vanity, 9 ottobre 2006
Prodi e la finanziaria
• Le probabilità che Prodi cada sulla Finanziaria sono piuttosto alte. Che cosa succederebbe subito dopo è ancora abbastanza nebuloso. Per esempio: un governo solo tecnico, senza nessun esponente di partito al suo interno, presieduto (mettiamo) da Mario Monti, che emendi la Finanziaria di ciò che non va, prepari una nuova legge elettorale e ci faccia votare a marzo-aprile? Oppure: D’Alema premier, si tenta la strada di un governo abbastanza autorevole che faccia durare le Camere i famosi due anni e mezzo capaci di garantire ai parlamentari la pensione? O anche: l’attuale presidente del Senato, Franco Marini, diventa primo ministro e il suo posto viene regalato a un esponente della Casa delle Libertà? In questo ultimo modo, senza un cambio formale di maggioranza, si potrebbe tentare la strada di un governo in grado di discutere con l’opposizione e magari, dopo la Finanziaria modificata e la nuova legge elettorale, abbastanza flessibile da stringere un qualche accordo di programma con il Polo e far durare la legislatura fino al 2009. Gli ultimi sondaggi dànno la Casa delle Libertà nettamente in vantaggio sull’Unione: gli istituti più vicini al governo parlano di un 4-4,5 per cento di consensi in più. Berlusconi ha detto che il vantaggio è di 6 punti. Altri ancora arrivano a ipotizzare un distacco di 10. Forza Italia sarebbe addirittura al 27 per cento. L’insieme mostra in ogni caso un centro sinistra non troppo lontando dalla catastrofe.
• In due parole: la Finanziaria realizza – o con i tagli alle spese o con nuove tasse – 33,4 miliardi di euro. Si ricorderà che all’inizio il ministro Padoa-Schioppa aveva ipotizzato una finanziaria da 35 miliardi. E che poi era accaduto che il Fisco incassasse un mucchio di soldi non previsti (10 miliardi). E che perciò i sindacati e la sinistra della coalizione dicessero: “Facciamo una Finanziaria più morbida, scendiamo a 25 miliardi”. Padoa-Schioppa aveva spiegato: “No, c’è un debito da recuperare troppo alto”. E aveva concesso: Finanziaria da 30 miliardi. Dopo di che ha presentato una legge da 33,4 miliardi e sindacati e sinistra radicale si sono spellati le mani ad applaudire. Come mai? Perché Prodi e Padoa-Schioppa hanno lavorato molto sul lato delle tasse e molto poco sul lato dei tagli. Nessuna lotta agli sprechi, nessun taglio di statali nullafacenti, su quel versante niente di niente. Invece le aliquote dell’Irpef sono state portate da 3 a 5 e si è fatto in modo che tutti quelli sopra i 40 mila euro lordi di stipendio l’anno paghino di più.. Si sono poi tagliati di 4,3 miliardi di euro gli stanziamenti per i Comuni, le Province e le Regioni (i cosiddetti “Enti locali”) e si è stabilito che le imprese versino all’Inps le liquidazioni dei dipendenti che hanno ancora in cassa (5 miliardi di euro). Sorvoliamo sulla reintroduzione di un’altra ventina di balzelli e servitù. In cambio di questo, si è data ai Comuni la facoltà di metter tasse a piacimento (prima non potevano). Si è promessa l’assunzione di 150 mila precari della scuola. Alle imprese sono stati concessi risparmi sul costo del lavoro (il cuneo fiscale) di 5 punti. In più: Prodi, Visco e Padoa-Schioppa si sono impegnati a recuperare 3,3 miliardi di evasione. E hanno giurato che alla fine dell’anno prossimo il nostro rapporto deficit/pil sarà sceso, grazie a questa legge, al 2,8 per cento con gran soddisfazione dell’Europa.
• Le obiezioni alla legge sono (sempre in due parole) le seguenti: per ogni dieci euro tolti ai cittadini cosiddetti “ricchi” ne viene restituito uno solo ai cittadini cosiddetti “poveri”. L’aumento della pressione fiscale – come è scientificamente provato – farà aumentare l’evasione. I tagli agli Enti locali e la nuova libertà di aumentare l’imposizione locale (per esempio l’Ici) spingeranno i Comuni a metter tasse a loro volta: altra evasione garantita. Quindi, come è stato ormai scritto tante volte, l’aumento delle tasse rischia seriamente di produrre un calo degli introiti. Il recupero dell’evasione è certamente una cifra buttata lì a caso (lo ha scritto oltre tutto Alberto Alesina sul Sole 24 Ore): nessuno al mondo è in grado di dire quanta evasione sarà recuperata da qui a 12 mesi. Magari sarà anche più di 3,3 miliardi. Ma potrebbe anche essere molto meno: perciò questo tipo di numeri non deve essere in genere adoperato in leggi come la Finanziaria se non a posteriori. L’insieme dei provvedimenti è inoltre destinato (e questo sta scritto nella Finanziaria stessa) a deprimere economicamente il Paese ancora di più: non ci sono stanziamenti credibili per gli investimenti, è certo che la propensione a spendere delle famiglie sarà più bassa. Alle critiche molto severe degli economisti non nemici del centro-sinistra (Giavazzi, Ricolfi, Boeri), si sono aggiunti i sarcasmi dell’Economist il quale ha attaccato Padoa-Schioppa sul piano personale, scrivendo che da un tecnico che ha lavorato nella Banca centrale europea non ci si sarebbe aspettati un pasticcio simile. Il tutto mentre i sindaci del centro-sinistra – Cofferati in testa – sono in rivolta. Chiamparino – primo cittadino di Torino – vuole venire a Roma e consegnare le chiavi della città a Prodi. Con l’aria di dire: con i torinesi veditela tu. L’unico che difende a spada tratta Prodi e il suo ministro dell’Economia è Scalfari. [Giorgio Dell’Arti]