La Gazzetta dello Sport, 4 giugno 2007
La storia del ferroviere polacco Jan Grzebsky, che s’è svegliato dopo 19 anni di coma e s’è trovato in un paese senza comunismo e pieno di telefonini, ha fatto il giro del mondo
La storia del ferroviere polacco Jan Grzebsky, che s’è svegliato dopo 19 anni di coma e s’è trovato in un paese senza comunismo e pieno di telefonini, ha fatto il giro del mondo. Nell’88, quando Jan si ruppe la testa sul lavoro e i medici dissero ai parenti che non sarebbe sopravvissuto più di un paio di mesi, sugli scaffali dei negozi polacchi si trovava solo tè e aceto, la carne era razionata, se qualche negozio rimediava una lattina di Coca Cola si formava la fila per comprarla, niente viaggi all’estero, niente libera stampa, niente auto di lusso, ma solo macchine Trabant o 125 fatte sul posto. La moglie di Jan, Gertrude, che ha dedicato i migliori anni della sua vita al marito (cambiandogli la posizione a letto ogni ora, parlandogli di continuo come se lui stesse a sentirla, pulendolo e dandogli da mangiare e da bere: i due hanno quattro figli), adesso ha dovuto spiegargli che al governo ci sono due gemelli di estrema destra e che i polacchi vanno all’estero anche troppo: in Europa s’è addirittura diffusa la paura dell’idraulico polacco.
• Gli avrà anche detto che il papa polacco non c’è più. Senta un po’, ma tra oggi e vent’anni fa ci sono poi tutte queste differenze? Cioè, mettiamo che capitasse a uno dei nostri italiani in coma, so che ce ne sono anche da noi, se, come dobbiamo augurarci, uno di loro a un tratto aprisse gli occhi?
Beh, vedrebbe un mondo abbastanza diverso, anche se non così diverso (forse) come quello che ha trovato Jan. Lì è venuto giù il comunismo, un regime che permeava di sé la vita di tutti. Noi non abbiamo più nessuno dei partiti di allora: a quell’epoca dominavano Dc e Psi, nell’87 – cioè vent’anni fa – era ancora presidente del Consiglio Craxi, e dopo di lui ci furono due governi e un’elezione politica (Fanfani e dopo il voto Goria). In America c’era Reagan, in Inghilterra la Thatcher, il papa era Wojtyla, l’Unione sovietica esisteva ancora, ma il capo era Gorbaciov, cioè era cominciato il tramonto. Castro e tutti i regimi comunisti europei erano in piedi, la Germania era divisa in due, a Berlino c’era il muro e in Romania i Ceausescu. Il presidente francese era Mitterrand, quello italiano Cossiga. Le suona tutto così nuovo?
• In fondo non tanto. Che facevano i papaveroni di adesso, i vari Berlusconi, Prodi, D’Alema, Veltroni, Fini eccetera?
Berlusconi faceva televisione, era protetto da Craxi e non pensava alla politica. Prodi era presidente dell’Iri e, almeno apparentemente, non pensava alla politica neanche lui. D’Alema era un giovane deputato di 38 anni, eletto in Puglia, già bene in vista ma ancora di belle speranze, che tramava con Occhetto per far fuori il segretario del partito Alessandro Natta. Veltroni, trentaduenne, venne eletto alla Camera per la prima volta quell’anno e sparò a zero contro Celentano che in televisione faceva impazzire tutti con i silenzi (era Fantastico 8). Giorgio Bocca aveva definito Celentano “un cretino di talento”. Mina era già diventata invisibile, Arbore ci mandava in visibilio con Indietro tutta. Fini diventò segretario del Msi quell’anno. Già, c’era ancora il Msi.
• Non è così diverso da adesso.
A parte i telefonini, Internet e la genetica. I telefonini non c’erano, il protocollo http, che lanciò definitivamente la rete su scala globale (cioè il World Wide Web, o www), è del ’91 e la genetica esisteva, naturalmente (la struttura elicoidale del Dna venne scoperta da Crick e Watson nel ’53), ma non c’era la consapevolezza diffusa che abbiamo oggi del fatto che “tutto è genetica”. Proprio vent’anni fa cominciarono i primi esperimenti sul pomodoro, l’antenato, per dir così. di tutti gli Ogm.
• Era meglio vent’anni fa o adesso?
Chi può dirlo? Quando ero giovane si studiavano libri che s’interrogavano sull’idea di progresso. Cioè, c’era questa sicurezza che, procedendo la storia del mondo, non avrebbe potuto esserci che progresso. Quest’idea, che si basava sulle continue scoperte scientifiche e sulle loro applicazioni tecnologiche, è adesso assai dubbia. vero che fabbricare un uomo è ormai tecnologicamente banale e che la scienza ci promette vite lunghe quattrocento o forse cinquemila anni. Ma mi pare che la paura prevalga sulla speranza: saremo invasi dai musulmani che taglieranno la testa a ognuno di noi, il petrolio finirà, l’Italia o l’Europa saranno sommerse dalle acque, la Terra, trasformata in una palla di fuoco, diventerà un immenso deserto. Eccetera, eccetera. Non continuo, tanto queste paure lei le conosce benissimo.
• Lei è vecchio e rimpiange i tempi belli.
Può darsi, può darsi. Ma è più di sessant’anni che qui in Europa non abbiamo una guerra, una cosa praticamente mai vista. E se avessimo vissuto nell’età dell’oro e non ce ne fossimo accorti? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/6/2007]