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 2007  settembre 30 Domenica calendario

Ieri il governo ha varato la Finanziaria... • Si fermi subito e spieghi intanto il significato di questa parola che sento ripetere di continuo

Ieri il governo ha varato la Finanziaria...

• Si fermi subito e spieghi intanto il significato di questa parola che sento ripetere di continuo.
La Finanziaria è una legge che il Parlamento deve approvare entro il 31 dicembre. Deve approvarla ad ogni cost perciò se si arriverà in prossimità della scadenza senza aver ancora concluso il lavoro, il governo porrà la fiducia e la farà finita (piuttosto probabile). Lei sa che con la fiducia si interrompe la discussione, cadono tutti gli emendamenti (cioè le modifiche proposte dai vari gruppi politici) e si deve prendere o lasciare. Se per ipotesi la fiducia non viene votata, il governo cade.

• Perché bisogna approvarla per forza entro il 31 dicembre?
Perché la Finanziaria stabilisce quanto bisogna spendere, dove bisogna spendere e dove bisogna trovare i soldi che si devono spendere. Dal 1° gennaio 2008 non si potrà muovere un euro che non sia previsto in Finanziaria. Se per una qualche ipotesi la Finanziaria non dovesse essere approvata in tempo, il Parlamento dovrebbe varare un regime di prorogatio (tre o quattro mesi) per consentire le spese ordinarie: stipendi agli statali, eccetera. Fino a tutti gli anni Settanta si andava in prorogatio normalmente. Fu Craxi, da presidentde del Consiglio, a imporre la puntualità. Da allora, non si è mai sgarrato sulla data del 31 dicembre. Anzi la garanzia dell’approvazione fa sì che poi finiscano in Finanziaria anche questioni che non c’entrano niente. Per esempio l’accordo sulle pensioni, per il quale bisognerebbe approntare una legge apposita, finirà quasi sicuramente in Finanziaria, anche se ieri non ce l’hanno messo.

• Perché non ce l’hanno messo?
Per non litigare con i quattro partiti di sinistra. Ce lo metteranno nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre. In questo modo, quando hanno finito (all’alba), hanno potuto annunciare che la manovra era stata approvata all’unanimità.

• Come ha fatto Prodi a convincere tutti?
Dando soddisfazione un po’ a questi e un po’ a quelli. Rinviato il nodo pensioni, il governo ha deciso di far avere 150 euro ai membri delle famiglie “incapienti”. Questa parola designa gli italiani che hanno redditi talmente bassi da non pagare nemmeno un euro di tasse. Famiglie di quattro persone che si trovino in questa fascia riceveranno perciò a Natale un bonus di 600 euro (150 a testa). Poi ci sono gli aiuti per le famiglie che vivono in affitt a quelle che hanno un reddito annuo inferiore a 15.493,71 euro (compresi gli incapienti), sarà concessa una detrazione irpef di 300 euro; a quelle che hanno un reddito doppio (30.987,41), una detrazione della metà (150 euro). In questo modo se ne sono già andati due miliardi di euro. Altri due miliardi saranno destinati ai non autosufficienti, a un bonus per le spese scolastiche e all’aumento delle risorse destinate alle Onlus. Altri tre miliardi saranno destinati al potenziamento delle metropolitane di Milano, Napoli e Roma e a un primo acquisto nell’ambito dell’operazione “mille treni per i pendolari”. Un altro miliardo per impegni internazionali assunti da Berlusconi e mai onorati (almeno questo dicono Prodi e i suoi, e Fini gli ha risposto a muso duro) e mezzo miliardo per costruire case o dare agli sfrattati le case vuote che erano dell’Iacp. Sono otto miliardi e mezzo che saranno spesi attraverso un decreto da emanare subito. Lo dico soprattutto per i bonus di Natale, che è la misura più popolare: nessuno, mi pare, potrà metterla in pericolo.

• Questi mi sembrano provvedimenti per soddisfare la sinistra. E la destra?
Semplificazione per le partite Iva che stanno sotto i 30 mila euro di fatturato annu dovranno pagare un 20 per cento sui ricavi detratte le spese, e dovrebbero risparmiare, grazie alla semplificazione amministrativa, anche i tre-seimila euro del commercialista. un universo di un milione di persone. Sono stati tagliati l’Ires (adesso al 28%) e l’Irap (dal 4,25 al 3,9). C’è stato un ritocco della tassazione dei dividendi, portati al 18,5 dal 12,5. una misura che non saprei collocare politicamente: questi non volevano che la tassazione sulle rendite fosse toccata, quelli la pretendevano al 27%. Ricordiamo che chi fa la Finanziaria deve oltre tutto tener conto di deficit e debito. Il deficit (differenza tra quanto incassiamo e quanto spendiamo) dovrebbe intorno al 2,2% del Pil (cioè siamo in rosso per 2,2% del Pil). Il debito dovrebbe scendere un po’, ma resta immens 1.700 miliardi di euro con interessi da pagare pari a 70 miliardi l’anno almeno, sette volte questa Finanziaria. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 29/9/2007]