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 2007  gennaio 22 Lunedì calendario

Gli americani a Vicenza

• Gli americani, per questioni di efficienza, hanno deciso di riunire la 173° Brigata paracadutisti aviotrasportata, oggi divisa tra la Germania e la caserma Ederle di Vicenza, in un nuovo sito intorno alla pista militare Dal Molin, alle porte di Vicenza. Si figurano di realizzare una base più grande, dalla quale far partire le missioni dirette verso Oriente, dove il loro paese è in guerra. Non esiste su questo nessun impegno scritto tra Italia e Stati Uniti. Inoltre l’insediamento militare americano di Vicenza risale agli anni Cinquanta, epoca di guerra fredda e di nemico sovietico. Oggi l’Urss non esiste più, il nemico è di natura completamente diversa e insomma le ragioni per dir di sì al buio all’ampliamento della base, cioè alla concessione di un pezzo di territorio italiano a un paese straniero che in quel sito farà quello che vorrà senza bisogno di consultarci, non sono poi così evidenti. Berlusconi s’era a suo tempo impegnato con Bush solo a parole. Prodi ha un problema con gli americani e ha detto di non avere obiezioni all’allargamento, dato che in definitiva si tratta di “un affare locale”, cioè che riguarda solo Vicenza. Tesi, evidentemente, insostenibile. I pacifisti, cioè la sinistra radicale, benché al governo, sono scatenati: non solo la base non deve essere ampliata, ma gli americani devono possibilmente sloggiare dagli altri siti che occupano nel Paese. Se questo non accadrà, dicono, voteremo contro il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, faccenda che arriverà in Parlamento tra pochi giorni. E’ a questo punto che scatta il problema del “voto aggiuntivo”: Berlusconi, Casini e la Lega sono pronti a votare il rifinanziamento della missione persino se Prodi mettesse – come ha detto di voler fare – la fiducia. E una fiducia a Prodi votata dal centro-destra vedrebbe naturalmente i ministri di sinistra abbandonare il governo immediatamente. Scalfari, che ha sempre sostenuto Prodi con forza, ha scritto un lungo, malinconico articolo su Repubblica di domenica, in cui prevede che – se veramente il governo cadesse sull’Afghanistan – andremmo a votare all’inizio del 2008 o al più tardi nell’autunno dell’anno prossimo. Però con una legge elettorale concepita in modo tale da impedire alle ali estreme dei due schieramenti di entrare in Parlamento (l’articolo si intitolava: “Se Prodi cadrà, la sinistra scomparirà”). [Giorgio dell’Arti]