Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  agosto 07 Domenica calendario


Don Antonio Mazzi, nato a San Massimo di Verona il 30 novembre 1929 (90 anni). Prete. Membro della congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Rimasto orfano del padre quando aveva tredici mesi, ha fondato, nei primi anni Ottanta, Exodus, una «comunità aperta» per il recupero dei tossicodipendenti • «Di pecorelle smarrite ne ha rincorse migliaia. Exodus, la comunità che ha fondato 34 anni fa, ha 40 sedi. Come decise di dedicarsi a tossici, prostitute, criminali? “Volevo un padre e invece il Padre Eterno lassù mi ha fatto padre degli ultimi quaggiù”» (Candida Morvillo, Corriere della Sera, 9/4/2018) • Personaggio televisivo (tra le altre cose, già opinionista dell’Isola dei famosi) • «Il prete vip» (Pietrangelo Buttafuoco) • «Il teleparroco di Domenica In» • «Lingua lunga» • «Un sacerdote prezzemolino» • «In televisione ci vado per disturbare la superficialità, per lanciare degli spot a favore del Cielo» • «I preti vanno in piazza. Da Sant’Agostino a Savonarola, da sempre. La tv è la mia piazza, il centro del paesello del terzo millennio, la nuova parrocchia» • Famoso per aver invitato, nella propria comunità, moltissimi personaggi famosi • «Il don Mazzi della tv non è don Mazzi. Lo specchio deformante del piccolo schermo trasmette agli italiani l’immagine di un simpatico vecchietto […] buono per tutte le trasmissioni al punto che non sembrerebbe strano trovarlo giudice di Masterchef. […] ha accettato di diventare un’icona trash con il risultato che quando dice “datemi Lele Mora” o “datemi Corona” e, da ultimo, “datemi Martina Levato e suo figlio” […] sembra una star in disarmo in cerca di un ultimo scampolo di notorietà. […] Don Mazzi, la principale accusa che le si fa è quella di voler piacere a tutti i costi. La sua sembra un’ossessione. “Capisco, ma non è vero, non voglio piacere a tutti”. Allora vuole farsi pubblicità. Ogni volta che un fatto di cronaca va in prima pagina arriva lei e, come Batman, dice: “Ci penso io!”» (Marco Cobianchi, Panorama, 1/9/2015) • «Sono un bastardo, per questo mi occupo di ragazzi bastardi dentro. I miei ragazzi sono il mio Vangelo. E salvando gli altri, ho salvato me stesso».
Vita «Qual è il suo primo ricordo? “I pianti che mi facevo in collegio. La sofferenza bestiale perché mi mancava papà. È morto di broncopolmonite nel 1930, avevo dieci mesi. Mamma viveva di ricamo, soldi non ce n’erano. Non l’ho mai sentita vicina: è sempre rimasta innamorata di lui, è sempre stata più moglie che madre» (Morvillo) • «Mio fratello è nato pochi mesi dopo la sua scomparsa. Ci ha salvato dalla miseria il fratello di mia madre, che aveva già quattro figli suoi» • «Ho odiato il collegio di Verona dove sono cresciuto. Don Calabria diceva che ero intelligente, ma matto» (alla Morvillo) • «“Ero indisciplinato: la maestra mi metteva dietro la lavagna in castigo e, intanto, mi allungava qualcosa da mangiare, perché sapeva che non si va bene a scuola con la pancia vuota. Stavo male con me stesso, mi comportavo peggio. […] In terza media son stato bocciato per la condotta. Mi ha salvato la musica […] Andavo in chiesa perché mi costringeva mia mamma: ma non mi convinceva quel Dio che, dicevano, aveva preso papà» (Elisa Chiari, Famiglia Cristiana, 31/10/2017) • «Ero orfano... Per riempire quel vuoto terribile lasciato da mio padre che non ho visto nemmeno sulla foto della lapide del cimitero di Valdobbiadene. Ma ero orfano anche di mia madre vedova, più vicina al marito morto che a noi figli. E orfano di me stesso, disperso dentro il mio carattere e la mia indisciplina. E anche orfano di Dio, quel Dio pieno di candele che mi veniva proposto» (a Fulvio Fulvi, Avvenire, 10/10/2017) • «Ha mai avuto una fidanzata? “Delle simpatie, ma non sono mai stato innamorato. È successo le poche volte che tornavo a casa. Avevo una banda di venti cugini, anche se, quando li vedevo mano nella mano coi padri, soffrivo ancora di più”» • «Per anni ho fatto piangere tutti quanti: studiavo di giorno, e di notte suonavo per ore il pianoforte. Dovevo scaricare il mio carattere vulcanico. Già al liceo, sentivo che dovevo partire per andare ad aiutare chissà quanti ragazzi matti come me» «Perché si è fatto prete? “Volevo studiare Lettere e fare il conservatorio, ma mi servivano i soldi per studiare. Andai ad aiutare nella “città dei ragazzi”: dove il vescovo di Ferrara aveva raccolto i giovani dai riformatori. Era il ’51 e arrivò l’alluvione del Polesine. Ci portavano i disperati a centinaia. Io, che avevo sempre sofferto la mancanza di papà, mi trovai con frotte di orfani e mi cambiò la testa. Se questi avevano perso tutto in una notte, chi ero io per soffrire? Andai dal vescovo e gli dissi: ‘pianto tutto e sto con loro’”. E il vescovo? “Mi rispose: ‘Tu? Balordo come sei?’