La Gazzetta dello Sport, 1 agosto 2007
I candidati alla guida del Partito democratico saranno sei... • Sapevo nove.No, sei. Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Piergiorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini
I candidati alla guida del Partito democratico saranno sei...
• Sapevo nove.
No, sei. Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Piergiorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini. Furio Colombo è stato ammesso con riserva, perché la sua documentazione non era completa e deve integrarla entro domani. Pannella e Di Pietro sono stati bocciati.
• Come mai?
Capeggiano un altro partito e, secondo il Comitato 14 ottobre che doveva vagliare tecnicamente le candidature, non hanno partecipato in alcun modo al processo formativo del Partito democratico. Lei si confonde se chiamo il Partito democratico con la sigla Pd? No? Allora, in poche parole, il Comitato 14 ottobre dice che Pannella e Di Pietro col Pd non c’entrano niente e quindi li hanno eliminati dalla gara. Questa eliminazione è parsa a molti censoria, ottusa, liberticida eccetera eccetera. Per esempio, Luca Sofri, che scrive però solo in difesa di Pannella, sostiene che si tratta di una scelta «antidemocratica, sintomo di pavidità e di insicurezza, e autolesionista. Perché un partito nuovo deve poter essere aperto a tutti e obbedire solo a regole democratiche. Perché un partito nuovo non deve aver paura di nessuno, meno che mai di Pannella...» eccetera eccetera.
• Scusi, ma la regola per partecipare qual era? Era previsto che chiunque si potesse iscrivere alla corsa? Se, mettiamo, si fosse presentato Berlusconi?
Infatti. Di Pietro, che ha tuonato contro la bocciatura e minacciato di uscire dal governo, s’era impegnato per iscritto a sciogliere il suo partito – l’Italia dei Valori – appena finite le primarie. Non ho capito Pannella che cosa volesse fare col Partito radicale. In ogni caso, mi pare che sia difficile dar torto al Comitato 14 ottobre. Il PD nasce dalla volontà di due forze politiche – i Ds e la Margherita – di fondersi. Dopo anni e anni di discussioni, in cui non siamo riusciti a sentire l’afflato né di Pannella né di Di Pietro, Ds e Margherita hanno tenuto due congressi distinti e quasi contemporanei lo scorso aprile. In questi congressi hanno deliberato di sciogliersi per dar vita al PD. Entrambi hanno subito, per questo, delle lacerzaioni forti, i Ds perdendo a sinistra tre esponenti di spicco come Mussi, Angius e Salvi che si son portati via almeno il 15 per cento dei consensi e hanno ridotto la forza teorica dei diessini al 14-15 per cento. Nonostante questo, Ds e Margherita sono andati avanti, e hanno stabilito, non senza altre lacerazioni e drammi, di eleggere il prossimo 14 ottobre un Parlamento che scriva lo statuto del partito, e un segretario che lo guidi. Questo segretario sarà forte e, a causa della sua forza, metterà in forse lo stesso governo Prodi, sia che si tratti di Veltroni – come è sicuro – sia che si tratti, per avventura, di qualcun altro. In tutto questo periodo di preparazione, da parte dei due pretendenti bocciati non è stata fatta alcuna mossa. Se volevano candidarsi a guidare il PD potevano convocare i congressi dei loro partiti, deliberarne lo scioglimento e mettere in forse la loro leadership. Così, è troppo comodo.
• Che succederà a questo punto?
Niente di particolare. I due ricorreranno, i loro ricorsi saranno respinti e alla fine di tutto avranno comunque raggiunto lo scopo che si prefiggevan farsi notare e fare le vittime.
• Siamo sicuri che Veltroni vincera?
La vittoria di Veltroni alle primarie è talmente scontata che, se non sarà abbastanza larga, rischia di trasformarsi in una mezza sconfitta. I sondaggi di adesso dicono che prenderà il 60-65 per cento dei voti e che al suo avversario più forte, la cattolica Rosy Bindi, non andrà che il 10 per cento. Se il risultato finale sarà questo, sarà giusto parlare di trionfo. Ma mancano poco più di due mesi e possono succedere tante cose. Si dice che i dalemiani concentreranno i loro voti su Rosy e questo dovrebbe portarle un consenso piuttosto largo. Poi c’è l’altro candidato della Margherita, Enrico Letta, che ha intenzione di girare le spiagge e sfruttare al massimo il web. C’è poi la questione di che fare col governo. Berlusconi vuole che si vada alle elezioni con Prodi a Palazzo Chigi, perché i sondaggi gli dicono che il suo vantaggio attuale sul centro-sinistra s’avvicina ai 30 punti e questo grazie al discredito di cui gode il governo. Proprio per questo, quelli del PD vorrebbero un periodo-cuscinetto prima del voto. Si dà quindi per sicura la caduta di Prodi alla fine di ottobre e la formazione di un esecutivo guidato da Veltroni, che avrebbe il compito di recuperare simpatie al centro-sinistra e far votare il paese dopo un anno. Ma sarà da vedere. Prodi è un osso duro, e ancora più duro quando si tratta di far la guerra con i propri alleati.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 31/7/2007]