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 2007  marzo 29 Giovedì calendario

Ieri, Casini Cesa Baccini e gli altri dell’Udc sono andati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a spiegargli che questo governo, a causa delle proprie contraddizioni e divisioni interne, non sta in piedi e che è loro intenzione condurre un’opposizione dura

Ieri, Casini Cesa Baccini e gli altri dell’Udc sono andati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a spiegargli che questo governo, a causa delle proprie contraddizioni e divisioni interne, non sta in piedi e che è loro intenzione condurre un’opposizione dura. Nello stesso tempo quelli di An e quelli della Lega sono stati convocati da Berlusconi e con lui hanno discusso di questa situazione inaspettata: avendo al Senato l’Udc votato a favore e gli altri partiti del centro-destra contro (sia pure con la scappatoia di astenersi), pare a questo punto più saldo il centro-sinistra del centro-destra, nonostante che al suo interno il centro-sinistra abbia partiti che la pensano in modo così difforme su una gran quantità di cose assai importanti.

• La scongiuro di farmi capire qualcosa. No, cominci dall’inizio, faccia conto che io sia arrivato da Marte.
Va bene, va bene. Allora c’è una coalizione di governo formata da nove partiti, okay? In questo momento dimentichiamola. C’è poi un’opposizione, formata da quattro partiti. In ordine di importanza: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Lega. Forza Italia è il partito di Berlusconi, Alleanza Nazionale sarebbe il vecchio Msi che si è ripulito e non è più fascista, l’Udc è uno dei tanti pezzetti che sono nati quando la Democrazia cristiana è andata in pezzi, cioè sono cattolici moderati, una versione di quelli che una volta si chiamavano dorotei...

• Non la faccia troppo difficile...
D’accordo. Poi c’è la Lega di Bossi e su questo partito persino lei dovrebbe sapere qualcosa. Dunque questi quattro, fino alle elezioni dell’anno scorso, comandavano. Se lo ricorda? Berlusconi (il capo di Forza Italia) era presidente del Consiglio, Fini (il capo di An) era ministro degli Esteri, Casini (il capo dell’Udc) era presidente della Camera, come adesso Bertinotti. Non andavano d’accordo neanche allora, ma la situazione si aggravò dopo un paio d’anni di governo insieme soprattutto per quest Berlusconi risultava il capo assoluto di tutti quanti, Fini e Casini, al suo confronto, facevano la figura dei reggicoda. Cominciarono ad agitarsi soprattutto quelli dell’Udc: bisognava che gli elettori li vedessero, che non sembrassero insignificanti, che avessero, o almeno sembrassero avere, un ruolo. Quindi: prima diede un bel po’ di scosse Follini, fino ad uscire dal partito e adesso a votare per Prodi. Subito dopo fece lo stesso Casini, ancora più spaventato perché il centro-destra non era stato massacrato dagli elettori – secondo l’opinione di tutti – grazie all’attivismo patologico di Berlusconi, forsennatamente presente in tv fino all’ultimo minuto disponibile e ancor più illuminato di prima dai riflettori (mentre gli altri, sempre in ombra).

• Perciò Casini sgomita perché sta cercando il suo spazio. E la legge elettorale?
Un partito del 6 per cento guadagna bene se il sistema gli consente di esercitare un qualche potere di interdizione. Per essere decisivi ci vuole il proporzionale, dove la maggioranza si raggiunge col metodo di mettere insieme vari pezzi per cui ogni pezzo risulta alla fine indispensabile al raggiungimento del 51%. In questo modo, pezzi, pezzetti e pezzettini (cioè partitini e micropartitini) sono molto più forti di quel che meriterebbero. Casini vuole esattamente questo – che sia proprio alla tedesca non è così decisivo – e infatti il padre dell’attuale legge elettorale è lui. Berlusconi è naturalmente incline al maggioritario, che premia le forze maggiori e taglia le ali.

• Quindi, la destra non si ricompatterà mai.
Piano. L’Udc è stata votata da elettori di destra e un passaggio a sinistra provocherebbe certamente un’emorragia di voti. Infatti ieri sono andati al Quirinale anche per rassicurare il loro elettorato. Una qualche intesa le due destre la dovranno trovare perché alla fine di maggio ci sono le amministrative.

• Mi pare però che stiano litigando.
C’è una questione su Verona, dove Casini vuole assolutamente candidare Meocci, quello che faceva il direttore generale della Rai, mentre la Lega dice di avere a Verona un nome «sicuro». Ci sono contrasti anche su Frosinone, sull’Aquila, su Asti. Adesso fanno la voce grossa sia questi che quelli. Ma si metteranno d’accord Berlusconi vuole dare alle amministrative un significato politico perché è sicuro che Prodi perderà. Se vanno al voto separati, invece, potrebbero far cilecca anche in questa partita. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 29/3/2007]