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 2020  luglio 31 Venerdì calendario

• Palermo 1 agosto 1947. Politico. Dal 21 maggio 2012 sindaco di Palermo per la quarta volta (le precedenti: 1985-1990, 1993-1998, 1998-2000), eletto con il 72,43% delle preferenze al ballottaggio contro Fabrizio Ferrandelli. Candidato anche nel 2007, fu sconfitto da Diego Cammarata. Docente universitario e avvocato, eletto alla Camera nel 1992, 2006, 2008 (la prima volta con La Rete, le ultime due con l’Italia dei Valori, di cui era portavoce). Nel 2011 ha fondato La Rete 2018, nel 2013 il Movimento 139 (MOV 139). «La mafia si può sconfiggere solo sostituendola».
• «Nel tempo libero, Leoluca Orlando indossa un caftano blu che lo rende, da una certa distanza, indistinguibile da un commerciante del souk di Tunisi. Ha la stessa pelle bronzo scuro, gli occhi che sono braci contornati da borse, ormai tasconi, per quanto il tempo le ha rese profonde. D’altronde l’uomo è sulle breccia da quasi un quarantennio. Rientrato a metà degli anni Settanta in Italia dopo una lunga formazione in Germania e in Inghilterra, il rampollo dell’avvocato Salvatore Orlando Cascio si diede da subito anima e corpo alla politica, quell’angolo di politica buona che a Palermo, in quel tempo, era incarnata dal presidente della Regione Piersanti Mattarella. Democrazia cristiana anomala, tanto anomala che Cosa nostra nel giro di due anni la fece cessare con il piombo. Orlando allora andò dai giudici e accusò tutto l’establishment democristiano del delitto Mattarella. Ed era solo il buongiorno. Poi fondò la Rete e divenne per tre volte sindaco (…) La chiamarono “primavera di Palermo”» (Giuseppe Di Piazza) [Cds 27/9/2013].
• «Mattatore di quella “primavera” che spazzò via pezzi di primitivo potere e per una stagione fece sognare i siciliani» (Attilio Bolzoni), «è una delle icone siciliane che rimandano immediatamente al tema della mafia e della resistenza a quel “cancro”. Con fasi alterne, è stato amato e criticato, votato a furor di popolo (anche per via del forte richiamo alla soluzione giudiziaria) ma pure costretto a conoscere cocenti sconfitte» (Francesco La Licata).
• «Aveva dato il via alla demolizione della Dc. Da sindaco di Palermo. Su due fronti. Quello interno, contro Andreotti e Mannino. E quello esterno, contro Craxi e Martelli. Nel 1991, la fondazione della Rete, mai oltre il 2 per cento. Al Sindaco va meglio che al leader: per due volte, lo vota il 70 per cento dei palermitani. Fascisti, democristi e comunisti. Dopo i riconoscimenti per il cambiamento antropologico della città, però, arrivano i mugugni: la giunta non va, il piano regolatore è fermo, la cultura costa troppo. Il centrosinistra lo candida alle Regionali. E c’è chi non nasconde la soddisfazione, per la sconfitta impartitagli dall’allievo prediletto di Mannino, Cuffaro» (Il Foglio).
• Dopo la spaccatura tra Idv e Pd (vedi Antonio Di Pietro), non è riuscito a diventare presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.
• Inserito dal Sismi in una lista di nemici di Berlusconi (sotto la dicitura “aree di sensibilità”), difensore di Clementina Forleo, attore nella pièce È vietato digiunare in spiaggia (di Sarti e Però, su Danilo Dolci).
• Stupore perché in un’intervista ad Aldo Cazzullo, negando sue precedenti prese di posizione, ha detto: «Fosse dipeso da me, Andreotti non sarebbe mai stato inquisito. Perché, inquisendolo, mi hanno sottratto un argomento politico. Il presidente della Bundesbank si è dimesso perché si era fatto pagare tre notti all’Adlon di Berlino da una banca: non aveva violato il codice penale, ma il codice etico. Rivendico il mio diritto a un giudizio etico negativo su un imputato assolto, e positivo su uno condannato». Ha poi precisato: «Non ho detto che il processo ad Andreotti fosse sbagliato, dico che è sbagliato ricondurre il giudizio etico e politico su Giulio Andreotti al solo risultato del processo».
• Nel 2007 ha pubblicato Leoluca Orlando racconta la mafia (Utet), libro-intervista a cura di Pippo Battaglia.
• Colleziona ceramiche Florio ed elefanti («il massimo sarebbe trovare un elefante in ceramica Florio: mai successo»).
• È portatore della sindrome di Kartagener: «Al mondo siamo in quattro: stampati al contrario, il cuore a destra e il fegato a sinistra» (ad Aldo Cazzullo).
• Premio Adenauer 2008 «per il suo impegno contro la mafia e la corruzione portato avanti da sindaco di Palermo».
• Ha studiato e vissuto per alcuni anni ad Heidelberg, in Germania.
• Sposato con Maria Rosaria Lupo (“Milli”). Due figlie, Leila («come mia suocera e come la suocera di Maometto») ed Eleonora, che l’ha reso nonno il 13 settembre 2001 (cioè due giorni dopo la strage delle Torri, alla bambina è stato di nuovo posto il nome di Leila, anche in nome del principio: «Non tutti i terroristi sono islamici, non tutti gli islamici sono terroristi»). Ha altri due nipoti.