13 settembre 1919
D’Annunzio prende il comando di Fiume
Le lettere Alle 5 de mattino il tenente colonnello Repetto si è recato dal generale Pittaluga, con una lettera di Gabriele d’Annunzio: « La situazione è pericolosamente ambigua. (…) È necessario che io assuma subito il comando militare». Il generale risponde: «La prego perciò di volere attendere ancora». [Leggi qui lo scambio di lettere tra d’Annunzio e Pittaluga] [Pittaluga 1923]
L’irruzione Il generale Pittaluga sta tornando dalla nave Pittsburg dove ha incontrato gli ammiragli inglese e americano, sono le 11.45. Arrivato al Comando lo trova presidiato dagli arditi: d’Annunzio vi ha fatto irruzione e vuole immediatamente il comando della città. «Con molta calma gli feci allora osservare che ero soldato e che non avevo mai mentito. Il suo modo d’agire contrastava assai colle prove di correttezza che, in quelle 24 ore, avevo saputo dargli e ancora una volta gli ricordavo come non conoscessi che la via del dovere. (…) Per evitare lotte fratricide e giorni tristi alla patria, mancando d’ogni ordine, avevo deciso di lasciare Fiume». [Pittaluga 1923]
La ritirata Alle 14.00 il generale Pittaluga lascia in automobile Fiume diretto ad Abbazia per presentarsi al generale Di Robilant, suo diretto superiore. Qualche minuto dopo la partenza del generale arriva a Fiume il telegramma del presidente Nitti in ritardo di un giorno: «D’Annunzio marcia su Fiume con granatieri e arditi: faccia il suo dovere». [Pittaluga 1923] Anche i reparti inglesi, americani e francesi s’imbarcano. La popolazione imbandiera di tricolori le strade e le piazze. [Castellini, St. Ill. 9/1969]