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 2020  luglio 31 Venerdì calendario

• Torino 23 marzo 1922 - Roma 2 agosto 2015. Giurista. Ex presidente della Corte Costituzionale (1990-1991). Ministro di Grazia e giustizia nei governi Amato e Ciampi (1993-1994), fu a capo della commissione ministeriale per la revisione del Codice di procedura penale. Nel giugno 1998 fu designato dall’Assemblea Onu a presiedere la Conferenza per l’istituzione del Tribunale penale internazionale. Candidato al Quirinale dal Pds nel ’92. Ha insegnato Diritto processuale penale nelle Università di Urbino, Genova, Roma (La Sapienza, Luiss), Torino ecc. Opere: Processo penale e costituzionale, Istituzione di procedura penale, Glossario della nuova procedura penale ecc.
• Da Ministro della Giustizia, nel ’93 dispose di non rinnovare le misure del carcere duro (41 bis) per 300 mafiosi. Per questa misura, nel 2010 è stato chiamato a testimoniare nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, seguita alla stagione delle stragi. In merito, ha dichiarato: «Non ebbi alcuna pressione o invito da alcuno, si tratta di una scelta che feci in solitudine pensando che una soluzione diversa avrebbe dato il destro a una possibile minaccia di altre stragi». Nel marzo 2013, la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pm nei suoi confronti è stata rigettata.
• «È la storia ormai nota degli oltre 300 decreti di “carcere duro” non prorogati ad altrettanti detenuti, a novembre 2013. Un segnale della disponibilità dello Stato ad arretrare di fronte al ricatto mafioso – secondo l’accusa –, per fermare le bombe e porre le basi di un nuovo patto di convivenza con i boss. A tutto questo l’ex ministro Conso s’è sempre dichiarato estraneo, sostenendo che fu una sua decisione presa “in solitudine”, senza alcun mercanteggiamento: “L’idea di una vicinanza mafiosa mi offende nel profondo. Dopo tutta una vita dedicata al diritto, sentirmi sospettato di aver trattato... Ma nemmeno lontanamente, abbiate pazienza!”, sbottò davanti alla corte d’assise di Firenze. Nella ricostruzione di Conso sono rimasti passaggi poco chiari e interrogativi senza risposta (non solo da parte sua), ed è probabile che nella sua concezione di ministro responsabile dei propri atti ci fosse l’idea di trovare soluzioni mediate (oltre che meditate) che potessero garantire la tenuta delle istituzioni; indipendentemente da minacce o altro» (Giovanni Bianconi).
• Sempre da Guardasigilli, nel ’93 firmò insieme a Giuliano Amato il decreto di depenalizzazione del reato di finanziamento illecito dei partiti, aspramente criticato dal pool dei magistrati di Milano e che Oscar Luigi Scalfaro si rifiutò di firmare. «Ancora oggi, Amato è convinto che quella fosse la “soluzione politica” necessaria», disse Conso nel 2012.
• «Un giurista laico, rigoroso, affabile, di assoluta specchiatura morale, che muore amareggiato per essere stato indagato nel procedimento palermitano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia» (Francesco Grignetti).
• Sposato con l’ex allieva Rita Maria Mazza Augelli: «All’esame tribolò un poco, perché ero esigente. Il giorno della sua laurea avevo l’impegno di un seminario per laureati, per cui dovetti allontanarmi quasi di corsa. Per scusarmi, le dissi: “Adesso che è laureata, venga a questi seminari”».