. Allora, gli dissi che quei bambini mi chiamavano papà» (Morvillo) • Il vescovo cambia tono: «“‘Be’, direi che prima ti devi convertire’ e mi spiegò, un po’ perplesso, come funzionava”. Dopo un bel po’ di sgambate in bicicletta per raggiungere la facoltà di Teologia, maturando convinzione a ogni pedalata, il ribelle Antonio si ritrovò disteso a terra […] a dire un sì, che si è declinato senza perdere del tutto l’irregolarità delle origini, ma si rinnova ogni giorno da sessant’anni» (Chiari) • «Non è una scelta facile, è un percorso tortuoso fatto anche di rinunce. In tutti questi anni quale rinuncia ti è pesata maggiormente? “Il sacrificio più grosso che mi è costato tanto e mi costa ancora oggi è quello di obbedire a certi vescovi poco illuminati. […] un altro punto fermo è quello dell’abito talare…tu sei sempre stato restio ad indossarlo. Qual è il motivo profondo di questa scelta? “Alcuni più sono vestiti da preti e più combinano pasticci, le cronache sono piene di casi del genere. Io preferisco essere un prete con il maglione. Quando mi hanno ordinato prete a Ferrara nel 1956, dissi che non avevo soldi per comprare la veste e me la prestò il vescovo ed aveva tre taglie in più, inoltre le camice dei preti costano tre volte rispetto a quella normale, non lo ritengo giusto”» (Simone Intermite, Domani Press,
22/2/2017) • «Se ho fede, ce l’ho perché sono convinto che Dio è il padre e questo risponde a un bisogno profondo, che è umano, non religioso» • «Dal 1962 al 1969 sono stato responsabile del centro giovanile della parrocchia di San Filippo Neri, nella borgata Primavalle a Roma. Ho salvato dallo sbando decine di ragazzi con calcio, pallavolo e pallacanestro. Mi sono spaccato tre volte le gambe» (a Paolo Mosca) • Si ispira a don Primo Mazzolari e a padre Turoldo • «“Avevo in testa un film diverso: ero venuto a Milano per l’Opera don Calabria, mi ero preparato per occuparmi di disabili. Di droga non sapevo nulla”. Ma sotto la Madonnina negli anni Settanta l’emergenza era al Parco Lambro, con i tronchi degli alberi trafitti di siringhe come puntaspilli» • «Ci sono arrivato quando Carlo Maria Martini è diventato vescovo di Milano. Insieme abbiamo deciso che questo sarebbe diventato il presidio estremo dell’attenzione per gli ultimi, l’àncora morale del Paese. Ho rischiato la pelle, sui muri scrivevano “Mazzi attento ai cazzi”» (a Giampaolo Visetti, la Repubblica, 4/7/2019) • Nel 1984 organizza la pulizia del Parco e il Comune gli assegna la cascina Molino Torrette, che diventa il suo campo base • «Non ho inventato niente. Ho fatto come don Bosco: ho preso le dinamiche dell’oratorio e le ho applicate alla droga. La mia pazzia è stata questa. Non alzare i muri, ma fare una comunità aperta» (a La Stampa, 5/8/2017) • «“Secondo alcuni la regola per recuperare i ragazzi è: pur di non lasciarti libero, con il rischio che combini chissàchè, ti incateno. La mia invece è: pur di non incatenarti, ti lascio libero di andare via. Però se poi due ore dopo la polizia me lo riporta morto?” E’ successo? “È appena andato via un ragazzo al quale hanno trovato un tumore al polmone e lui, che ha fatto un lungo cammino di recupero con tanta, ma tanta fatica, si è messo il rosario al collo e mi ha detto: ‘Ciao, vado ad ammazzarmi’”. Quando è successo? “E’ andato via cinque minuti prima che arrivasse lei”. E lei che cosa ha fatto? “L’ho salutato”. Forse doveva incatenarlo. “No, la libertà vale più della verità”. Questo un prete non lo può dire. “Invece sì: perché la verità è libertà. Sono la stessa cosa”. E se glielo riportano morto? “Una persona quando deve scegliere tra la vita e la morte sceglie sempre la vita. Ma bisogna che qualcuno