Comandini, 22 settembre 1864
Sangue sui ciottoli di piazza San Carlo
• Il cronista dell’Opinione
descrive la città dopo gli scontri di ieri. «Questa mattina alle 6.00 ci
recammo a visitare i luoghi ne’ quali erano avvenuti que’ lugubri fatti. In
piazza San Carlo stava ancora sparso un gran numero di ciottoli, che vennero
poi raccolti più tardi. Numerose truppe erano giunte nella notte dal campo di
San Maurizio, e sino all’alba stavano schierate nelle piazze Castello e San
Carlo. L’aspetto della città era agitato: le vie, dalle prime ore del giorno,
animatissime; ma le botteghe nelle vie principali erano chiuse, e così rimasero
tutta la giornata». [Op. 23/9/1864]
• Il Re per consiglio dei ministri recasi a Sommariva.
• Il deputato P. C. Boggio pubblica lettera-opuscolo nella quale
dopo vivaci considerazioni contro la Convenzione, sconsiglia di far rumore per
la piazza, ma propone che fatta protesta dal municipio al Re ed ai ministri,
quando non riuscisse, il municipio si ritiri, gli uffiziali della guardia
nazionale si dimettano dal grado, i deputati protestino in Parlamento e, se
inesauditi, rassegnino le dimissioni collettive. Minaccia poi di fare delle
rivelazioni a carico del ministero.
• A Torino radunasi il Consiglio provinciale. Pateri riferisce un
colloquio avvenuto fra il sindaco ed alcuni consiglieri e il ministero, che ha
ammesso che ieri in piazza S. Carlo le guardie di pubblica sicurezza abbiano
ecceduto; mentre in piazza Castello i carabinieri furono provocati. Deliberansi
inchieste.
Bruciata in piazza la Gazzetta di Torino
• La Gazzetta di Torino esce in mezzo foglio; ed è anche oggi
abbruciata in piazza San Carlo. Sono stati pubblicati proclami del Sindaco, del
Comando superiore della guardia nazionale, della Camera di Commercio, di
parecchi cittadini torinesi.
• L’autorità di pubblica sicurezza presentasi a sequestrare il Diritto ma ne è impedita dalla
redazione, mancando alcune formalità di legge.
• A sera Nigra arriva a Torino da Parigi.
• A Torino molta animazione, molti capannelli, ma in fondo giornata
tranquilla ; a sera, verso le 21.30 nuovi assembramenti tumultuanti in piazza
San Carlo, con lanciamento di sassi. Il questore interviene con le intimazioni
di legge, a farli sciogliere; due carabinieri cadono feriti da colpi d’arma da
fuoco; gli altri carabinieri sparano; alcune pallottole vanno a ferire vari
soldati del 17° fanteria e il loro colonnello Colombini; vari soldati sparano
contro i carabinieri, e sono feriti da altra parte soldati di un battag. del
66°, che pure rispondono; finalmente gli ufficiali riescono a far cessare il
fuoco. Deploransi 26 morti tra i quali 2 soldati e, 66 feriti, tra cui 14
soldati.
• Il Re da Sommariva Perno manda per mezzo del conte Verasis di
Castiglione lettera a Minghetti nella quale dicegli che per tornare a Torino
aspetta che i guai finiscano. Consiglia di lasciare al gen. Della Rocca le cure
per il ristabilimento dell’ordine, e vedere di ottenere da Napoleone III, come
consiglia Lanza, la proroga di un anno al trasloco della capitale.
• Da Alessandria
Bixio scrive a Minghetti: «Veggo dai giornali che la città di Torino si
agita... Per amor di Dio non si lasci smuovere. Firenze salva l’Italia; lo
creda, e tenga fermo, qualunque
cosa sia per accadere».