vanity, 12 marzo 2007
L’asse Prodi Berlusconi
• Il fatto politico davvero nuovo è tuttavia l’asse Prodi-Berlusconi, di cui avevamo già preannunciato la nascita la settimana scorsa. Poiché non può avere le elezioni subito, Berlusconi preferisce che Prodi resti in piedi: è abbastanza debole da non fargli paura e, allo stesso tempo, un altro esecutivo - guidato, mettiamo, da Marini - offrirebbe ai suoi nemici di destra (Udc, soprattutto) una sede privilegiata per discutere con i suoi nemici di sinistra (Margherita, Mastella). Insomma, un nuovo governo tecnico o istituzionale favorirebbe la nascita del famoso Grande Centro che vuole Casini, quello senza Berlusconi. Prodi, a sua volta, non intende cedere il passo a un altro primo ministro, che ne celebrerebbe quasi certamente la fine politica. E quindi, se ci riesce, la riforma elettorale la vuole far lui. Ha avocato a sé togliendolo quindi a Vannino Chiti, il suo ministro per i Rapporti col Parlamento, che se n’era occupato finora, il compito di incontrare i partiti per discutere dei futuri sistemi elettorali. Tra i partiti da incontrare naturalmente c’è Forza Italia e, tra gli uomini politici, Berlusconi in persona. L’asse – e sia pure temporaneo, e revocabile in ogni istante – è dunque operante. Prodi l’ha sancito con la sua ultima dichiarazione di domenica scorsa: non ci sarà nessuna riforma elettorale che non sia condivisa dall’opposizione. [Giorgio Dell’Arti]