione le Poste italiane emettono il francobollo “Gronchi rosa”, ritirato immediatamente perché nell’immagine i confini del Perù non sono esatti. Diventa subito un pezzo ambito dai collezionisti filatetici.

Muore Luigi Einaudi

• Muore a Roma all’età di 87 anni per un collasso cardiaco l’ex presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Accanto a lui, nella clinica Sanatrix dove era ricoverato dal 16 ottobre, donna Ida Pellegrini, una delle nuore e il medico curante Pozzi.

Segni presidente della Repubblica

• Antonio Segni, leader della corrente DC di centro-destra, è eletto presidente della Repubblica, con 443 voti su 842, mentre il suo principale antagonista, il socialdemocratico Giuseppe Saragat appoggiato dalle sinistre, ne ottiene 334.

L’incontro Segni-De Lorenzo e il Piano Solo

Il presidente Antonio Segni rende noto attraverso una nota ufficiale del Quirinale di aver ricevuto al Colle il comandante dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo. Il generale incontra poi Aldo Moro, il segretario della Dc Mariano Rumor e i capigruppo democristiani di Camera e Senato Zaccagnini e Gava, e li mette al corrente del Piano Solo, ovvero un piano di emergenza che prevede l’arresto di politici e intellettuali di sinistra per bloccare eventuali sollevazioni di piazza delle sinistre. Pietro Nenni parla di «tintinnio di sciabole». [Leggi qui l’articolo di Paolo Mieli sul Piano Solo]

Segni colpito da ictus

• Alle 17,30, durante un colloquio con Giuseppe Saragat e Aldo Moro, il presidente Antonio Segni è colpito da trombosi cerebrale. All’improvviso Segni barcolla, sviene e cade bocconi sulla scrivania. Moro lo soccorre con i medicinali che porta sempre in borsa. Accorrono i valletti, si cercano i medici per telefono. Segni è portato a braccia al secondo piano del Quirinale, nella sua abitazione, dove ha un secondo collasso. Lo assiste la signora Laura. Il presidente del Senato Merzagora sospende le vacanze in Spagna e torna in aereo a Roma. Il governo, riunito, rinuncia a prendere i provvedimenti contro la congiuntura perché il Capo dello Stato non potrebbe firmarli. Il presidente della Camera Bucciarelli Ducei invita tutti i parlamentari a non muoversi dalla Capitale.

Marzagora sostituisce Segni

• A causa delle condizioni di salute di Antonio Segni, il presidente del Senato Cesare Merzagora assume le funzioni ordinarie di supplente del presidente della Repubblica.

Moro al Quirinale accanto a Segni

• Scrive Marcello Sorgi: «Segni si chiuderà in un silenzio amareggiato, in un’agonia personale e politica nella quale solo Moro gli sarà accanto. “Moro arrivava al Quirinale ogni giorno all’alba – racconta Cossiga –. Non chiedeva nulla, non diceva nulla e si sedeva. Stava assorto e aspettava, Poi chinava la testa come se pregasse, ascoltava quel che i medici gli dicevano, salutava con un mormorio e a tarda sera se ne andava”». [Marcello Sorgi, La Stampa 06/05/2006]

Segni si dimette per motivi di salute

• Il presidente della Repubblica Antonio Segni, colpito da ictus il 7 agosto 1964, rassegna le sue dimissioni. Racconta Filippo Ceccarelli: «Prima di accettare le dimissioni, sono necessari la certificazione di un collegio di medici e un ulteriore consulto che accerti la “piena coscienza dello Stato e delle responsabilità” di Segni. Il bollettino medico assicura: “Le condizioni permangono buone e le principali funzioni organiche sono nei limiti normali. I disturbi motori degli arti di destra vanno lentamente modificandosi con iniziale ripresa di alcuni movimenti“. In realtà molto probabilmente il paziente neppure era cosciente (Morò confida al giornalista Vittorio Orefice: “Non mi ha riconosciuto. Forse c’era poca luce”)». [Filippo Ceccarelli, La Stampa 6/4/2004]  

Saragat presidente della Repubblica

• Giuseppe Sargat è eletto presidente della Repubblica, al ventunesimo scrutinio, con 646 voti su 937. È il primo socialista, sia pure moderato e anti-comunista, al Quirinale.

