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 2007  maggio 24 Giovedì calendario

Ieri, quindici anni dalla morte di Falcone, una “nave della legalità” partita da Civitavecchia ha portato a Palermo 1300 studenti di tutt’Italia che si sono aggiunti ai manifestanti riuniti dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, presieduta dalla sorella del magistrato-martire, Maria

Ieri, quindici anni dalla morte di Falcone, una “nave della legalità” partita da Civitavecchia ha portato a Palermo 1300 studenti di tutt’Italia che si sono aggiunti ai manifestanti riuniti dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, presieduta dalla sorella del magistrato-martire, Maria. Il presidente Napolitano ha mandato un messaggio a Maria Falcone in cui sostiene che la mafia potrà essere battuta solo «dall’impegno di tutte le forze politiche e sociali e con la partecipazione di tutti i cittadini».

• Non è che mi ricordi tanto bene l’episodio...
«Quel giorno di quindici anni fa i mafiosi aspettarono le auto blindate che arrivavano dall’aeroporto di Punta Raisi nascosti su una collina. Alle 17,56 e 48 secondi fecero esplodere quattrocento chili di plastico e di tritolo. Il piano prevedeva che appena l’auto di Falcone fosse giunta all’altezza di un vecchio elettrodomestico abbandonato sul ciglio della strada, dalla collina qualcuno premesse il pulsante del radiocomando. Ha raccontato il pentito Gioacchino La Barbera: «La macchina di Giovanni Falcone andava più piano del previsto. Avevamo fatto le prove a una velocità di 160 chilometri all’ora, invece quelli andavano a 80, 90 all’ora. Io procedevo parallelo a loro, sulla mia Lancia Delta, lungo la strada che costeggia la Palermo-Punta Raisi, e parlavo al telefonino con quelli che stavano sulla collina di Capaci. Parlavo lentamente per far capire loro che l’andatura di Falcone era più bassa dei nostri calcoli, e dentro di me pensav “Questo si salva... questo si salva”». L’uomo del telecomando era Giovanni Brusca, diventato famoso per aver sciolto un bambino nell’acido.

• Ma Falcone non era protetto?
Aveva tre uomini di scorta. Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, tutti morti a Capaci. In macchina c’era anche la moglie Francesca Morvillo, dilaniata come gli altri. Falcone voleva che lei lo lasciasse e per convincerla l’aveva portata a Corleone: «Lo vedi quel bar? Non puoi vivere con un uomo che per il semplice gesto di entrare in quel bar può morire». Un’agenzia immobiliare, scoperto che un appartamento era per il giudice, se l’era ripreso. Brusca, l’uomo del telecomando, raccontò che la decisione di eliminare Falcone era stata presa dieci anni prima. S’era pensato di adoperare un bazooka, poi i mafiosi, sperimentando l’arma all’aria aperta, avevano scoperto che il bazooka uccide attraverso il calore, una fiammata da 3000 gradi, e avevano lasciato perdere. Era l’84. Nell’89, all’Addaura, la scorta aveva scoperto che la sua borsa da sub era zeppa di esplosivo. Buscetta, il grande pentito, gliel’aveva detto: «Lei è un morto che cammina».

• Magari nel momento in cui l’hanno ammazzato aveva in mano qualche carta decisiva.
Può darsi. Non era stato eletto come consigliere istruttore e aveva perciò accettato di collaborare con Claudio Martelli, in quel momento ministro di Grazia e Giustizia. Lo attaccarono per questo. L’Unità scrisse: «Non si sa bene se sia il magistrato che offre la sua penna al ministro, o se sia il ministro che offre la sua copertura politica al magistrato». Lui rispose: «A Palermo mi tolgono i fascicoli da sotto il culo, Martelli mi chiama: avrei dovuto rifiutare?».

• Sembra impossibile che qualcuno gli abbia fatto la guerra.
In Italia, fino a stamattina, vige la seguente regola: l’interesse del Paese viene dopo l’interesse della mia parte, pure se tu sei un bravo magistrato non ti devi permettere di stare a sentire i miei avversari. La mafia però lo voleva uccidere perché «faceva danni». Riina stava in carcere duro (non ancora: lo arresteranno il 15 gennaio 1993 - ndr) e la Cassazione aveva confermato le condanne del maxi-processo. Con i rappresentanti della vecchia politica – a causa dell’azione di Falcone – non si trattava più, e intanto il governo era caduto, ci sarebbero state le elezioni anticipate, bisognava scegliere il nuovo presidente della Repubblica e i magistrati di Mani pulite erano alle porte. In un momento di crisi come quello, Falcone, così prossimo a Martelli, poteva addirittura diventare procuratore generale anti-mafia. Lo ammazzarono, poi ammazzarono Borsellino. Vennero uccisi anche gli andreottiani Salvo Lima e Ignazio Salvo. Delitti che, secondo i pentiti, contenevano il seguente messaggi abbiamo capito che il vecchio sistema di potere, quello con cui trattavamo fino a ieri, è morto. Avvertiamo i nuovi che siamo a disposizione per discutere.

• Quindi?
Quindi, come ha detto il presidente Napolitano, ci vuole «l’impegno di tutte le forze politiche e sociali e la partecipazione di tutti i cittadini». Semplice, no? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 23/5/2007]