La Gazzetta dello Sport, 14 giugno 2007
Il Fisco ha diffuso ieri certi dati su pressione fiscale e evasione che sono destinati a far discutere parecchio
Il Fisco ha diffuso ieri certi dati su pressione fiscale e evasione che sono destinati a far discutere parecchio. In pratica si tratta di questo: la pressione fiscale, secondo la nostra Agenzia delle Entrate, è al 41 per cento. Ma se si fa il calcolo della pressione sui soli contribuenti che pagano effettivamente, si vede che la pressione è addirittura al 51. Cioè chi paga le tasse, secondo questa analisi dell’Ufficio Studi dell’Agenzia delle entrate (autori Massimiliano Marigliani e Stefano Pisani), è messo sotto pressione di dieci punti in più a causa di quelli che non pagano le tasse.
• In cifre?
In cifre i redditi imponibili sono in tutto uguali a 818,4 miliardi. Di questi 548,3 pagano le tasse e 270,1 no. Quindi, è il ragionamento del fisco, se costringessimo quel terzo di reddito imponibile che scappa a tirar fuori i soldi, gli altri subirebbero una pressione più bassa. Semplice e incontrovertibile. Ma sbagliato.
• Perché?
Una cosa sono gli uffici studi, un’altra la realtà reale. Quando si scova un evasore, e la benemerita Guardia di Finanza lo fa sapere a tutto il mondo, il pubblico pensa che gli si mettano subito le mani in tasca e che il giorno dopo i soldi entrino in cassa. Non è mai così: gli evasori scoperti resistono, rinviano, si appellano, s’attaccano a ogni minimo cavillo e alla fine le somme effettivamente recuperate e messe al sicuro sono – dopo moltissimi anni – difficilmente superiori al 10 per cento dell’evasione accertata. Se lei parla con un qualunque commercialista si sentirà spiegare, sorprendentemente, che il creditore più semplice, il più comprensivo, il meno combattivo è alla fine proprio il fisco. Col fisco un accordo si trova sempre. Il fisco italiano è un buon compagno di strada.
• Ma che sta dicendo?
Beccare tutti gli evasori, beccare tutti quelli che hanno conti nei paradisi fiscali, beccare tutti quelli che non versano l’Iva (in certe zone del Sud il 90 per cento) è semplicissimo, se si vuole. Ripet se si vuole. Ma non si vuole, ed è in un certo senso giusto che non si voglia: se il fisco si mette a fare sul serio, se il fisco si americanizza, l’azienda Italia chiude. Perché le tasse che pretende lo Stato italiano – qualunque siano i ragionamenti dell’ufficio studi di Visco – sono troppe in base a tutti gli indicatori e sono troppe a prescindere dall’evasione. Anzi, secondo un’equazione nota in economia come curva di Laffer, se le tasse verranno aumentate ancora, lo Stato incasserà di meno in termini assoluti perché l’evasione aumenterà ancora di più.
• Spieghi un po’ sta curva di Laffer.
Artur Laffer è un economista americano che per far capire la sua idea al capo di gabinetto del presidente americano Gerald Ford disegnò su un fazzoletto di carta una curva simile a una montagna con la cima molto tonda. Questa curva mostrava che se la pressione fiscale supera un certo punto x, gli introiti da tasse diminuiscono. Cioè l’evasione aumenta. Proprio ieri il ministero delle Finanze ha fornito anche le cifre delle somme sottratte al fisco dal 1980 a oggi: ebbene si vede che aumentano di anno in anno, passando dai 44 miliardi evasi del 1980 ai 270 del 2004. Infatti in questo stesso quarto di secolo la pressione fiscale è aumentata in proporzione!
• Se non ho capito male, il modo per prendere più soldi con le tasse sarebbe, secondo questo ragionamento, quello di abbassare le aliquote.
Certo. Tagliando però nello stesso momento le spese. Che è quello che il governo non può fare, perché tagliare le spese significa intervenire sulle clientele che saccheggiano i conti pubblici ma portano voti. Badi, vale per Prodi e valeva per Berlusconi, in questo del tutto identici. Sempre ieri è stato diffuso il dato sull’aumento della spesa pubblica nel 2006: +7,9 per cento. Enorme. Infatti la Ue ieri ci ha fatto una ramanzina molto seria nel suo Rapporto 2007 sulle finanze pubbliche dell’Unione. Ci ha dett primo, non azzardatevi a toccare il tesoretto, che non si sa nemmeno se è “strutturale” (cioè se sono soldi che arriveranno tutti gli anni o soldi che, per qualche ragione misteriosa, ci sono piovuti dal cielo nel 2007 e solo nel 2007), ma destinatelo interamente a diminuire il debito; le tasse andranno tagliate, ma adesso non potete permettervelo (perché abbiamo troppi problemi a breve termine e i vantaggi di una politica alla Laffer si vedono in qualche anno); l’operazione Tfr non sta andando in porto secondo le previsioni e siamo preoccupati: il sollievo di cassa sarà molto inferiore al previsto, mentre sono sicuri gli effetti negativi a lungo termine sul bilancio, dato che lo Stato, succhiando in tutto o in parte le liquidazioni, si carica in realtà di un debito. Sugli evasori, neanche una parola. Strano, no? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 13/6/2007]