La Gazzetta dello Sport, 9 maggio 2007
Ancora ieri a Monza Berlusconi ha gridato che il centro-sinistra lo vuole politicamente morto, che la legge sul conflitto di interessi e quella sul sistema radiotelevisivo sono state concepite con l’unico scopo di toglierlo dalla competizione elettorale, eccetera
Ancora ieri a Monza Berlusconi ha gridato che il centro-sinistra lo vuole politicamente morto, che la legge sul conflitto di interessi e quella sul sistema radiotelevisivo sono state concepite con l’unico scopo di toglierlo dalla competizione elettorale, eccetera. Questo apparente nervosismo del capo dell’opposizione dipende dall’imminenza delle elezioni amministrative, alle quali mancano ormai poco più di quindici giorni. E dal fatto che giovedì scorso la legge sul conflitto interessi ha fatto un primo, piccolo passo in avanti: è stato approvato l’articolo che prevede l’incompatibilità tra cariche di governo e ricchezze superiori ai 15 milioni. Chi si trovasse perciò ad esser chiamato a fare il ministro e ad essere spropositatamente ricco, dovrebbe affidare le proprie sostanze a un blind trust incaricato di amministrargliele.
• Spieghi un po’
Blind trust, cioè fondo cieco. Cieco nel senso che il riccone non può guardare quello che fanno con la sua roba i gestori del fond i quali possono comprare o vendere liberamente senza mai informare il padrone dei soldi. Che è, appunto, cieco. I blind trust esistono, specialmente negli Stati Uniti, proprio per affrontare le questioni relative ai conflitti d’interesse... ah, ma vedo dalla sua faccia che lei non ha le idee chiare sul concetto di conflitto di interessi. Ridotto all’osso significa quest che chi vende e chi compra non possono essere la stessa persona! Invece quando Berlusconi fa il capo del governo non c’è praticamente materia che non riguardi qualcuna delle sue aziende, a cominciare naturalmente dalla televisione e da Mediaset e dal conflitto che si determina per il fatto che il governo ha manforte sulla Rai. Perciò una legge sul conflitto ci vorrebbe. Solo che...
• Dica.
Tutti gli osservatori ritengono che questa legge in realtà non sarà mai approvata. E spiegano che Prodi la spinge soprattutto per rafforzare il suo avversario.
• Prego?
Attaccandolo sul conflitto, Prodi induce il centro-destra a ricompattarsi intorno al suo leader. Il quale, proprio per questo, diventa più forte. Finché Berlusconi è forte, il centro-sinistra non può toccare Prodi, pena un rischio serio di dissolvimento. Rafforzando Berlusconi quindi Prodi rafforza se stesso. Più tardi, diventati più forti tutti e due all’interno dei rispettivi schieramenti, ci sarà il tempo per mettersi d’accordo.
• Cioè lei dice che maggioranza e opposizione, centro-sinistra e centro-destra, fanno tanto chiasso e poi sotto sotto...
Ma scusi, per ultimo lo ha scritto Pietro Citati su Repubblica l’altro giorno. Le loro polemiche, le loro grida d’allarme, gli insulti che si tirano addosso mascherano in realtà una complicità di fond stanno tutti, destra e sinistra, sulla barca della politica e sono tutti impegnati a farla sempre più ricca.
• Mi pare un discorso un poco qualunquista.
Non lo è, perché stavolta è confortato dai numeri e da fior di studi. I politici sono ormai dei professionisti che traggono i loro mezzi di sostentamento (molto cospicui) dall’attività di parlamentari o di consiglieri europei, regionali, provinciali, comunali e quant’altro. Badi che ci metto dentro pure i sindacalisti: il modo con cui è stato organizzato l’Inps, per esempio, dà da vivere a parecchie migliaia di persone del tutto inutili. Gli scontri a parole tra i leader politici sono perciò pura facciata. Tutto quello che veramente fanno, gli uni e gli altri, ha come scopo quello di garantire la sopravvivenza del sistema, l’intangibilità delle aree di potere di ciascuno e possibilmente l’incremento di tornaconto proprio e anche complessivo (do ut des). Per esempio sono tutti sostanzialmente d’accordo su una legge che consenta ai partiti di creare Fondazioni, un veicolo esentasse che permetterebbe di incassar soldi con finalità finto-nobili, ma che servirebbero in realtà solo a rimpinguare le casse. C’è una parola che riassume tutt i politici sono ormai una casta, separata dal resto del paese e che ha sempre di più le sembianze del parassita. Glielo spiega bene, tra gli altri, un libro che si intitola proprio La casta e che dovrebbe spingere tutti quanti – Prodi, Berlusconi e gli altri – ad andarsi a nascondere. Lo hanno scritto due formidabili giornalisti del Corriere della Sera, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Ma di tutto questo, libro compreso, continueremo a parlare domani. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 8/5/2007]