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 2006  ottobre 23 Lunedì calendario

Fabio Mussi e la finanziaria

• Il primo a uscire dal governo potrebbe essere Fabio Mussi, ministro della Ricerca. Padoa-Schioppa gli ha tagliato 150 mila euro e lui ha annunciato che, se su quel punto la Finanziaria non viene cambiata, si dimetterà. Mussi – che fu amico del cuore di D’Alema (storia finita) – fa parte della sinistra Ds, quella che è pronta a fare la scissione se i Ds accetteranno di fondersi con la Margherita nel Partito democratico. Prodi vuole a tutti i costi il Partito democratico. L’unico non prodiano che si proclama convinto del Partito democratico è Veltroni. D’Alema, Rutelli e gli altri dicono che non c’è altra via, ma con l’aria piuttosto rassegnata. Un altro senatore, Fernando Rossi, del Pdci (Diliberto), ha lasciato il suo partito e detto che voterà contro la finanziaria, che a suo dire non è abbastanza di sinistra.

• Due agenzie internazionali hanno declassato il debito pubblico italiano. Standard and Poor’s: da AA+ ad AA-. Fitch: da AA a AA-. Sono i voti che ha il Botswana. Che cosa significano? Che chi vanta crediti verso l’Italia deve fidarsi di meno, ci sono cioè più probabilità (ancorché remote) che i soldi non siano restituiti mai. L’effetto di questi giudizi dovrebbe essere un innalzamento degli interessi che l’Italia deve pagare ai suoi creditori. Per il momento non è successo niente, ma nel medio periodo un qualche pericolo c’è. Inutile dire che tassi più alti significano peggioramento ulteriore dei conti pubblici eccetera eccetera. Le due agenzie hanno emesso le loro sentenze dopo aver letto la finanziaria di Prodi e Padoa-Schioppa. Prodi e Padoa-Schioppa si sono difesi dicendo che l’abbassamento del ”rating” (come si dice) è in realtà colpa della situazione lasciata da Berlusconi. Ancora pochi mesi – dicono – e tutti si renderanno conto di quanto giusta sia la Finanziaria.

• La quale finanziaria è ancora sotto bombardamento generale e in particolare degli alleati di Prodi che a un certo punto se n’è uscito con la storia che contro di lui c’è un complotto, capeggiato naturalmente dai giornali. In effetti: dopo l’Economist e il Financial Times lo ha criticato la direzione diessina, lo ha attaccato duramente la Repubblica (dando oltre tutto grande evidenza a un suo sondaggio da cui si vede che la popolarità del premier è precipitata), l’altro giornale amico, L’espresso, ha chiesto in ginocchio che Visco si tolga di mezzo, il presidente del Senato Franco Marini ha detto che bisogna cambiare ”con la massima urgenza” la legge elettorale, dichiarazione che si giustifica in un solo modo: andremo a votare presto. Tra le poche e improbabili difese che si son lette, l’unica con un minimo di senso è quella di Vincenzo Guzzi della Morgan Stanley, citata da Giuseppe Turani: alla fine, la Finanziaria da 34 e passa miliardi riporterà il debito sotto controllo e il rapporto debito/pil sotto il 3 per cento, che è un grande risultato ed effettivamente, se fosse raggiunto, lo sarebbe. Tuttavia il recupero di 3,3 miliardi di evasione fiscale è abbastanza chimerico e siamo poi sommersi da studi fatti negli anni passati in cui si dimostra che quando la pressione fiscale supera un certo punto x, l’aumento delle tasse provoca una diminuizione delle entrate, a causa dell’aumento inevitabile dell’evasione. Come si sa, l’Italia ha superato il punto x da un pezzo.

• Nel centrodestra, qualche migliaio di manifestanti s’è radunato a Vicenza ed è stato violentemente arringato da Berlusconi, che ha tra l’altro gridato: ”Si sono presi tutto, anche il Quirinale!” frase forse davvero infelice stavolta: Napolitano sta facendo uno sforzo enorme per mantenersi equidistante e ha convocato Prodi per ammonirlo a non mettere la fiducia sulla Finanziaria e ad accettare il confronto con l’opposizione. In ogni caso, sul palco di Vicenza c’erano anche Fini e Bossi, e i leghisti hanno anche fischiato l’inno. Non c’erano invece Casini e quelli dell’Udc, i quali sono convinti che la leadership di Berlusconi sia finita. Ed è anche possibile: nel campo dei nemici dichiarati di Prodi s’è appena iscritto Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria in scadenza, fino ad oggi piuttosto comprensivo col centro-sinistra e oggi invece fortemente critico e iscritto quindi subito da Vittorio Feltri a possibile premier del Polo. Intanto però l’Udc ha subito la scissione prevista: Marco Follini se n’è andato, farà l’opposizione a Prodi ma senza più far parte della Casa delle Libertà. Il suo partito si chiama L’Italia di mezzo.

• Putin, il presidente russo, ha detto durante una cena in Finlandia a cui partecipavano anche Prodi e Zapatero che certo lui non accetta lezioni sui diritti civili da spagnoli e italiani, i primi notoriamente corrotti e i secondi inventori della mafia. I capi di governo, presi in contropiede, sono rimasti zitti. Putin era stato pizzicato sui diritti umani in Russia dal presidente dell’europarlamento Josip Borrell e non se l’è tenuta. Ha detto che con la morte della Politkovskaia non c’entra niente e che anche lui è preoccupato per la violenza che sale nel suo paese. Il giorno prima ne aveva combinata un’altra: aveva espresso ammirazione per il presidente israeliano Katsav, accusato di aver molestato e in qualche caso violentato una decina di donne. [Giorgio Dell’Arti]