glielo dica. E io gliel’ho detto”» (Cobianchi) • «Una mamma venne da me per chiedermi di andare a confessare il figlio, malato terminale di Aids. Era un giovanotto, un giocatore di basket, abitava in un quartiere alla periferia di Milano. Mi trovai di fronte a uno scheletro. Sudavo, non sapevo cosa fare, erano i tempi in cui dell’Aids si conosceva poco o niente e i primi a occuparsi di questi malati fummo proprio noi di Exodus. Mi affidai alla misericordia del Signore. Abbracciai quel ragazzo, lo baciai, lo assolsi dai suoi peccati. Due giorni dopo morì. In lui ho visto Cristo. E ce l’ho ancora dentro» (Fulvi) • «A cinquant’anni qui ho scelto: mi minacciavano, ho deciso di restare. Ho cominciato a capire chi sono e ancora me lo chiedo, magari mentre celebro la Messa alle tre di notte in camera perché prima non c’è stato il tempo» • «Se la Chiesa le ordinasse di chiudere Exodus lei cosa farebbe? “Disobbedirei”. Questa è anarchia. “No, perché io non vado contro il Vangelo. E di fronte a Dio non c’è uno che ha la Verità e uno che non ce l’ha: davanti a Dio siamo tutti dei poveretti, anche il papa, anche i cardinali, perché tutti siamo lì a domandare. La fede è domanda”. Francamente non ho capito che cosa non le piace della Chiesa. “Fino a quando decide lei che cosa è la Verità, dalla quale far discendere delle regole... ecco, quello è il potere. Quando Ponzio Pilato chiese a Gesù: ‘Che cosa è la verità’, Gesù rispose: ‘Io sono la Verità’. Ha detto ‘Io’, non ha detto: ‘Prendete appunti che vi dò delle regole’. Lei vuole passare per eretico, perché gli eretici stanno simpatici. “Vorrei far notare che Gesù è stato ammazzato perché era eretico, cioè era contro la religione, contro il sinedrio”» (Cobianchi).
Ribelle È favorevole alla chiusura dei seminari, contrario all’obbligo del celibato per i preti: «La castità è un valore, ma deve essere facoltativa» • È favorevole alle unioni civili anche se non celebrerebbe mai un matrimonio tra due uomini ed è contrario alle adozioni per i gay: «Ma è obbedienza alla natura, non alla Chiesa» • «Io il Vaticano lo brucerei, lo svuoterei. Se potessi prendere il Papa e portarlo ad Assisi, lo farei. Vorrei vedere tutti i cardinali missionari in Africa. Il Vaticano è la ripetizione del tempio di Gerusalemme […] Quando dissi che il cardinale Tarcisio Bertone era di una ricchezza schifosa, mi scrisse il suo avvocato per convocarmi, ma non ci andai. Mi salva la popolarità. Se non sei popolare, ti arriva una letterina e ti hanno impedito di parlare» (alla Morvillo) • «Lei dà la Comunione ai divorziati? “Sì, gliela dò regolarmente”. Il cardinale di Milano potrebbe avere qualcosa da dire. (don Mazzi abbassa la testa e la voce e, sussurrando quasi a non voler essere sentito, dice...) “Non me ne frega niente”. Ma lei è tenuto all’obbedienza. “Io non obbedisco agli uomini”. Qual è la differenza tra fede e religione? “Le faccio un esempio: io non sopporto quelli che vanno a Messa e poi non fanno la comunione perché, se hai commesso peccati e non ti sei confessato, non puoi. Questa è una regola. Ma se perfino Giuda ha fatto la Comunione nell’ultima cena! E gliel’ha data Lui! Gliel’ha data Lui! Sono stato chiaro? Ma si rende conto? A Giovanni ha detto: ‘quello al quale sto dando il pane, mi tradirà!’ E l’ha detto mentre gli dava la comunione. È una cosa pazzesca che gli uomini non possono capire! Perdonare un traditore prima ancora che ti tradisca: una cosa così è incomprensibile senza la fede. E il primo ad andare in Paradiso è stato un ladrone, mica è stata la Madonna, neh. Un ladrone! Ecco, la religione è obbedienza alle regole, la fede è obbedienza a Dio. […] Perché altrimenti si finisce per credere che sei cristiano perché vai a Messa la domenica mentre se vai a trovare un malato, non lo sei. Il Vangelo dice il contrario” […] Comunque obbedire a questo papa dovrebbe essere facile, per uno come lei. “È la persona giusta nel posto sbagliato. Non riuscirà a cambiare la Chiesa” […] “I cardinali non hanno fede. Una volta dissi a uno di loro, il cardinale Ersilio Tonini: ‘Se in Paradiso incontro dei cardinali, chiedo al buon Dio di mandarmi all’inferno’”. E se poi la esaudisce? “Non credo, perché sono convinto che in Paradiso non ci siano cardinali”» (Cobianchi).
