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 2007  aprile 18 Mercoledì calendario

Il ragazzo che ha ammazzato 33 persone in quell’università americana (la Virginia Tech di Blacksburg) è un sudcoreano che stava negli Stati Uniti con un permesso da residente

Il ragazzo che ha ammazzato 33 persone in quell’università americana (la Virginia Tech di Blacksburg) è un sudcoreano che stava negli Stati Uniti con un permesso da residente. Studiava inglese. Si chiamava Cho Seung-Hui. Aveva 23 anni. La ricostruzione più probabile è che sia andato nel dormitorio e abbia trovato la sua ragazza a letto con un altro. Aveva con sé una calibro 22 e ha ucciso subito tutti e due. poi tornato nella sua stanza, ha scritto uno o più biglietti contro «i giovani ricchi», «i ciarlatani disonesti», «la dissolutezza». Ha aggiunto: «Mi avete costretto a fare questo». Ha quindi preso una seconda pistola (una calibro 9), è uscito e, traversando quei prati meravigliosi, si è diretto verso un edificio di aule, chiamato Norris Hall. Mentre camminava, sparava. Dovrebbe aver percorso un tre chilometri circa. Dovrebbe aver attraversato almeno uno dei parcheggi. Gli studenti fuggivano a chiudersi nei loro appartamenti o nelle classi. Cho procedeva come se stesse facendo un safari. Giunto al Norris Hall, non ha esistato a uccidere studenti, studentesse e professori che si trovavano sulle scale. entrato in quattro classi e ha fatto fuoco su quelli che stavano dentro. Alla fine s’è tolto la vita. Trentatré morti in tutto. La più grande strage di questo tipo nella storia degli Stati Uniti.

• Che significa di questo tipo?
Tizi che entrano in una scuola con l’intenzione di uccidere, e armati fino ai denti. L’ultimo in settembre, nel liceo Platte Canyon di Bailey in Colorado. Una ragazza morta e l’assassino suicida. Il più famoso quello di Columbine, nel ’99, dodici studenti ammazzati da due loro compagni.

• E’ quello del documentario di Michael Moore, no? Non ho capito perché gli studenti, vedendo il coreano che sparava, non hanno dato l’allarme.
Hanno dato l’allarme, ma per e-mail perché stavano chiusi nelle loro stanze senza telefono. E la polizia non scarica le mail ogni minuto. Sì, Columbine è il posto del famoso film di Michael Moore (Bowling a Columbine), il documentario realizzato anche per chiedere l’abolizione del permesso di tenere armi.

• Già, c’è questo fatt gli americani hanno l’abitudine di tenere in casa un sacco di fucili e di pistole.
Circa 200 milioni tra pistole e fucili. Il 42 per cento del cittadini è armato. Le armi in casa sono previste dal Bill of Rights, i dieci emendamenti alla Costituzione votati tra il 1789 e il 1791: il secondo prevede il diritto di possedere un’arma e portarsela dietro. Una consistente parte dell’opinione pubblica è d’accordo. Gli occupati del ramo sono molte migliaia. Cambiare la Costituzione sarebbe ancora più complicato che da noi.

• Scusi, anche noi abbiamo un’industria delle armi con i fiocchi, Beretta è pure riuscito a vendere il modello 92 agli americani. Però mica possiamo girare armati.
Il ministro della Difesa di Berlusconi, Antonio Martino, avrebbe voluto rendere più semplice la procedura per ottenere il porto d’armi. Gli saltarono addosso tutti. Allo stesso modo, la condanna per l’orefice che ammazza il ladro è da noi sempre abbastanza forte: i tribunali hanno condannato molte volte il commerciante che si è difeso, imputandolo di eccesso di legittima difesa. Noi abbiamo una cultura che tende a sminuire la responsabilità individuale: il ladro è ladro, sì, ma è ladro anche per colpa della società. Forse solo per colpa della società. In un famoso apologo del Sessantotto i giudici chiedevano all’imputat «In che cosa abbiamo sbagliato?». La dimensione sociale annega, alla fine, qualunque colpa e, come sappiamo, anche qualunque merito.

• In America invece...
In America invece la responsabilità individuale è tutto. Tu puoi girare armato perché hai diritto di difenderti. Anzi, lo Stato ha interesse che tu ti difenda. Perché all’inizio, quando stavano costruendo il Paese (nel Settecento, appunto) lo Stato ti ha mandato a conquistare le terre incolte dell’Ovest garantendoti che tutto quello che avresti recintato sarebbe stato tuo e che avresti potuto difenderlo a fucilate contro chiunque. In inglese c’è un’espressione che allude al fucile addirittura come strumento agricol piantare qualcosa a fucilate. La loro dimestichezza con le armi sembra a noi italiani, a noi europei, una cosa orrenda e inesplicabile. Ma fa parte del loro spirito originario, sta nel cromosoma dei loro antenati pionieri e dei sacrifici che hanno fatto per costruire l’America. Per questo, anche quando c’è un massacro in una scuola, è praticamente impossibile fargli cambiare idea. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/4/2007]