La Gazzetta dello Sport, 8 febbraio 2007
Ma Amato, alla fine, è un uomo forte o no? • Perché i presidenti faranno carte false per fargli rimangiare la storia delle partite a porte chiuse
Ma Amato, alla fine, è un uomo forte o no?
• Perché i presidenti faranno carte false per fargli rimangiare la storia delle partite a porte chiuse. Lui terrà duro, secondo lei?
Chi sa. Craxi diceva che Amato era «un ottimo consigliere, ma non sarà mai un leader. Quello è un numero due così buono che se rifacessi il governo lo prenderei con me».
• Allora alla fine cederà.
Però nel 92, quando è stato presidente del Consiglio, Amato ha avuto il coraggio di imporre agli italiani una legge finanziaria da 90 mila miliardi di lire e di decidere il famoso blitz sui nostri conti correnti: ci svegliammo la mattina del 10 luglio e scoprimmo che per ogni mille lire che avevamo in banca Amato, durante la notte, se ne era prese sei, con l’intenzione di ripianare il debito pubblico. Oltre a questo, buttò fuori una quantità impressionante di gente che faceva il consigliere d’amministrazione all’Eni, all’Enel e in altre società pubbliche, e stabilì che ai vertici di quelle aziende bastavano tre persone.
• Quindi, uno tosto, che non cederà.
Però, sempre quella volta, svalutò la lira, una faccenda che, sempre secondo Craxi, permise a un mucchio di gente di guadagnare un sacco di soldi («dieci volte Tangentopoli», disse). E cominciò a vendere società dello Stato, cosa che faceva molto piacere a una parte del nostro sistema politico e a un sacco di ricconi all’estero, che venivano in Italia a fare affari d’oro.
• Perciò, dice lei, è soprattutto uno furbo.
Il giornalista Eugenio Scalfari lo ha soprannominato Dottor Sottile. Dottor Sottile è il personaggio di una commedia di Ben Johnson – un commediografo del Seicento – che costruisce trappole talmente complicate da restarne travolto. Sottile, Amato è sottile. Ma trappole capaci di travolgerlo ancora non se ne sono viste. Fa politica e come tutti i politici è capace di mentire ed è capace di spostarsi da un punto all’altro dello schieramento in base alle convenienze. Per esempio, entrò nel Psi e fece per tre anni la guerra a Craxi, che era appena stato eletto. Poi andò in America e si mise a far propaganda al suo segretario. Tornò in Italia ed era diventato un fedelissimo. Sentiva la corrente favorevole al craxismo e ci navigava sopra. Era diventato così fidato che, quando scoppiò uno scandalo a Torino, Craxi lo mandò in Piemonte a fare pulizia nel partito come commissario e una decina di anni dopo, al primo scoppio di Tangentopoli, gli fece fare il commissario in Lombardia (poi Amato diventò capo del governo e lo sostituì con Intini). Gli aveva affidato i rapporti con la Fiat: quando i giapponesi si volevano comprare l’Alfa Romeo, Amato rappresentò nel governo le esigenze degli Agnelli. E fu lui a far tirar fuori allo Stato più di tremila miliardi di lire per costruire lo stabilimento di Melfi. Ma la sua sottigliezza si vedeva in quest il suo capo Craxi aveva un’idea – per esempi «facciamo eleggere il presidente della Repubblica direttamente dal popolo» –, ma non era abbastanza colto, o sottile, per argomentarla in tutte le sue parti. Ebbene su quello si cimentava Amato, pozzo di cultura giuridica e sensibilità politica.
• Perciò ha le spalle coperte.
Copertissime. Lei sa che adesso Prodi e D’Alema stanno litigando con gli americani. Amato invece agli americani piace assai: «Da quando è diventato primo ministro Giuliano Amato ha compiuto passi energici per affrontare i molti problemi dell’Italia... serio, autorevole, rapido nel prendere le decisioni». Così Daniel Serwer, secondo segretario d’ambasciata in un rapporto scritto nel 92. Del resto, è il preferito di Berlusconi tra quelli del centro-sinistra. E infatti è stato candidato al Quirinale per qualche minuto nel 92 – quando elessero Scalfaro – e per qualche ora l’anno scorso, quando venne scelto Napolitano.
• Perciò stiamo tranquilli.
Ahimé no, perché l’uomo dice le bugie. La prima volta che lo buttarono giù dal governo, arringò i senatori: «Mi considero uno imprestato alla politica...». Frase che significava: me ne torno a casa e ci resto. Invece è ancora qui che fa impazzire i tifosi chiudendogli gli stadi... [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 8/2/2007]