Politico «Ha mai pensato di entrare in politica? “La voglia di entrare in politica c’è perché il sociale non può vivere senza la politica. Eppoi non ho mai capito perché un prete non può entrare in politica”. Ma se arrivasse un partito e le proponesse la candidatura? “Beh, sarebbe uno dei pochissimi casi in cui obbedirei ai superiori”» (Cobianchi) • Dice di non essere di sinistra, che il comunismo non gli piace e che la persona più sinistra che abbia votato è stato Donat Cattin • Quando Berlusconi fu condannato in via definitiva per evasione fiscale, e gli toccarono i servizi sociali: «Sarei capace di perdonare chi ammazza qualcuno se chiede il perdono, ma un magistrato che ha in mano un potere così forte e che lo usa solo per suo interesse, commette un peccato grave. Non capisco perché si possano usare attenuanti nei riguardi di pedofili e assassini seriali, e poi ci si accanisca contro Berlusconi […] vorrei tanto averlo fra i miei ragazzi, non come atto di cattiveria, ma per lavorare alla sua redenzione. Vorrei essere io a buttarlo giù dal letto la mattina e a invitarlo a rimettere a posto le lenzuola. Vorrei che facesse silenziosi e umili lavori manuali, a partire dalla pulizia del bagno […] Lui adesso deve dire basta. Deve liberarsi di tutte quelle donnacce che ha avuto intorno finora. Deve smettere di fare il personaggio idolatrato e così anche noi smetteremo di maledirlo».
Giudizi «Don Mazzi diventerà beato ma potrebbe fare anche il presentatore» (Mike Bongiorno) • «È stato tra i primi a capire quanto un’importante attività di comunicazione potesse essere funzionale per ottenere attenzione sulle tematiche legate alla sua attività di sostegno ai giovani» (Marco Bocconi, consigliere d’amministrazione della Meta Comunicazione) • «Una persona carismatica che ci ha accompagnato in tutti questi anni» (l’arcivescovo di Milano Mario Delpini) • «Don Mazzi è un bugiardo, don Mazzi vuole fare soldi con il mio nome… Non l’ho mai visto in comunità. Gliela farò pagare. Se facciamo un’inchiesta sulle sue comunità entriamo in un argomento che non finiamo più» (Fabrizio Corona) • «Mi trovo bene con lui perché è come me e non molla mai, ha una missione spirituale ma è anche una persona molto pratica. Immaginiamo quanta fatica e impegno ha messo in Exodus ed è ancora lì, incarna proprio lo spirito milanese» (il sindaco di Milano Beppe Sala) • «Un imbecille» (don Gelmini) • «Don Mazzi, don Mazzi, ma cosa dici? Vuoi spedire tutti i cardinali in Africa e vabbe’, in nome di un pauperismo punitivo dimentichi che è l’Europa la terra al mondo più bisognosa di evangelizzazione. Vuoi trasferire il Vaticano ad Assisi senza ricordare che, se fu San Francesco ad andare dal Papa e non viceversa, un motivo ci sarà pur stato. Ma soprattutto: “La religione mi dava e mi dà fastidio: è tutta regola, non è fede. Oggi, dico che è come un matrimonio che diventa un dovere: se non esiste l’amore, che roba è?”. Te lo dico io che roba è: un’istituzione che salvaguarda l’ordine e difende dal caos. La fede è balzana e incostante, quindi senza religione finiremmo in preda agli arbitrari marosi del sentimento; con la religione e tutte le sue regole, invece, abbiamo un approdo sicuro per ogni nostra incertezza. Pascal diceva che il modo più facile per rendere credente un ateo era convincerlo a pregare in ginocchio: piegando il corpo, il resto sarebbe venuto da sé. So che le tue intenzioni sono ottime ma non vorrei che qualcuno, in preda all’entusiasmo, si lasciasse trascinare a distruggere la religione per difendere la fede. Se vuoi sapere a cosa servono le regole indipendentemente dall’ardore, pensa a cosa sarebbe diventato l’amore se non ci fosse mai stato il matrimonio» (Antonio Gurrado, Il Foglio, 9/4/2019) • «Vuole farmi pulire i cessi» (Silvio Berlusconi).
