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 2020  luglio 31 Venerdì calendario

Charles Aznavour (Shahnourh Varinag Aznavourian), nato a Parigi il 22 maggio 1924 (94 anni). Cantautore. Attore. Diplomatico. Autore e interprete di oltre 1.200 canzoni, con cui ha venduto oltre 180 milioni di dischi in tutto il mondo. «Ho cominciato a scrivere canzoni a 20 anni. All’improvviso ho avuto un’intuizione: avrei trasformato in canzoni i racconti delle vite degli altri. Così ho imparato ad “ascoltare”. Come le poesie, le canzoni sono nell’aria. Bisogna solo capire come catturarle» • «Figlio di Knar Bagdassarian, attrice, armena di Turchia (con tutta la famiglia sterminata durante il genocidio del suo popolo), e di Mischa Aznavourian, baritono, armeno di Georgia. Emigrarono in Francia nel ‘24, lei era incinta di Charles» (Laura Putti). «Per i coniugi Aznavourian, […] la sosta in Francia doveva essere solo una breve tappa del lungo viaggio verso la terra promessa degli Stati Uniti. La burocrazia e l’attesa di un visto li bloccò però a Parigi, città dove il 22 maggio 1924 nacque appunto il piccolo Charles. […] Nel frattempo, la coppia era riuscita ad inserirsi nel mondo variopinto dell’immigrazione che animava i quartieri popolari della capitale. […] Così, quando alla fine arrivò il tanto agognato visto per gli Stati Uniti, rinunciarono al viaggio oltre Atlantico per rimanere in Francia. Fu quindi sulle rive della Senna che il piccolo Charles si esibì per la prima volta in pubblico all’età di tre anni, cantando una canzone in armeno durante l’intervallo di uno spettacolo a cui partecipavano i suoi genitori: “Fu la sola rappresentazione in armeno di tutta la mia vita di artista; fu anche la prima volta che provai piacere ad essere applaudito”, commenta oggi il cantante. Il vero debutto in scena avverrà però nel 1933, quando, all’età di nove anni, il bambino viene ingaggiato come ballerino dal Théâtre du Petit Monde per eseguire una danza caucasica. Più tardi interpreterà il ruolo di un piccolo africano in una commedia che però non ebbe successo. Negli anni successivi, frequentando più o meno assiduamente una scuola per giovani artisti, egli continuerà a danzare e recitare in spettacoli per piccoli e grandi. […] Durante gli anni della guerra il giovane Charles si dà al mercato nero, ma intanto con un gruppo della resistenza armena cerca di mettere in salvo ebrei e disertori tedeschi. Non rinuncia tuttavia a inseguire caparbiamente il suo sogno nel mondo dello spettacolo, recitando, cantando e danzando in diverse riviste dell’epoca. In quel periodo conosce il compositore Pierre Roche, con il quale, a causa di un disguido che li riunì durante un concorso canoro, collaborò poi per diversi anni, componendo molte canzoni per cantanti più famosi di loro. Insieme fecero molti spettacoli, in Francia e in Canada, anche se non sempre con grande successo. L’incontro che però imprimerà una svolta decisiva alla sua vita di artista sarà quello con Édith Piaf: “Unica. Era unica. […] Fino alla fine dei suoi giorni, ho condiviso con lei una sorta di amicizia amorosa, di fratellanza complice, ma senza mai condividere il suo letto”. Grazie alla protezione della celebre cantante, egli entrerà a pieno titolo del mondo della canzone francese» (Fabio Gambaro). «L’anno 1956 segna la sua prima svolta come cantante. Durante un recital a Casablanca la reazione del pubblico è tale che viene immediatamente spinto verso la celebrità. Per il primo spettacolo all’Olympia scrive Sur ma vie (1956), che diventa la sua prima canzone popolare. Riceve sempre più ingaggi, e dopo tre mesi di spettacoli all’Olympia la sua carriera di cantante è saldamente radicata. Una sera in particolare, il 2 dicembre 1960, dopo aver eseguito sette canzoni davanti a un pubblico molto “freddo”, canta la sua canzone Je m’voyais déjà, che racconta la storia di un artista fallito. Alla fine dello spettacolo, i riflettori sono girati sul pubblico, ma non arriva nessun applauso. Dietro le quinte, Aznavour è pronto a mollare, esce per l’ultimo inchino e sente all’improvviso l’Alhambra viva, con ovazioni, applausi e grida. Finalmente è il trionfo. Gli anni seguenti vedono l’uscita di diverse composizioni di