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 2007  ottobre 28 Domenica calendario

Ieri, a Milano, prima riunione dell’Assemblea costituente del Partito democratico: Prodi è presidente, Veltroni segretario, Franceschini vicesegretario

Ieri, a Milano, prima riunione dell’Assemblea costituente del Partito democratico: Prodi è presidente, Veltroni segretario, Franceschini vicesegretario. I delegati hanno eletto le commissioni che dovranno adesso decidere come va fatto il partito. I delegati, votati nella stessa giornata del 14 ottobre in cui i tre milioni e mezzo di elettori hanno scelto Veltroni, erano 2.853: la metà di questi, donne.

• Credevo che il Partito democratico fosse cosa fatta. A che serve questa mega riunione con tutte quelle luci e architetture, l’erba verde ecc.?
Il voto del 14 ottobre è servito a eleggere il segretario nazionale, i segretari regionali e questi delegati che si sono riuniti ieri. Il partito, ancora, mica c’è. Per dire: se lei volesse iscriversi e magari diventare un dirigente del Pidì, come dovrebbe fare? Non lo sa nessuno, perché non è stato deciso. Altro esempi come si sceglieranno i candidati alle elezioni, a livello locale e nazionale? Da stabilire. Questioni organizzative non da poco. Nei partiti tradizionali esiste il segretario e poi una serie di organi collegiali. Questi organi possono essere una Segreteria oppure una Direzione politica, un Comitato Centrale o anche una Commissione Centrale di Controllo.

• Ma a che servono?
Sono tutti organismi che svolgono varie funzioni contemporaneamente: permettono una rappresentatività delle varie opinioni, dato che nessun partito è un monoblocco dove tutti la pensano allo stesso modo; limitano il potere del segretario, dato che uno dei timori più forti della politica italiana è quello dell’individuo che conta troppo; aiutano a crescere una classe dirigente perché poi queste strutture sono in qualche modo replicate a livello regionale, provinciale o cittadino a seconda di come il partito è organizzato verticalmente. Quindi, per esempio, lei si iscrive, partecipa alle riunione, dissente, vota, si candida magari a segretario, poi da segretario viene chiamato a Roma, eccetera eccetera. La cosiddetta “carriera”: esiste da sempre e ha generato, in sessant’anni, la classe politica che vediamo. Il Pidì però è nato in un modo singolare, cioè con questi tre milioni e mezzo che hanno votato (e Margherita e Ds insieme non avevano che un milione di iscritti). I due capi (Prodi presidente e Veltroni segretario) precedono la formazione del partito, che è cominciata ieri. Quindi potrebbe capitare che il Pidì abbia alla fine una struttura completamente diversa da quella che le ho descritto. Veltroni, nella sua replica, ha fatto capire qualcosa: il Pidì «non potrà essere un partito tradizionale di iscritti, secondo i modelli già conosciuti nel ’900, ma sarà un partito di cittadini-elettori [...] Le primarie hanno fatto emergere un nuovo protagonista: non più l’iscritto tesserato né il politico professionista remunerato ma il cittadino-elettore attivo».

• Che vuol dire?
Potrebbe essere un’allusione al “partito senza tessere” di tipo americano. Presupporebbe l’adesione di club, associazioni culturali, libere formazioni di cittadini che perseguono magari un unico scopo, grande o piccolo che sia, gente che vuole difendere il Po o magari rendere il gioco degli scacchi materia scolastica. Questo universo di cellule formerebbe il tessuto del partito e parteciperebbe alla sua vita esprimendo candidati, gruppi dirigenti o leader. Senza burocrazie, mediazioni o sintesi, ma solo attraverso continue consultazioni, cioè primarie. La cosa strana è che il massimo fautore di questa organizzazione del Pidì è un avversario, cioè Giuliano Ferrara. Ferrara si è appassionato a questa idea di partito e la persegue con la solita passione, come se fosse un elettore del Pidì, tant’è vero che ho addirittura sentito dire che vuol mollare Berlusconi e passare con Veltroni. Cosa del tutto falsa, naturalmente.

• Qualcuno si oppone?
Beh, dentro il Pidì, mi pare quasi tutti. Del resto non so se ci arriverann suppongo che una cosa di questo genere dovrebbe stare nello statuto e nella Commissione per lo statuto è stato messo De Mita, che ha quasi 80 anni ed è stato un signore delle tessere. Staremo a vedere.

• E Prodi? Più forte o più debole, a questo punto?
Prodi ha detto che a forza di tentare spallate, all’opposizione gli s’è slogata la schiena. Poi ha preso in giro il neologismo TEP, un acronimo – o sigla – che significherebbe “Tutto Eccetto Prodi”. In realtà, non è più forte né più debole di prima. Tutti volevano vedere se Veltroni avrebbe accettato il sistema elettorale tedesco, quello che sembra poter raccogliere l’adesione della maggior parte delle forze politiche. Ieri l’ha indicato come unica via praticabile anche D’Alema. Veltroni, senza chiudere nessuna porta, s’è limitato a dire che a lui piace il sistema francese. Tradotto dal politichese significa: caro Prodi, questo tipo di aiuto non te lo do.  [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 27/10/2007]