Oggi Vive ancora nella cascina di Parco Lambro, anche se il Comune vorrebbe togliergliela perché il Lambro potrebbe esondare • «Quando lei non ci sarà più che cosa ne sarà di Exodus? “Exodus l’ha fatto il Padre eterno usando un pirla come me. Quando non ci sarò più o trova un altro pirla oppure sarà stato solo un episodio della storia”» • «Dei suoi tossici, quanti si salvano? “Sempre meno. Prima, con l’eroina e la cocaina, si potevano disintossicare e imparavano un mestiere, ora, con le droghe chimiche, si bruciano, vanno via di testa» (Morvillo) • «Il sistema ha cavato loro l’anima riempiendo il vuoto rimasto con il portafoglio, lo smartphone, il computer, gli spinelli. E dopo?» • «“Se ho imparato qualcosa a questa età è che per fare le cose non bisogna partire dalla testa. E nemmeno dalla pancia”. Da dove allora? “Non lo so, non ho la risposta, ma le cose bisogna farle”» «“Vorrei rispondere alla prima domanda: che io faccio tutto perché voglio piacere”. Prego. “È che qui noi siamo pieni di debiti, e andare in tv ci ha aiutato a tenere in piedi Exodus comunque... ci devo pensare...”» (Cobianchi).
Curiosità Amico di Antonio Ricci e della sorella di Giulio Tremonti • Interista • Giornalista professionista, ha scritto per Famiglia Cristiana, Corriere, Stampa, Il Giorno, Avvenire; condotto programmi su Tv2000, Odeon Tv e alla radio su Rtl 102.5 • Tre lauree honoris causa in pedagogia • Contrario alla liberalizzazione anche di erba e hashish: «la droga è diventata un gioco, un capriccio, e questo è pericolosissimo» • Nella sua comunità ha ospitato l’ex terrorista Marco Donat-Cattin, figlio del ministro Dc, Lele Mora, Pietro Maso, Erika De Nardo, che aveva ucciso la madre, e Milena Giambattista, che con altre ragazze aveva ucciso una suora:  «Le donne cambiano di più, hanno più sensibilità, risorse, presa» • Dice che il pellegrinaggio a Santiago funziona meglio di quello a Lourdes «perché lì c’è il viaggio e non c’è bisogno di apparizioni di Madonne o stimmate per credere» • «Perché oggi non c’è un don Mazzi a Rogoredo? Dove sono i preti di strada? “Propedeutica alla fede è la povertà. Quello che ti porta alla fede è la povertà. Noi, anche i preti, abbiamo cancellato la povertà”» • «L’uomo è buono? “Sì”. Non sembra. “Perché lei legge troppi giornali”» (Cobianchi) • Ammette che i selfie che gli chiede chi lo ha visto in tv sono per lui una tentazione • Si confessa da due preti suoi amici, ma come confessore preferiva il cardinal Martini • «Ha mai avuto il desiderio di avere un figlio? “Sì, prima di diventare prete. Adesso non voglio un figlio, li voglio tutti. Il mio problema è la paternità: pensi al buon Dio che ha 6 miliardi di figli, uno più strano dell’altro, e vuole bene a tutti. Io voglio essere così» (Cobianchi) • Nel 2019 è stato operato per un tumore alla testa • «Pensa alla morte? “Non ne ho paura, ma voglio che ci sia la vita”. Cosa c’è dopo? “Ho più speranza che fede che ci sia qualcosa. Ma ci deve essere un luogo, perché tutto mi ci chiama”» (Morvillo).
Titoli di coda «Noi preti dobbiamo smetterla di dire che siamo perseguitati. Sempre stato così. Quando facciamo il nostro lavoro a molti non piaciamo, quando non lo facciamo ci tirano le orecchie. Del resto Cristo tra le beatitudini ha anche messo i perseguitati. Quando a Domenica In mi attaccarono io non replicai mai».