successo: Tu t’laisses aller (1960), Il faut savoir (1961), Les comédiens (1962), La mamma (1963), Et pourtant (1963), Hier encore (1964), For Me Formidable (1964), Que c’est triste Venise (1964), La Bohème (1965), Emmenez-moi (1967), e Désormais (1969). […] Nel 1972 scrive la canzone Comme ils disent: Aznavour è il primo a occuparsi dell’omosessualità in tutta la sua serietà e senza mancanza di rispetto. […] Il terribile terremoto che colpisce l’Armenia nel 1988 è un punto di svolta nella sua vita. […] L’artista sposta il cielo e la terra, circondato da pochi seguaci, per rispondere ai bisogni immediati della popolazione. Dona tutti i proventi e i diritti della canzone Pour toi Arménie (1989), registrata con la collaborazione di oltre ottanta artisti. Con la fondazione della ong “Aznavour pou l’Arménie” (Apa) continua a sostenere l’Armenia. Nel 2001, le autorità gli dedicano una piazza nel centro di Yerevan, la capitale armena, ed erigono perfino una sua statua a Gyumri, una delle città più colpite dal sisma. […] Il fatto che Aznavour canti in lingue diverse gli consente di cantare in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Si esibisce alla Carnegie Hall e nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. In Italia, inoltre, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni collabora con il grande autore e paroliere Giorgio Calabrese. […] Il suo impegno come cantautore non gli impedisce di battersi da sempre per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che gli è valsa la nomina di ambasciatore d’Armenia in Svizzera» (Gloria Berloso). Nel 2014 è uscito il suo ultimo album di inediti, Encores. Ancora oggi continua a scrivere canzoni e a interpretarle senza risparmiarsi in lunghi tour mondiali. «Un giorno mi fermerò. Ma non so quale giorno. Quando farò un secolo smetterò di fare concerti, ma non di scrivere canzoni: sarebbe come morire» • «Negli stessi anni di Brel, Brassens e Bécaud, ha raccontato la vita quotidiana dell’uomo comune con la forza di un cronista di razza. […] È stato […] attore per il cinema [in una sessantina di film – ndr] e anche per il teatro e per la televisione. Ha cantato tutti i generi, dalla chanson al jazz fino all’Ave Maria; ha duettato con Domingo e Pavarotti, con Liza Minnelli e accompagnato da Rostropovich. Ha offerto canzoni al rapper Passi e al cantante algerino Cheb Mami. Tutti in Francia, dai BoBo (borghesi bohémien) ai banlieusard (i giovani delle periferie piene di immigrati), lo considerano un mito» (Laura Putti). «La voce garrula con quella specie di “rospo in gola” (i francesi lo chiamano grenouille), diventato il suo marchio di fabbrica, gli è venuta a nove anni. “In tempo di guerra consegnavo i giornali nelle edicole lungo la Senna; vivevo in bicicletta tutto l’anno, e d’inverno a Parigi fa un gran freddo. La gola ne ha patito più del fisico, ma alla fine è stata la mia fortuna”» (Fulvia Caprara) • «Tre matrimoni: la prima volta eravamo molto giovani, la seconda troppo scemi e la terza [con la svedese Ulla Thorsell, sposata nel 1967 – ndr] è stata quella buona, infatti siamo ancora insieme». Ha avuto complessivamente sei figli: due dalla prima moglie, uno dalla seconda (Patrick, morto suicida a 25 anni nel 1981), tre dalla terza • «Sono come il caffelatte: una volta mischiati gli ingredienti, non si può più separarli. Sono 100% francese e 100% armeno». «Per me è un trionfo ricordare quei critici che hanno scritto così male di me, che non avrei mai combinato nulla, nella mia giovinezza. Ora mi dico: loro hanno detto tutte queste cose e adesso io sono vivo, e loro sono morti» (a Riccardo De Palo). «Non mi definisco una star, ma non certo per modestia: perché è una definizione americana che non mi piace. Le stelle sono spesso filanti, passano e poi non ci sono più. Io preferisco definirmi artigiano, mi vedo come un ebanista che consegna il suo lavoro di cesello» (a Chiara Ugolini). «Ho amato ogni cosa che sono riuscito a fare, je ne regrette rien, non rimpiango nulla e non ho nulla da rimproverarmi. Sono stato sempre molto onesto, sia col mio mestiere sia col mio pubblico. La nostalgia, la metto solo nelle canzoni. Morirò dicendo “peccato”, ma tranquillo. E non ho fretta».