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 2022  agosto 08 Lunedì calendario

• Cagliari 27 novembre 1960. Politico. Del Pdl. Commercialista. Presidente della Regione Sardegna (dal febbraio 2009, vittoria contro Renato Soru con il 51,88% delle preferenze). Laurea a Cagliari, specializzazione alla Bocconi e presso la Luiss Management di Roma. Dal 2004 assessore alle Finanze del comune di Cagliari, dall’agosto 2008 coordinatore regionale di Forza Italia.

• «Non ha l’aria del ribelle Ugo Cappellacci, il commercialista che sta vincendo la gara che conta con Renato Soru. Completo blu, cravatta blu, camicia bianca bacchettata blu (...). Così come si è sempre vestito in campagna elettorale, al seguito del Cavaliere. Ma c’è un particolare che tradisce l’annunciata voglia di riscatto: quella barba lunga che il pubblicitario Gavino Sanna, deluso da Soru e passato al fronte opposto, gli aveva tassativamente vietato per tutta la campagna elettorale perché dava un’aria troppo trasandata. Ora è rispuntata e pare se la voglia tenere. Un segnale? “Su di me sono state dette montagne di falsità, addirittura che la mia sardità non era doc. E poi quel ritornello su Berlusconi che era il vero candidato: io ho una mia personalità e lo farò vedere. Chi mi conosce lo sa bene”» (Roberto Zuccolini) [Sta 17/2/2009]. 
• «(...) Il ritornello che hanno appiccicato al candidato del centrodestra e che sarebbe durato per altri quattro mesi, quel “signor nessuno”, “carneade”, addirittura il velenoso paragone con Caligola che il rivale sconfitto gli aveva cucito addosso (...) Cappellacci non se l’è mai presa, ed è stata la prima dimostrazione di carattere. Ha tenuto i nervi saldi. Una dote naturale messa a punto con il karate, lo sport che praticava da ragazzo. Ma Cappellacci ha trasformato quelle frecciate in armi a proprio vantaggio. Il “signor nessuno” si è costruito un’immagine di persona normale, padre di famiglia, professionista serio, amministratore pubblico apprezzato, e su questo ha basato la campagna elettorale. La sua vittoria è il trionfo della normalità. (...) La prima dedica? Alla famiglia. Il primo impegno? Stare un po’ con i figli (Giuseppe di 15 anni, Chiara di 13 e Margherita, 9) che ha trascurato. Il suo curriculum non è pirotecnico come quello di Soru, e questo non scatena la curiosità dei media. Non ha fondato società innovative, non ha fatto boom e sboom in Borsa, non sogna una Sardegna buia e senza turisti, non parla lentamente come un guru, non distoglie lo sguardo quando apre bocca, non indossa abiti di velluto. Non porta neppure un cognome che finisce con la “U”, “non è colpa mia se non mi chiamo Cappellacciu”, ha replicato quando Soru lo accusava di non essere un isolano. Il quarantottenne Cappellacci sfogliava l’album di famiglia, “siamo sardi da almeno tre generazioni”, il nonno materno Carlo Meloni è stato il primo sindaco (socialdemocratico) di Iglesias dopo il fascismo, dal 1944 al ’49, e fu tra i 14 componenti della consulta per lo statuto autonomista. Ma la barzelletta di un candidato “paracadutato dalla Lombardia” è stata dura a morire. In Lombardia il nuovo governatore dell’isola ha studiato. Ha preso una laurea in Economia e commercio e un master alla Bocconi. Lui e il fratello sono entrambi commercialisti come il papà Giuseppe, il quale aveva un grosso studio che seguiva anche gli interessi della famiglia Berlusconi in Sardegna. “Mi ero appena diplomato al liceo e già varcavo il cancello di Arcore” ha ricordato Cappellacci. “Ho una frequentazione antica con il presidente al quale sono legato da affetto autentico”. Essere “il figlio del commercialista di Berlusconi” è il suo peccato originale, il marchio con il quale è stato liquidato come l’ennesimo gioco di prestigio del Cavaliere» (Stefano Filippi) [Grn 18/2/2009].
• Nell’ottobre del 2011 annunciò di voler rinunciare alla sua indennità di presidente della giunta regionale, ricevendo quindi solo quella di consigliere (Esp 20/12/2011).
• Nel gennaio del 2012 è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sugli impianti eolici in Sardegna partita nel 2010, in merito alla nomina di Ignazio Farris, uomo di Flavio Carboni (già arrestato nel luglio del 2010 e indagato nell’inchiesta sulla P3), all’Agenzia regionale per l’ambiente. «Secondo gli inquirenti si sarebbe sviluppato un sistema manovrato da Carboni e mirato a ottenere appoggi politici per favorire imprenditori interessati alla realizzazione di parchi eolici in Sardegna, superando gli obblighi burocratici imposti dalla normativa. (…) L’indagine, partita sulla base di un’informativa della Direzione distrettuale antimafia e coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai pm Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò, si è successivamente allargata ad altri nomi eccellenti: Denis Verdini, coordinatore del Pdl, che da Carboni avrebbe intascato una maxitangente di 800 mila euro (transitati per il Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui è presidente) per segnalare alcuni imprenditori interessati all’eolico al governatore Ugo Cappellacci, a sua volta indagato per corruzione e abuso d’ufficio con l’accusa di aver aggirato le vie legali per nominare all’Arpas Ignazio Farris, uomo raccomandato da Carboni, come lo stesso faccendiere ha ammesso pubblicamente. Farris, a capo dell’Agenzia che effettua la Valutazione di impatto ambientale (Via) dei progetti di parchi eolici, avrebbe dovuto dare il via libera alle centrali di Carboni e soci» (Giorgio Dell’Arti) [Style.it 16/7/2010]. 
• Il processo è previsto nell’aprile 2014: «Il gup del tribunale di Roma Elvira Tamburelli ha rinviato a giudizio 17 persone nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3, associazione segreta che avrebbe operato per influenzare pezzi dello Stato. A giudizio anche l’uomo d’affari Flavio Carboni (considerato al vertice dell’associazione segreta) e il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci (citato per abuso d’ufficio, non gli è stata mai contestata l’appartenenza a un’associazione segreta). Per molti imputati l’accusa principale è di aver violato la legge Anselmi che vieta la creazione di società segrete, ma c’è anche l’accusa di associazione a delinquere, in quanto attraverso la costituzione e l’organizzazione della P3 si sarebbe dato vita ad “una serie indeterminata di delitti finalizzata a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali” (...) Il vertice della P3, secondo l’accusa, vedeva implicati anche Denis Verdini, già coordinatore del Pdl, e l’ex senatore Marcello Dell’Utri. Ma la posizione dei due politici, insieme con quella dell’ex sottosegretario Nicola Consentino (che però è imputato solo di concorso in diffamazione per i falsi dossier contro il governatore campano Stefano Caldoro) è stata stralciata a metà ottobre» (Cds 19/11/2013).
• Sposato, tre figli.