Come si è arrivati all’elezione di Saragat

• «Nel dicembre 1964 il candidato ufficiale della Dc era Giovanni Leone, ma le sue possibilità di raggiungere il traguardo furono sin dall’inizio compromesse dalle ambizioni di Fanfani, che lavorava nell’ombra sperando di aggregare intorno a sé uno schieramento trasversale, come aveva fatto in precedenza Gronchi. Alla fine Leone venne bruciato e l’ipotesi Fanfani non decollò. Così la Dc finì per convergere su Saragat, che aveva l’appoggio convinto dei partiti laici minori e poteva contare sulla disponibilità dei comunisti». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera aprile 2013]

Giovanni Leone eletto presidente

• Eletto presidente della Repubblica il democristiano Giovanni Leone, primo senatore a vita a ricoprire questa carica. Occorrono ventitre votazioni, con 518 voi su 996, contro i 408 di Pietro Nenni.

Muore Antonio Segni

• Muore a Roma, in una stanza all’undicesimo piano del policlinico Agostino Gemelli, l’ex presidente della Repubblica Antonio Segni. Accanto a lui la moglie Laura, i quattro figli Celestino, Giuseppe, Paolo e Mario con le nuore, il medico curante professor Breda e il medico personale professor Giunchi. La notizia della morte è comunicata al Senato dal vicepresidente Spataro, la comunica all’assemblea. Alla Camera prende la parola il deputato Di Giannantonio, che di Segni fu segretario particolare. «Antonio Segni – dice – resta una delle figure più luminose della vita politica italiana e alla sua memoria ci inchiniamo reverenti».

Aldo Moro scrive a Giovanni Leone

• Il presidente Giovanni Leone riceve una lettera del presidente della Dc Aldo Moro, prigioniero delle Brigate Rosse, che gli chiede di rendere possibile «un’equa e umanitaria trattativa per scambio di prigionieri politici». [Leggi la cronologia della prigionia di Aldo Moro]

Il presidente Leone si dimette

• In un messaggio tv il presidente della Repubblica Giovanni Leone annuncia le sue dimissioni perché coinvolto nello scandalo Lockheed. «Politicamente le mie dimissioni furono volute dal Partito comunista e accettate, o subite, dalla Democrazia cristiana, che mi lasciò solo, mi abbandonò», scriverà Leone nelle sue memorie. Inizia la supplenza del presidente del Senato Amintore Fanfani. [Leggi l’articolo di Oriana Fallaci*** e quello di Marzio Breda****]

Ines Boffardi prima donna a prendere un voto per il Colle

•  Al primo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica, la parlamentare della Democrazia Cristiana Ines Boffardi riceve un voto. È la prima volta nella storia repubblicana che una donna viene data una preferenza nella votazione per il capo dello Stato.    

Boffardi, Cederna e i primi voti alle donne per il Quirinale

• «Si devono aspettare 32 anni perché una donna, la dc Ines Boffardi, prenda un voto per Quirinale: uno di numero, battute beffarde in aula. È il 29 giugno del 1978. Primo scrutinio dell’elezione che dopo dieci giorni porterà all’elezione di Pertini. Battute sarcastiche in aula, di nuovo. Pertini: “C’è poco da ridere, onorevoli colleghi. Anche una donna può diventare presidente, lo sapete?”. Già, lo sapete? Pajetta aveva battezzato Boffardi la “pasionaria bianca”: decima di undici figli, famiglia operaia, presidente dell’Azione cattolica, due volte sottosegretario con Andreotti con delega alla “questione femminile”, ferrea antiabortista e presidente dei consultori di ispirazione cristiana voluti dalla Cei. Voleva la pensione per le casalinghe, la parità di retribuzione, più donne nelle liste europee. “Incontrai una evidente opposizione”, dice, ancora vigile. Una evidente opposizione. In quell’elezione – Pertini, luglio ’78 – quattro voti per il Quirinale vanno a Camilla Cederna, la giornalista che aveva appena dato alle stampe La carriera di un presidente, libro inchiesta che aveva avuto grande parte nelle dimissioni recentissime di Giovanni Leone. Tre voti a Eleonora Moro, la “dolcissima Noretta” delle lettere dalla prigionia, a un mese e venti giorni dall’assassinio del marito». [Concita De Gregorio, la Repubblica 6/4/2013]

