vanity, 4 giugno 2007
I no global e il G8
• I giornali e le televisione darebbero una copertura qualunque al G8 se non ci fossero i no global, i pacifisti, i verdi e i contestatori di ogni genere che ogni volta vanno a manifestare e a cercare l’incidente. Sabato scorso, 2 giugno, un corteo a Rostock – il centro urbano più vicino a Heiligendamm – è finito con scontri piuttosto accesi, un migliaio di feriti tra cui 146 poliziotti, 78 fermati eccetera. Sono ricomparsi i black bloc, di cui si sente parlare solo in queste occasioni. Intanto Putin s’è preparato all’incontro con gli altri grandi della Terra dichiarando che punterà i cannoni contro l’Europa se Bush insisterà con l’idea dello scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceca e con la moltiplicazione delle basi americane sul continente. Sue parole testuali: «Non uso un linguaggio da luna di miele». Il clima generale non è buono, tira un’aria da guerra fredda.
• Il clima non è buono neanche in Italia dove si assiste impotenti alla decomposizione del governo Prodi. Il costituzionalista Michele Ainis – un sincero democratico – ha già scritto due editoriali per la Stampa (e la Stampa glieli ha pubblicati) in cui invoca il colpo di stato, anche se senza mai pronunciare le tre parole. Per esempio domenica scorsa, ricordando che il presidente della Repubblica ha molti più poteri di quanto si creda: «...Il nostro Presidente [...] comanda le forze armate, e ciò comporta l’autorità di impartire ordini alle truppe...». Si rivolge infatti al Presidente, e gli chiede di intervenire, anche Silvio Berlusconi: Prodi ha rimosso il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, reo di aver rivelato le pressioni subite dal viceministro delle Finanze Visco per rimuovere il vertice della Guardia di Finanza in Lombardia. Perché Visco voleva allontanare da Milano questi militari? Perché (dice Speciale) indagavano su Unipol e sulla scalata di Consorte alla Bnl, un’inchiesta molto pericolosa per i diessini. Speciale ha parlato soprattutto attraverso il Giornale, che ha pubblicato verbali e documenti a sostegno della tesi del comandante. Visco s’è fatto rappresentare da Repubblica, e Repubblica (che però ha smesso di appoggiarlo lunedì scorso, scrivendo che è irreprensibile ma ha sbagliato) ha scritto che Unipol e furbetti non c’entrano niente: Speciale, uomo di An, e i quattro ufficiali da rimuovere erano la longa manus dell’ex capo dei servizi segreti Nicola Pollari, rimuoverli era semplicemente in linea con il rinnovamento del nostro apparato di spionaggio. Il lettore capirà che, di fronte a un intrigo simile, dichiariamo la nostra incapacità persino di sospettare dove stia la verità. A Visco è stata tolta la delega sulla GdF. Il ministro Di Pietro, incurante del fatto che si tratta di un collega di governo, voleva presentare infatti una mozione contro di lui in Senato, mozione che sarebbe certamente passata grazie ai voti dell’opposizione e che avrebbe forse portato persino alla caduta di Prodi. Napolitano ha risposto a Berlusconi, che ne chiedeva l’intervento, che le questioni relative ai vertici militari non sono (evidentemente) competenza del Quirinale. [Giorgio Dell’Arti]