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 2022  agosto 08 Lunedì calendario

• Bologna 27 settembre 1948. Sindacalista in pensione. Presidente del Comitato centrale dei metalmeccanici della Fiom dal 2005 al 2012 e leader della corrente di sinistra della Cgil (Rete 28 aprile). Dal 2011 portavoce del comitato "No debito". Spesso ospite di Giovanni Floris a Ballarò e di Antonello Piroso a La7. «Marx resta la migliore lettura per capire ciò che accade».
• «A dispetto della sua aria da eterno ragazzo, ha 60 anni e sogna ancora la rivoluzione comunista» (Enrico Marro).
• «Bolognese di nascita e bresciano per carriera, allievo prediletto di Claudio Sabattini, come il suo maestro Cremaschi è un apostolo della conflittualità e della lotta di classe. Nella segreteria della Fiom Cremaschi non ha cariche di spicco, in Cgil non ne ha alcuna, eppure è uno dei dirigenti sindacali più noti e citati d’Italia. È l’icona perfetta del sindacalista cattivo: non a caso Alberto Bombassei, vicepresidente degli industriali, da tempo lo addita come il vero leader ombra della Cgil. Il suo potere reale, però, è inversamente proporzionale all’esposizione mediatica: la corrente che ha creato in Cgil conta cinque esponenti, in direttivo le sue mozioni ottengono normalmente appena un pugno di voti. Con Epifani i rapporti sono conflittuali, al punto che il segretario della Cgil lo ha attaccato in pubblico con nome e cognome: una trasgressione inaudita alla regola sindacale che vuole si critichino solo le idee, mai gli uomini. Anche in politica non ha molti seguaci. Dopo anni di militanza nell’ex Pci è approdato a Rifondazione comunista, dove a lungo è andato d’amore e d’accordo con Fausto Bertinotti. Poi ha cercato di allargarsi, proponendosi come pontiere con l’area dei movimenti. Bertinotti non ha apprezzato e lo ha messo nell’angolo» (Nunzia Penelope).
• «Erano i primi Anni Settanta quando Fausto, leader della Cgil piemontese, frequentava volentieri la sezione universitaria del Pci di Bologna, l’unica che nella capitale del “comunismo d’ordine” condividesse la sua passione per Ingrao. Giorgio Cremaschi era un giovane iscritto, che qualche anno dopo accetta la chiamata a Brescia di Claudio Sabattini, altro personaggio importante per Bertinotti. Dal 1992 al 2002 Cremaschi è a Torino. Stringe amicizia anche con Marco Revelli, insieme scriveranno un libro per gli Editori Riuniti, Liberismo e libertà. Cremaschi e Bertinotti sono tra i pochi dirigenti della Cgil a votare contro l’accordo tra Trentin e Amato sulla fine della scala mobile. Già nell’89 hanno sottoscritto “l’appello dei 39”, embrione della sinistra sindacale che diventerà poi una corrente strutturata, “Essere sindacato”. Nel 93 Bertinotti lascia il Pds; Cremaschi in un primo momento lo critica, poi lo segue. Quando Fausto denuncia in un’intervista alla Stampa che anche nel sindacato si nascondono i germi della corruzione e si becca una nota di censura dalla segreteria nazionale, Giorgio lo difende. Quando nel 96 Bertinotti propone uno “sciopero anti-Lega”, solo Cremaschi appoggia la curiosa sortita così liquidata da Bossi: “Gli operai gli daranno quattro legnate”. L’intesa è tale che nel 2001 Il Foglio ipotizza che Bertinotti lascerà la segreteria a Cremaschi per assumere la presidenza del partito. Poi, quando Bertinotti stringe l’accordo con Prodi, l’accordo con il suo vecchio amico si incrina. Il dissenso si apre su questioni simboliche. Fausto elogia “i borghesi buoni, come Marchionne”, e Giorgio lo gela: “Giudizi da talk show”. Al congresso della Cgil il capo applaude la relazione di Epifani che apre al centrosinistra, e l’ex delfino risponde che per il sindacato non esistono governi amici» (Aldo Cazzullo).
• «Nucleo d’acciaio della sinistra post comunista in Italia» (Il Foglio).
• Nel gennaio 2008 raccolse un misero 10 per cento nel comitato centrale attorno alla sua posizione contraria alla firma del contratto dei metalmeccanici (riteneva gli aumenti troppo modesti). Deluso, si dimise da responsabile dell’Ufficio sindacale della Fiom, «un incarico che “presuppone un rapporto fiduciario diretto con il segretario generale”. Insomma si tratta quasi di essere un vicesegretario di fatto, perché si ha in mano il coordinamento delle politiche contrattuali. “Ovvio che non potevo restare”. E va così in frantumi il sodalizio con Gianni Rinaldini, il leader che fin dall’aprile 2002, quando arrivò alla guida della Fiom al posto del suo maestro Claudio Sabattini, scelse di appoggiarsi soprattutto a Cremaschi, spostando, se possibile, ancora più a sinistra la Fiom, e creando non pochi problemi alla Cgil di Guglielmo Epifani» (Enrico Marro).
• Fra i promotori del “No Cav Day” (vedi Sabina Guzzanti) dell’8 luglio 2008 a piazza Navona: «Quando la maggioranza si fa così cattiva, s’imbarbarisce così tanto e mena così forte, anche l’opposizione si incattivisce. Che dire: pietà l’è morta».
• Nel 2010 non accolse bene la nomina di Susanna Camusso a segretario nazionale della Cgil: «Non sono mai stato d’accordo con lei su qualcosa. Prima era più radicale, ma oggi nella Cgil rappresenta quella linea di moderazione che non serve a niente e ci può solo portare a chiedere la pace a Cisl e Uil con il cappello in mano. Racconta di essersi battuta contro l’accordo di San Valentino del 1984, che tanti guai ha prodotto per i lavoratori: francamente, ho un ricordo un po’ diverso».
• Sposato con Laura Tonoli (segretaria dei tessili della Cgil), due figli.