Pertini verso il compito di presidente

• II corpo fragile («ma come avrà fatto», si domanda la gente, «a resistere alle percosse dei fascisti?») chiuso in un impeccabile abito scuro, la pipa nella mano sinistra che di tanto in tanto si porta alle labbra, Sandro Pertini esce dal suo studiolo al primo piano della Camera e si avvia, circondato da una piccola corte di segretarie e di amici, verso il salone della Lupa, dove lo aspetta il presidente della Camera, Pietro Ingrao. È il primissimo pomeriggio di sabato luglio, da poco gli hanno comunicato l’elezione alla presidenza della Repubblica. Dice: «Davanti al tribunale speciale che mi condannava al carcere ho gridato: “Viva il socialismo”». [Uboldi, Epoca 19/7/1978] [Leggi tutto l’articolo di Epoca]

Pertini nuovo presidente della Repubblica

Ore 12.57. Il presidente della Camera, il comunista Pietro Ingrao, legge per la cinquecentoseiesima volta lo stesso nome sulla scheda: Pertini. Al sedicesimo scrutinio il quorum è raggiunto, l’assemblea si alza in piedi e applaude compatta. Sandro Pertini, 82 anni, socialista, è il settimo presidente della Repubblica. Alla fine dello spoglio i voti sono 832 su 995: maggioranza ineguagliata nella storia delle votazioni presidenziali. Benigno Zaccagnini (Dc), Enrico Berlinguer Pci), Bettino Craxi (Psi) sono i segretari dei maggiori partiti che l’hanno votato. Giulio Andreotti è presidente del Consiglio.

Manovre dietro le quinte per il Quirinale

• Dopo l’uccisione di Aldo Moro, era Ugo La Malfa il più probabile candidato alla presidenza della Repubblica. Craxi ha pensato di inserirsi proponendo un socialista; i democristiani e i comunisti hanno reagito cercando tra le figure più eminenti del socialismo nazionale colui che fosse più lontano dal segretario del Psi. La scelta, sembra di Andreotti, è caduta appunto su Pertini. […] «I rapporti fra Pertini che mai aveva amato Pietro Nenni e Craxi che di Nenni fu il delfino, non furono mai buoni. Né l’avvento del primo socialista al Quirinale contribuì a migliorarli». [Gianfranco Piazzesi, Cds 28/2/1990]

Le mosse di Craxi, il contropiede di Pertini

• «Craxi, che ufficializzando la candidatura di Pertini lo aveva di fatto bruciato, presentandolo come l’uomo delle sinistre (la sera stessa la Dc bocciava il suo nome), avrebbe voluto far eleggere Giuliano Vassalli o Antonio Giolitti (domenica 2 luglio, a mezzogiorno). Ritirando la sua candidatura, Pertini aveva di fatto convinto la Dc che era l’uomo giusto: si era fatto da parte proprio perché i comunisti volevano votarlo unilateralmente (giovedì 6 luglio, all’una e mezzo)». [Lucrezia Dell’Arti, Sette 8/7/2012] [Leggi tutto l’articolo di Lucrezia Dell’Arti]

Muore Giovanni Gronchi

• Muore a Roma all’età di 91 anni l’ex presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, nel giorno in cui i giornali annunciano l’elezione di Karol Wojtila, avvenuta ieri. Accanto a lui, nella casa di via Carlo Pea, la moglie Carla, i figli Cecilia e Mario con la moglie Laura, e la sorella Emilia. [Leggi qui l’articolo*****]

Pertini e Forlani a colloquio sulla P2

• Colloquio del presidente Sandro Pertini con il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani sulla loggia massonica P2, della quale il governo ha reso pubbliche ieri le liste e alla quale appartengono due ministri in carica e cinque sottosegretari.

