La Gazzetta dello Sport, 13 marzo 2007
Ieri sono stati rinchiusi nel carcere di Potenza il fotografo Fabrizio Corona e i signori Andrea Carboni e Marcello Silvestri
Ieri sono stati rinchiusi nel carcere di Potenza il fotografo Fabrizio Corona e i signori Andrea Carboni e Marcello Silvestri. Sono accusati di aver capeggiato un’organizzazione che fotografava persone importanti, poi le ricattava minacciando di dare le foto ai giornali, quindi investiva i soldi estorti in questo modo in cocaina e ragazze da prostituire. Nella medesima inchiesta sono coinvolti Riccardo Schicchi, celebre manager del porno (dai tempi di Cicciolina in poi), agli arresti domiciliari. E Lele Mora, il famoso agente di divi e dive (tra cui, fino all’anno scorso, Simona Ventura), a cui è stato fatto divieto di espatriare. Coinvolte altre 15 persone. Il pubblico ministero Henry John Woodcock aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari di proibire i viaggi all’estero anche al calciatore Gilardino e alla valletta Flavia Vento, a suo dire troppo reticenti nella fase preliminare dell’inchiesta. Ma il giudice Alberto Iannuzzi, che pure ha concesso le altre misure restrittive, su questi due ha risposto di no.
• Abbia pazienza, ho due domande futili. Prima domanda: che c’entra Potenza?
Francamente non lo so. Credo che un’inchiesta cominciata parecchi anni fa e che riguardava gente del posto abbia gemmato rami su rami fino a mettere nelle mani di Woodcock Vittorio Emanuele di Savoia, poi il povero Salvo Sottile, il portavoce di Fini che avrebbe molestato gravemente la Gregoraci e che adesso è stato prosciolto da tutto (il libro sulla vicenda, in uscita a giorni, lo ha scritto la moglie!). Infine Fabrizio Corona e Lele Mora. La new entry del gruppo è Schicchi, se non sbaglio.
• Seconda domanda futile: il giudice è americano?
No, è un giovane magistrato figlio di un inglese e di una napoletana, cresciuto a Napoli. Grazie a lui Potenza è diventata la capitale mondiale del crimine. La settimana scorsa è venuto a Milano probabilmente per passare l’inchiesta, dato che i reati, se esistono, sono stati commessi a Milano o, al massimo, a Roma. Non so come sia finito l’incontro, ma mi pare che l’inchiesta sia rimasta a Potenza.
• Lei ha detto: «i reati, se esistono». Non ci crede?
Premesso che tutti sono innocenti fino all’ultimo grado della sentenza, non sono ancora riuscito a capire bene il come e il quando di questa associazione a delinquere. Prendiamo l’accusa a Corona: ha fotografato dei vip – tipo Gilardino o la figlia di Berlusconi – e poi ha ceduto le immagini a Galliani e a Berlusconi che non volevano farle uscire. Posso dirlo? Funziona così da cinquant’anni. Umberto Pizzi, quello che dà le foto a D’Agostino per il sito Dagospia, ha raccontato che una volta fece un Agnelli nudo in barca, gli uomini dell’Avvocato lo chiamarono, lui rispose: vendo le foto solo ai giornali, allora fu contattato da quelli di Ilustratofiat, l’house organ aziendale, che gli offrirono un prezzo impossibile da rifiutare. Può darsi che Corona avesse messo in piedi un’organizzazione di tipo diverso, finalizzata esclusivamente all’estorsione. Fino ad ora Woodcock non ce l’ha fatta vedere e per quel poco che ho saputo di Corona fino all’anno scorso, la sua agenzia funzionava normalmente come tutte le agenzie di questo tipo.
• E come funzionano le agenzie di questo tipo?
Sveglia alle quattro per stampare le foto scattate nella notte. Alle sei escono i venditori con le immagini fresche. Alle 14. 00 riunione e organizzazione dei servizi. Decine di informatori che telefonano. Corona ha a disposizione una trentina di fotografi. I servizi possono andare a cinque, dieci, quindicimila euro. Manuela Arcuri che esce da un ristorante può valere 8 mila euro. Un neofidanzato anche 50 mila. Corona s’è messo alle spalle, in ufficio, una riproduzione del deposito di Paperone. Gira con un Bentley presa in leasing. La sua nuova casa di 300 metri quadri in via Mascagni a Milano era pronta proprio in questi giorni. E l’hanno messo dentro già la settimana scorsa perché ha preso a parolacce due carabinieri.
• E Lele Mora? E Schicchi?
Schicchi fa il porno da una vita e Woodcock per ora non ci ha fatto capire che cosa gli ha fatto fare il salto di qualità verso lo sfruttamento della prostituzione. Lele Mora, nella ricostruzione di Woodcock, avrebbe fatto, se non ho capito male, l’informatore. Tutto è possibile, e quel mondo attira facilmente gli anatemi di moralisti e benpensanti. Per questo dico a lei e a tutti: stiamo calmi. Aspettiamo il processo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 13/3/2007]