vanity, 30 ottobre 2006
La politica italiana
• De Mita (Margherita, cioè alleato di Prodi): “L’unico emendamento da fare sarebbe quello soppressivo dell’intera finanziaria”. Lulli (diessino, cioè alleato di Prodi): “Non se ne può più di una manovra che ha uno spirito da Stato di polizia contro gli artigiani e i commercianti”. Fabris (Udeur, cioè alleato di Prodi): “Mi pare che la Finanziaria sia arrivata a 34 miliardi di euro. Mi pare, eh? Perché, dopo che gliel’abbiamo rivoltata come un pedalino, non si capisce più un cazzo”. Scalfari (uno dei pochi a difendere la Finanziaria): “Il Cavaliere ha iniziato la campagna acquisti tra le anime tremule del centro-sinistra. Ce ne sono parecchie. Qualcuno si è già venduto, qualche altro ci sta pensando. Se si tratta di deputati i prezzi sono bassi. Ma se si stratta di senatori sono alti”.
• L’ultimo sondaggio in ordine di tempo (Eurosearch, istituto di cui si serve anche D’Alema) dà Prodi in caduta libera al 28,7 per cento, l’Ulivo in crisi al 28,3%, il Polo in ascesa al 54,4.
• Prodi ha detto di essere come Mosé: condusse il popolo di Israele nella terra promessa nonostante il popolo di Israele non facesse che mugugnargli contro. La terra promessa, nel nostro caso, sarebbero i conti in ordine, con una crescita del Pil fra tre anni del 3%. Renato Mannheimer gli ha risposto sul Corriere che, benché il bilancio dello Stato sia importantissimo, non è però in grado di scaldare i cuori. Per convincere il popolo che i sacrifici sono giusti bisogna dargli una qualche prospettiva entusiasmante. Gli italiani dieci anni fa (c’era Prodi) capirono la faccenda dei sacrifici perché si trattava di entrare in Europa e avere la stessa moneta degli europei pareva entusiasmante.
• Un difensore molto serio della Finanziaria è adesso Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. Ha ammesso che la legge ha parecchi difetti, ma ha pure detto che non c’era molto di diverso da fare, visto il nostro debito: paghiamo di soli interessi, ogni anno, cinque punti di Pil (75 miliardi), la spesa è passata dal 38,3% del 2002 al 40,2, i tagli proposti (Sanità e Pubblica Amministrazione) garantiscono risparmi per 6 miliardi, ecc. Il Corriere della Sera, però, segno forse di un mutato atteggiamento del giornale (che appoggiò Prodi prima delle elezioni a costo di perdere parecchie migliaia), ha pubblicato l’articolo all’interno e non nella posizione, che sarebbe stata ovvia, di editoriale in prima.
• Questo è solo l’ultimo segno del progressivo abbandono di Prodi da parte degli alleati. Dini, tornato improvvisamente a parlare, ha detto che “nella malaugurata ipotesi che Prodi cada” non si andrebbe certo alle elezioni, ma si costituirebbe un governo tecnico o istituzionale o delle larghe intese o governissimo. Sottinteso: e io sarei pronto a dirigerlo. Dini è stato ministro di Berlusconi nel 94 e poi presidente del Consiglio sostenuto dal centro-sinistra alla sua caduta. Da allora i rapporti tra i due sono freddi. Ottimi invece quelli con D’Alema, e tutti sanno che se Dini parla D’Alema acconsente. D’Alema ha parlato subito dopo Dini e ha detto: non ci sono alternative a questo governo e mangeremo il panettone a Natale. Sottinteso: ma non le uova a Pasqua.
• La compagna di Padoa-Schioppa, la giornalista Barbara Spinelli, ha difeso a spada tratta sulla Stampa la Finanziaria riuscendo a non nominare mai il suo uomo. La ex moglie, Fiorella Kostoris, l’ha invece fatto a pezzi sul Sole 24 Ore. I due hanno tre figli.
• I partiti comunisti sono a questo punto cinque: Partito comunista della Rifondazione (Bertinotti), Comunisti italiani (Diliberto e, finché non se ne va, Cossutta), Partito comunista dei lavoratori (Marco Ferrando, quello che voleva confiscare la barca a D’Alema), Partito marxista-leninista (il più antico di tutti, fondato nel 1977 da Giovanni Scuderi), l’Officina comunista per il bene comune (ultima arrivata, fondata dal transfuga dei Comunisti italiani, senatore Fernando Rossi).
• Oliviero Diliberto ha detto che visiterebbe volentieri il Billionaire di Flavio Briatore, però con una cintura da kamikaze ai fianchi in modo da farsi esplodere una volta dentro. Briatore, intervistato da Lucia Annunziata, aveva detto che quelli come lui, che vincono i titoli mondiali e producono ricchezza, dovrebbero essere additati come esempio al Paese. Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, gli aveva risposto con un editoriale in cui sosteneva che i ricchi sono senza eccezione dei ladri. [Giorgio Dell’Arti]