Cossiga eletto presidente della Repubblica

• Cossiga eletto presidente della Repubblica  al primo scrutinio, con 752 voti su 977. È il più giovane presidente della storia italiana, ha 57 anni non ancora compiuti. Su 1.011 grandi elettori, i presenti sono 979, i votanti 977, gli assenti 32 incluso il senatore Tomellerl morto domenica scorsa. Le schede bianche sono 141, le schede disperse 11, le schede nulle 7 (tra queste quattro voti per Licio Gelli). Rispetto alle previsioni, sono mancati al candidato 130 voti: esclusi i 63 voti del Msi, i cui rappresentanti votano scheda bianca; gli 8 voti di Democrazia Proletaria, che vanno alla giornalista e scrittrice Camilla Cederna; i 3 voti del Partito sardo d’azione; i 13 voti dei radicali, che hanno quasi tutti disertato l’elezione per partecipare a una cerimonia in ricordo di Giorgiana Masi, la ragazza che venne uccisa durante una manifestazione a Roma quando Cossiga era Ministro dell’Interno. La votazione è straordinariamente rapida, l’intera seduta a Montecitorio dura appena due ore e mezzo e si conclude alle 18.15.

• Lietta Tornabuoni racconta così il momento dell’elezione: «Cossiga si alza, bacia la mano a Nilde Jotti, si lascia festeggiare dai funzionari della Camera, esce tra gli applausi. Lo blocca con un grosso bacio Fanfani che ha le lacrime agli occhi, con un altro bacio lo blocca De Mita, con un terzo e quarto bacio lo blocca Leone. Poi il nuovo Presidente si rifugia in una stanza dove lo aspettano i suoi: il diplomatico Sergio Berlinguer, Dino Basili, Luigi Zanda, il suo capo di gabinetto Alfredo Masala, il segretario generale del Senato Gifuni. Abbracci generali. Cossiga è bianco in faccia, emozionatissimo, stranito, quasi incapace di parlare: resta ad ascoltare alla televisione le interviste con cui i leader politici commentano la sua vittoria, aspetta che il picchetto d’onore sia pronto per trasferirsi al Senato dove riceverà dalla Jotti l’annuncio ufficiale dell’elezione, riceve la visitai festosa di Spadolini, unico leader che sia entrato in quella stanza a congratularsi con lui. Lascia il palazzo alle sei e dieci, muto di emozione. Nell’aula di Montecitorio, la proclamazione avviene cinque minuti dopo, seguita da un forte applauso». [Lietta Tornabuoni, La Stampa 25/6/1985]

Muore Giuseppe Saragat

• All’età di 90 anni muore a Roma l’ex presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Si spegne serenamente, assistito dai figli e dai nipoti, nella casa della Camilluccia, residenza del genero, dove era andato ad abitare fin dal 1971, lasciando il Quirinale.

La morte di Pertini

• Muore Sandro Pertini. Il presidente emerito qualche giorno fa era caduto in casa. Funerale privato, il corpo viene cremato, le ceneri traslate nel cimitero del paese natale.

Cossiga dà il via alle sue picconate

• «Adesso gli schemi sono finiti, è arrivato il tempo delle picconate». Con questa frase pronunciata alla Fiera di Roma, il presidente Francesco Cossiga inizia una lunga stagione di celebri e duri attacchi al mondo politico.

Chiesto lo stato d’accusa per Cossiga

• Le opposizioni di sinistra chiedono lo stato di accusa per il presidente Francesco Cossiga.

• Stefano Marroni su Repubblica: «Il timer dell’impeachment è partito. Le 19 cartelle della denuncia del Pds contro il capo dello Stato sono state trasmesse ieri al comitato parlamentare per i procedimenti di accusa. È la rassegna degli elementi di fatto che configurano, secondo Botteghe Oscure, il reato di attentato alla Costituzione. (…) La tesi centrale della denuncia – messa a punto e sottoscritta dalle presidenze dei gruppi di Camera e Senato sulla base della bozza stilata da Luciano Violante – è che Francesco Cossiga abbia “intenzionalmente” varcato i limiti per “modificare la forma di governo”. E questo, estendendo “le proprie funzioni e prerogative” ben oltre quelle assegnate dalla Costituzione al capo dello Stato, con una “concatenazione logica e temporale” di atti e comportamenti. Le ragioni della denuncia. Il presidente viene accusato di aver “interferito illegalmente nelle attività del Legislativo, dell’ Esecutivo e del Giudiziario”, e di aver avviato “l’esercizio di una propria funzione governante”: che è “inammissibile”, “autoritaria” perché non regolata, e “altamente pericolosa perché non sostenuta da alcuna responsabilità politica”. Cossiga, sostiene il Pds, ha aperto un “incostituzionale circuito tra partiti e presidente”, e assunto comportamenti da “capo di un partito” violando “un inderogabile dovere di imparzialità”. Il tutto, avverte il documento, nella “piena consapevolezza” di essere “al di fuori dell’ordinamento costituzionale”». [Rep. 7/12/1991] [Leggi qui tutto l’articolo di Stefanno Marroni]

