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 2007  maggio 20 Domenica calendario

Fusione Unicredit Capitalia

• Oggi i consigli d’amministrazione delle banche Unicredit e Capitalia hanno deliberato di fondersi, operazione che sarà completata entro il prossimo primo ottobre e darà vita a un nuovo istituto chiamato Unicredit Group, forte di cento miliardi di capitale, primo nella cosiddetta “area euro” (la zona dove circola l’euro), secondo in Europa (dove è battuto dagli inglesi della Hsbc) e sesto nel mondo. Insomma un colosso. Si tratta di una «fusione per incorporazione», cioè c’è un soggetto più grande (Unicredit) che incorpora un soggetto più piccolo (Capitalia). Il rapporto tra i due istituti, in termini di capitale, è infatti di 4 a 1. I protagonisti dell’operazione sono i due uomini-guida, cioè Alessandro Profumo (amministratore delegato di Unicredit) e Cesare Geronzi (presidente di Capitalia). Due circostanze hanno attratto l’attenzione degli osservatori: il prezzo di concambio molto favorevole a Capitalia e la velocità a cui si è arrivati all’accordo, in definitiva poco più di un mese. A Capitalia è stato riconosciuto un valore di 8,38 euro ad azione a fronte di un corso di Borsa – venerdì scorso – di 7,919, quotazione già drogata dalla notizia della fusione. Il motivo per cui Profumo ha sborsato senza esitare è lo stesso che ha consigliato a tutti e due i soggetti di far presto: se Unicredit non inglobasse Capitalia a tutta velocità, la banca romana potrebbe finire nelle mani di qualche grande istituto straniero. L’azionista principale di Capitalia, con il 9 per cento, è infatti l’olandese Abn Amro, che è destinata ad essere conquistata o dalla Barclay o dalla cordata Royal Bank of Scotland-Fortis-Santander (la lotta è in corso). L’ingresso degli inglesi o degli spagnoli avrebbe probabilmente determinato la messa sul mercato di quel 9 per cento e l’arrivo, magari, di un socio più aggressivo, capace di lanciare Offerte di pubblico acquisto. e prendersi poi tutto.

• La fusione ha anche, naturalmente, una sua dimensione politica. Il matrimonio precedente tra Banca Intesa e San Paolo aveva infatti dato luogo a un colosso che tutti gli osservatori collocano in area Prodi. Quest’altra fusione tra Unicredit e Capitalia sarebbe invece la contromossa degli antiprodiani di centrosinistra, cioè l’asse D’Alema-Marini, quelli che fin dal primo giorno premono discretamente per un governo di larghe intese, da mettere in piedi insieme con Forza Italia e An, un governo cioè che cambi la legge elettorale e rimandi il Paese alle urne. Il Sole 24 Ore, in un articolo uscito domenica scorsa, ha sostenuto che il capo di Intesa – cioè il banchiere, cattolico e prodiano, Giovanni Bazoli – ha tentato in ogni modo di impedire l’operazione, promettendo fra l’altro a D’Alema la promozione interna di Pietro Modiano, marito del ministro diessino per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini. D’Alema, che s’era assicurato la neutralità di Berlusconi, avrebbe declinato l’offerta e preferito lasciar proseguire la fusione. [Giorgio Dell’Arti]