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 2007  febbraio 22 Giovedì calendario

Ieri sera, poco prima delle otto, il presidente del Consiglio Romano Prodi si è dimesso. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, comincia stamattina alle dieci e mezza le consultazioni che porteranno alla formazione di un nuovo governo o a elezioni anticipate

Ieri sera, poco prima delle otto, il presidente del Consiglio Romano Prodi si è dimesso. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, comincia stamattina alle dieci e mezza le consultazioni che porteranno alla formazione di un nuovo governo o a elezioni anticipate.

• Che è successo?
E’ successo che ieri mattina il ministro degli Esteri D’Alema è andato al Senato a spiegare la politica estera del governo. Al termine del suo discorso, i senatori hanno votato un documento (detto mozione) nel quale bisognava dire se si era d’accordo con quello che D’Alema aveva detto oppure no. E cioè: se si era d’accordo oppure no con la politica estera del governo. Il Senato ha respinto la mozione, cioè ha votato no. Erg dimissioni.

• Ma i governi non cadono solo se gli si leva la fiducia? Come funziona questa faccenda?
Allora: in Italia c’è il sistema della fiducia. Cioè il governo, quando si insedia, spiega ai deputati e ai senatori quello che vuole fare. Se i deputati e i senatori, in maggioranza, sono d’accordo, il governo può lavorare. Altrimenti, no. Ci sono poi delle leggi che il governo considera molto importanti e sulle quali – come si dice – «mette la fiducia». Significa: se tu Parlamento non mi approvi questa legge io mi dimetto. Infine ci sono delle questioni così importanti che non c’è nemmeno bisogno di mettere la fiducia. Se il Parlamento non è d’accordo, bisogna dimettersi. chiaro che la politica estera è una di queste: se tu vai in Parlamento e dici che vuoi fare una certa politica estera e il Parlamento (nel nostro caso il Senato) ti dice di no, beh è chiaro che ci vuole un altro governo che possa fare una politica estera condivisa da deputati e senatori.

• Ma che cosa voleva fare di così tremendo in politica estera il governo Prodi?
In questo momento ci sono due questioni concrete in piedi: permettere o no agli americani di allargare la base militare di Vicenza e mantenere in Afghanistan il nostro contingente di poco meno di due mila soldati. Su Vicenza, Prodi e D’Alema vogliono dare l’allargamento e invece sabato scorso tre segretari dei nove partiti che sostengono la maggioranza hanno sfilato contro l’allargamento. Sull’Afghanistan, dove Prodi e D’Alema vogliono restare, questi stessi tre partiti (detti in sintesi sinistra radicale) vogliono il nostro ritiro o, come minimo, un impegno del governo a tirarsi indietro. Ieri però, durante la discussione con D’Alema, sono anche venute fuori altre questioni, più di fondo. E cioè: la politica estera del governo Prodi è diversa da quella del governo Berlusconi o, nella sostanza, uguale? D’Alema ha detto che è diversa, ma i senatori Turigliatto e Rosso dell’estrema sinistra non pensano che sia così diversa e hanno votato contro. Invece ai senatori a vita Andreotti e Pinifarina non è piaciuto che D’Alema dichiarasse di non sentirsi collegato alla politica estera del passato e non gli hanno votato a favore neanche loro, anche se per il motivo opposto. Poi c’è stato il voto contrario del senatore Cossiga che giudica la politica estera di Prodi-D’Alema troppo distante dagli americani, troppo vicina agli arabi, troppo poco amica di Israele. Turigliatto, Rossi, Andreotti e Cossiga avevano finora votato per il governo. Pinifarina, che è un senatore a vita, non aveva mai partecipato ai lavori del Senato. Fine di questo governo Prodi.

• Sono solo cinque senatori. bastato così poco?
Al Senato il governo Prodi ha in pratica gli stessi voti dell’opposizione. Finora se l’era cavata con il sì dei senatori a vita. Ma il vantaggio era così esiguo che è bastato il dissenso minimo di due parlamentari e un voto critico di tre senatori a vita per buttarlo giù.

• E adesso che cosa accadrà?
Napolitano ascolterà l’opinione dei capi-partito. Quelli del centro-destra chiederanno di rimandare Prodi a casa e di fare un governo presieduto da qualcun altro (Dini?). Oppure di tornare a votare. Quelli del centro-sinistra vorranno un nuovo incarico per Prodi e di fare più o meno finta di niente. Ma sarà difficile: la maggioranza al Senato, col governo Prodi così come l’abbiamo conosciuto, non c’era prima e non ci sarà neanche dopo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 22/2/2007]