Il presidente Cossiga si dimette

• Francesco Cossiga si dimette da presidente della Repubblica, due mesi prima della scadenza naturale del mandato. La giornata inizia alle otto di mattina, quando il capo dello Stato rende omaggio al monumento del Milite Ignoto, all’Altare della Patria. Torna pii al Quirinale per i commiati. Dopo pranzo la visita ufficiale all’Ordine di Malta in via Condotti. Ritorna poi al Quirinale, nella cappella Paolina, per la messa di commiato officiata da monsignor Marra, il suo cappellano. Legge le scritture e poi canta il Te Deum, riservandosi la parte del solista. Gli altri fanno da coro. Ancora due discorsi, le ultime esternazioni della sua carriera presidenziale, dedicate ai militari e al personale di Palazzo. Poi, sono le 18,30, riceve nella sala degli Arazzi Giulio Andreotti, cui regala la copia ufficiale della Costituzione, sui cui scrive una dedica. Poi firma l’atto di dimissioni davanti allo stesso Andreotti e a Cristofori, in piedi davanti a lui.

Scalfaro presidente della Repubblica

• Oscar Luigi Scalfaro è eletto presidente della Repubblica con 672 voti su 1002. Per lui votano Dc, Pds, Psi, Psdi, Verdi, Radicali e Rete di Leoluca Orlando. In precedenza si erano susseguiti 15 scrutini inutili. Sostenuto da Occhetto, eletto soprattutto grazie a Marco Pannella, che in una situazione di stallo totale (soprattutto dopo la morte di Giovanni Falcone), tira fuori il suo nome e mette rapidamente d’accordo tutti [Leggi qui l’articolo di Paolo Conti].

Scalfaro non firma il decreto legge su Tangentopoli

• Il governo di Giuliano Amato vara un decreto che depenalizza il finanziamento illecito ai partiti, con valore retroattivo: anche gli inquisiti di Tangentopoli sono compresi. Oscar Luigi Scalfaro, prima volta di un presidente nella storia repubblicana, rifiuta di firmare il decreto legge, ritenendolo incostituzionale.

Scoppia lo scandalo Sisde. Sospetti su Scalfaro

• Scoppia lo scandalo Sisde. Si sospetta che dal 1983 al 1987, mentre era ministro dell’Interno, Oscar Luigi Scalfaro avrebbe ricevuto cento milioni di lire al mese dai fondi riservati del servizio segreto civile. Il presidente si presenta in tv, a reti unificate e afferma: «A questo gioco al massacro io non ci sto».

Ciampi presidente della Repubblica.

Ciampi è eletto presidente della Repubblica.  Primo Capo dello Stato con un’esperienza di parlamentare, Carlo Azeglio Ciampi è eletto con un vasto consenso al primo scrutinio: ottiene 707 voti su 1990.

Leone presidente emerito

• A Giovanni Leone viene attribuito il titolo di presidente emerito della Repubblica, titolo che da oggi spetta per legge a tutti gli ex capi di Stato in vita.

Muore Giovanni Leone

• Muore a Roma, all’età di 93 anni, l’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Ciampi ricevuto da Benedetto XVI

• Il presidente Azeglio Ciampi è il primo capo di Stato ricevuto dal neoeletto Papa Benedetto XVI.

