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 2007  aprile 29 Domenica calendario

Ieri sera su Raiuno è andata in onda la prima puntata di Apocalypse now, con Gianfranco Funari... • Come mai non dice, come tutti quanti: «Funari è tornato su Raiuno»?Perché Funari su Raiuno non c’è mai stato

Ieri sera su Raiuno è andata in onda la prima puntata di Apocalypse now, con Gianfranco Funari...

• Come mai non dice, come tutti quanti: «Funari è tornato su Raiuno»?
Perché Funari su Raiuno non c’è mai stato. non è mai andato in onda in prima serata. E mai di sabato. Il ritorno c’è nel senso che, dopo undici anni di esilio nelle tv locali (soprattutto Odeon), Funari è tornato su una grande rete nazionale. E questo è il ritorno.

• Che gliene è parso? No, glielo chiedo perché io il programma non l’ho visto.
Io l’ho visto fino a Lucio Dalla, quando son dovuto venire qui per rispondere alle sue domande. Funari s’è presentato in bombetta, bastone, gessato blu, cravatta blu. Scenografia luccicante, costruita con le ruote dentate che stanno negli orologi meccanici e che finiva per ricordare i Tempi moderni di Charlot. L’orologio c’era davvero e sovrastava tutto. stata annunciata la fine del mondo, fissata per sabato 26 maggio alle ore 23, cioè al momento in cui finirà l’ultima delle cinque puntate previste. Il quanto manca?, con relativi ticchettii è il leit-motv del programma. un modo per tener desta l’attenzione, che si chiama climax: aspettiamo tutti il momento culminante per vedere quello che succederà. Parolacce non ne ho sentite. Le ha dette solo Lucio Dalla. Piuttosto Funari ha incespicato parecchie volte, soprattutto all’inizio. Era emozionato.

• Insomma, bene o male?
E’ un’operazione difficile, molto alla Celentano. E del resto la mente dello spettacolo è Diego Cugia, quello che ha inventato alla radio Jack Folla e che ha scritto, appunto, Rockpolitik. Cioè: Apocalypse show è uno spettacolo musicale in cui Funari, nella parte del vecchiaccio che non ha più niente da perdere, fa prediche sull’attualità e soprattutto sull’ecologia, il riscaldamento globale, gli atolli tuvalesi che scompaiono. Mi ha fatto un po’ di tristezza. Sa perché? L’ecologia è innocua, sul fatto che non si deve inquinare siamo tutti d’accordo. Il Funari che avrei voluto vedere, invece, è quello che le canta a tutti quanti, con nomi e cognomi. Ieri sera invece le ha cantate solo a Maurizio Costanzo («Non perdonerò mai al destino di avermi fatto vivere nello stesso secolo di Maurizio Costanzo»). Troppo facile.

• Dunque, male?
Su Canale 5 c’era la Corrida, un avversario formidabile. Su Raiuno una prima serata del sabato deve fare almeno il 21-22 per cento di share. Speriamo. Che accadrà se il programma non sarà il successo che tutti ci aspettiamo e, per quanto mi riguarda, che desideriamo? Abbiamo l’esperienza recente di Simona Ventura, che con Teo Teocoli ha tentato la prima serata su Raiuno (con Colpo di genio), è andata male, è stata sospesa. Fabrizio Del Noce, che ha avuto il coraggio di riportare Funari in serie A, se gli ascolti non dovessero essere quelli giusti oserà sospendere il programma? Non riesco a immaginarlo. Ma c’è anche un altro punto.

• Quale?
Gianfranco ha una lunga vita e ha fatto tante cose. Da regazzino era così tremendo che la mamma, Laura, maestra elementare, lo riempiva di sberle. Il padre era tipografo. A un certo punto si mise a fare il venditore di acque minerali e portò la ragazza alle Grotte del Piccione, dove cantava Marino Barreto jr. Gli presentarono un conto da mille e cinquecento lire. Pensò: «Sto lavorando per non permettermi mai più le Grotte del Piccione». Si licenziò e cominciò a fare un sacco di mestieri, andò anche in oriente a fare il croupier sulle navi, poi tornò in Italia e faceva il cabaret, poi finì in televisione ed ebbe un gran successo rompendo le scatole a tutti, cominciando da Craxi e finendo a Berlusconi. Andava a cena dal Cavaliere e gli diceva: «A dotto’ e sempre ’sto risotto...». Insomma, un meraviglioso, strafottente avventuriero. A un certo punto era così popolare che pensò seriamente di fare il sindaco di Roma. Ma, dopo aver fatto i primi passi per preparare la campagna elettorale, rinunciò. A chi gli faceva domande rispondeva, da sbruffone, che il sindaco guadagnava troppo poco, appena 50 milioni l’anno. Un giorno però si fece serio e diede questa spiegazione: «Se ciavevo quattro mesi de televisione prima, corevo. Così, no, nun ciò speranze. E allora gnente. E sai perché? Perché io, purtroppo, nun posso pèrde». Mi sono ricordato ’sta frase, ieri sera, e ho guardato il programma col cuore in gola. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 28/4/2007]