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 2007  agosto 27 Lunedì calendario

Le tasse in Italia

• In effetti le tasse sono state uno degli argomenti politici d’agosto, presi sul serio a metà un po’ da tutti, come sempre con le chiacchiere estive. Eppure...
Possiamo dividere la questione in quattro capitoli:
- la rivolta fiscale e Bossi. La Lega batte su questo punto da parecchie settimane. Anche la data di metà settembre come inizio della lotta è stata indicata da tempo: Bossi e Formigoni hanno già fissato per metà settembre un incontro con Prodi e quella è la data indicata anche dalla Regione Lombardia per discutere in concreto le competenze della Regione (applicazione dell’articolo 116 della Costituzione). Lì potrebbe avvenire l’annuncio delle iniziative antifisco della Lega. Qualcosa di quello che gli uomini di Bossi hanno in testa in realtà s’è capito: la nostra legge è assolutamente tollerante con i contribuenti che, al momento del versamento, sbagliano indirizzo ma pagano l’intera cifra. L’idea è quindi di girare alle Regioni «per sbaglio» soldi che andrebbero allo Stato, facendo mancare al ministero i fondi per «Roma ladrona» e nello stesso tempo dando luogo a un contenzioso gigantesco per il recupero che bloccherebbe in pratica tutta la macchina.
- la Chiesa e le tasse. A un certo punto Prodi s’è lamentato che i preti nelle loro omelie domenicali non esortino a pagare le tasse, cioè non spieghino che chi non paga le tasse fa peccato. Ci sono state varie reazioni, la più importante delle quali è un discorso del cardinale Bertone ai giornalisti riuniti a Rimini per il il meeting di Comunione e liberazione. In due parole: le tasse vanno pagate, ma le leggi devono essere giuste. Col che, tutti i partiti hanno trovato il modo di affermare che il capo della Cei stava dalla loro parte. In un ricasco di questa polemica, il sottosegretario Paolo Cento se n’è uscito con la richiesta che la Chiesa paghi regolarmente le tasse e non goda dei privilegi di cui gode (e che sono fissati nel Concordato sottoscritto a suo tempo da Craxi). Andreotti, ricordando che la Chiesa non ha fini di lucro, gli ha risposto che tuttavia una trattativa, relativa alle attività non di culto, è senz’altro possibile.
- la sinistra e le rendite. Ed ecco che, martedì 21 agosto, il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Sinistra democratica), dice a Radio Popolare: «Non è accettabile che un lavoratore paghi il 30 per cento su quanto guadagna mentre chi investe versa solo il 12,50. Bisogna alzare la tassa sulle rendite, compresi i Bot» che pagherebbero a questo punto un fio non più del 12,5 ma del 20 per cento. Gli fa subito eco il sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi (Ds): «E’ giusto, sta nel programma. Riduciamo le tasse sui conti correnti dal 27 al 20 e alziamo quelle sulle rendite dal 12,5 al 20». successa, naturalmente, la fine del mondo: si son tirati fuori i numeri che mostrano come la pressione fiscale italiana sia tra le più alte al mondo, si è dimostrato che il governo attuale l’ha aumentata, Visco è stato di nuovo bersagliato di epiteti irriferibili e Prodi a un certo punto è dovuto intervenire dicendo che decisioni simili si prendono collegialmente e che comunque l’ultima parola è la sua. Il guaio è che la cosiddetta “armonizzazione delle aliquote sulle rendite” al 20 per cento era stata già varata nella finanziaria dell’anno scorso senza che Prodi fiatasse ed era poi stata accantonata – per ragioni elettorali – prima delle amministrative. La sinistra ha dunque ragione: il governo ha già preso in effetti, relativamento all’aumento delle tasse sui Bot, ben più che un impegno formale.
- Infine, venerdì 24 agosto, s’è scoperto che il boom delle entrate fiscali continua: nei primi otto mesi del 2007 lo Stato ha incassato 7,8 miliardi inattesi, il 21 per cento in più rispetto al 2006. Visco ha subito detto che è il risultato della lotta all’evasione, affermazione smentita da qualunque analisi. In realtà il nuovo tesoretto è sostanzialmente frutto del punto e mezzo di crescita. Anzi i dati del fisco – comparati alla crescita stentata del Paese – hanno rilanciato le accuse sugli effetti recessivi della finanziaria 2006 e lo slogan berlusconiano secondo il quale le tasse vanno abbassate. Lo ha ridetto anche il presidente di Confindustria, Montezemolo: non siamo diposti a versare neanche un euro in più al fisco. E mentre accusiamo questo governo, ricordiamo anche (è sempre Montezemolo che parla) che anche Berlusconi ha poco titolo per far discorsi: quando era al governo lui, le tasse non le ha mica tagliate. [Giorgio Dell’Arti]