Giorgio Napolitano presidente

• Giorgio Napolitano, 81 anni, è il nuovo presidente della Repubblica, l’undicesimo della nostra storia. È stato eletto con 543 voti, cioè tutti i 540 del centrosinistra più tre. Il centrodestra ha votato scheda bianca. Il centrosinistra, abbandonata l’ipotesi D’Alema, aveva offerto al centrodestra un candidato a parer suo istituzionale e che – sempr a parer suo – poteva essere votato anche dal Polo: Napolitano è istituzionale in quanto senatore a vita ed ex presidente della Camera. Il centrodestra ha vissuto due giorni convulsi: Casini e Fini volevano contribuire all’elezione, con l’obiettivo di rimettersi in qualche modo in gioco e sbiadire un minimo la figura di Berlusconi, sotto i riflettori a loro discapito da quattro mesi in qua. Bossi ha però avvertito che un voto favorevole a Napolitano avrebbe indotto la Lega a rompere l’alleanza col Polo. Berlusconi ha avuto buon gioco, a quel punto, a far rientrare le aperture di An e Udc. Votando scheda bianca, astenendosi cioè dal contrapporgli un avversario, il centrodestra avrebbe comunque reso omaggio al candidato istituzionale. Queste sottigliezze forse non sono arrivate al popolo degli elettori, ai quali comunque, a elezione avvenuta, Berlusconi ha ribadito che il centrosinistra ha occupato le istituzioni, che Napolitano –  degnissima persona – è pur sempre un ex comunista, eccetera. Marco Follini, già segretario dell’Udc, ha detto che lui comunque ha votato Napolitano. Il nuovo Capo dello Stato s’è insediato lunedì scorso e ha subito dato l’incarico di formare il governo a Romano Prodi.

• Il nuovo presidente è uno dei grandi del vecchio Partito comunista, di cui capeggiava l’ala cosiddetta “migliorista”, quella cioè favorevole a una trasformazione del Pci in senso socialdemocratico. stato presidente della Camera all’epoca di Tangentopoli e molti del centrodestra gli rimproverano di non aver difeso il Parlamento dagli attacchi della magistratura, consentendo per esempio la cancellazione dell’immunità. Giuliano Ferrara lo chiama per questo “coniglio” e lo accusa di avere segatura al posto del sangue. Il resto del mondo politico – a destra e a sinistra – parla invece di lui come di un galantuomo assoluto, di raro equilibrio e correttezza, pignolo e simpatico. Si annuncia come personaggio di prim’ordine anche la moglie, signora Clio, 72 anni, avvocato (difendeva i braccianti). Napolitano è stato ministro degli Interni al tempo del governo Prodi. stato Ciampi a nominarlo senatore a vita.

• L’agenda politica a questo punto prevede: il voto di fiducia di Camera e Senato, le elezioni amministrative di fine mese (con l’elezione, tra l’altro, dei sindaci di Roma e Milano), il referendum sulla devolution a giugno.

• I bookmakers inglesi ritengono che il governo Prodi resterà in piedi due anni. L’agenzia Betway paga i 24 mesi 1,29, la quota più bassa. Una durata tra i 6 e i 24 mesi viene pagata tre volte, un governo che duri meno di 6 mesi 10 volte. Non si accettano scommesse per durate superiori ai 24 mesi. [Giorgio Dell’Arti]

Napolitano dà il via al 150 anni di Unità

• A Quarto (Genova) Giorgio Napolitano avvia le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Muore Francesco Cossiga

• All’età di 82 anni muore a Roma l’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Francesco Cossiga.

Napolitano nomina premier Monti

• A seguito delle dimissioni, il 2 novembre, del governo Berlusconi e in relazione alla crisi economica e alla necessità di provvedimenti radicali, il presidente Giorgio Napolitano nomina premier il senatore a vita Mario Monti. [vedi anche 2 novembre 2011 e 18 novembre 2011]

Muore l’ex presidente Scalfaro

• Muore a Roma all’età di 93 anni Oscar Luigi Scalfaro.

Napolitano eletto per la seconda volta presidente

• Giorgio Napolitano è eletto presidente per la seconda volta al sesto scrutinio. Ad appoggiarlo, dopo due giorni di stallo e le candidature bruciate di Marini e Prodi, Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Napolitano ottiene 738 voti contro i 217 di Rodotà (candidato del Movimento 5 Stelle e votato anche da Sel). Seguono poi Sergio De Caprio con 8, Massimo D’Alema con 4, Romano Prodi con 2. Voti dispersi 6, schede bianche 10, schede nulle 12.

• Alle 18.15, quando lo spoglio delle schede dà la certezza matematica che Napolitano ha raggiunto la maggioranza assoluta dei 504 voti, scatta un lungo applauso, oltre tre minuti. Silvio Berlusconi, anche lui in piedi con gli altri tra i banchi, sorride soddisfatto. Pier Luigi Bersani scoppia a piangere. I cinquestelle sono gli unici seduti, tutti a braccia conserte.

• Dal 1948 a oggi, nessun presidente della Repubblica era mai rimasto in carica per più di un mandato.