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 2007  luglio 10 Martedì calendario

Ogni anno, a luglio, Il Sole 24-Ore rende noti i bilanci dei partiti... • Lo sa che non avevo mai pensato ai partiti in questo modo? Cioè, fanno i bilanci come una qualunque azienda

Ogni anno, a luglio, Il Sole 24-Ore rende noti i bilanci dei partiti...

• Lo sa che non avevo mai pensato ai partiti in questo modo? Cioè, fanno i bilanci come una qualunque azienda.
Certo, e hanno debiti, crediti, dipendenti, ricavi, margini e tutto quello che ha una qualunque impresa. Pensare sui partiti in termini di bilancio è utile. Per esempi la Fiat fa le automobili, Benetton fa le magliette, ma qual è esattamente il prodotto dei partiti? Di solito a questa domanda si risponde: l’organizzazione del consenso. Ma francamente non sono d’accordo. Anche la Fiat e la Benetton organizzano il consenso, il quale si materializza con i gesti d’acquisto (senza consenso, infatti, niente acquisti). Quindi organizzare il consenso non è uno specifico dei partiti. Direi piuttosto, che i partiti producono la classe dirigente, un prodotto piuttosto sofisticato. Dalla vendita di questo prodotto, dovrebbero ricavare le risorse per stare in piedi...

• Guarda un po’ che modo di ragionare... Ho bisogno di un capo, vado da un partito e me lo compro... Che cosa dicono i bilanci a proposito di questo suo strano commercio?
Che vincere le elezioni conviene: nessun partito di centro-sinistra ha chiuso l’esercizio 2006 in rosso. La classifica delle prime posizioni è questa: Ds, +11,8 milioni, Italia dei Valori (Di Pietro) +6,5 milioni, Rifondazione +1,9 milioni (nonostante le perdite di Liberazione). Se si va a guardare, si vede che la maggior parte dei ricavi sono rappresentati dai contributi elettorali, quel sistema – abbastanza pazzesco e concepito anche per aggirare il risultato di un referendum – in base al quale ai partiti non si rimborsano in tutto o in parte le spese effettivamente sostenute durante la campagna elettorale, ma gli si riconosce un tantum per ogni elettore (4 euro per ogni elettore, per ogni Camera e per ogni anno di legislatura, che alla fine fa 200 milioni l’anno, cioè un miliardo di euro). Quindi, un partito che abbia condotto una campagna elettorale oculata – e l’abolizione delle preferenze, in questo senso, aiuta – può guadagnare, cioè ricevere più di quanto ha speso. Da questo punto di vista, sorprendentemente, il partito che dipende maggiormente dai rimborsi elettorali è Forza Italia.

• Come! Avendo alle spalle uno degli uomini più ricchi della Terra?
Forza Italia ha chiuso il 2006 con un avanzo di esercizio di 46,8 milioni. Per il 90 per cento, i ricavi del partito dipendono dai contributi dello Stato, che nel 2006 ha versato agli azzurri 134 milioni. Forza Italia è quello che paga meglio i dipendenti (3,9 milioni per 72 persone) e ha distribuito anche un po’ di soldi a formazioni minori: 273 mila euro nel 2006 e 50 mila nel 2007 ad Azione sociale, il partito di Alessandra Mussolini, 135 mila alla Dc di Rotondi, ecc. Il problema del partito di Berlusconi, così come dei Ds, sono soprattutto i debiti.

• Con le banche?
I diessini sono indebitati per il 95% con le banche. Hanno a capo dell’amministrazione un personaggio formidabile, che si chiama Ugo Sposetti, e che è riuscito a ridurre il debito dai 224 milioni del 2003 ai poco meno di 170 dell’anno scorso. Il debito dei Ds, ereditato dalla gestione del vecchio Pci, è un romanzo. Nel 2001 era addirittura di 501 milioni. Il Pci aveva anche un patrimonio immobiliare gigantesco, finito ora ai Ds e la cui consistenza non è neanche nota con certezza. Dallo scorso gennaio è stata insediata una commissione per capire di che si tratta, anche in termini di mutui. Da allora 61 immobili sono stati liberati da ipoteche e altri 16, che erano stati venduti, riacquistati. In totale i diessini dovrebbero possedere 150-160 immobili. A destra, Forza Italia da sola rappresenta il 90 per cento di tutto il debito della Casa delle Libertà. Ma qui, banche o non banche, non ci sono problemi: il partito ha alle spalle tutta la forza finanziaria di Berlusconi e i soldi deve solo decidere dove prenderli.

• Non ci sono contribuzioni liberali? Regalìe di privati? Soldi non dello Stato?
L’Udc fa tenerezza, è quello con le contribuzioni private più alte (quasi sei milioni) e ha ottocentomila euro che vengono dai Caltagirone, cioè dalla famiglia di Azzurra, la compagna di Casini, madre di una delle sue figlie. I Benetton hanno dato soldi praticamente a tutti. La Lega ha il bilancio più bell raccoglie tre milioni tra un centinaio di finanziatori, l’80 per cento dei quali sono piccole imprese del Nord, un patrimonio netto di otto milioni (attraverso due società che chiudono con piccole perdite), 66 dipendenti per i quali spende 2,8 milioni, soprattutto il contributo pubblico influisce sulla gestione solo per il 53,5 per cent i leghisti mettono in cassa due milioni e mezzo con l’editoria e le manifestazioni. Bravi. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/7/2007]