Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  agosto 08 Lunedì calendario

• Vicenza 23 novembre 1955. Industriale. Presidente del gruppo Calearo (fondato nel 1957, 300 dipendenti, 50 milioni l’anno di fatturato), della casa editrice Neri Pozza ecc. Ex presidente di Federmeccanica (dimissioni nel marzo 2008 per candidarsi alle politiche col Pd, capolista alla Camera nella circoscrizione Veneto I).
• Figlio di Alessio, che insieme alla moglie Lucia mise in piedi un’aziendina di campanelli per bici che con il tempo è diventata «la Ferrari delle antenne per auto», «fino a maggio 2003, era un industriale tra i tanti. Con un’azienda di successo, sì. Ma altrettanto certamente, diciamolo pure, sconosciuto. E ben determinato a non restarlo. Lavora, studia, apprezza le ricerche di Ilvo Diamanti. Si fa l’idea di un nuovo modello di Nordest, dice che l’individualismo non paga, invoca un sistema più integrato. Forse – anzi: è certo – i tempi non sono ancora maturi. Ma poiché ha i numeri, le capacità e le doti tattiche (semmai è sulla strategia che, dicono, ha poi mostrato qualche défaillance), Calearo intanto sfonda nella sua città. È presidente degli industriali vicentini. E da lì, nell’anno successivo, giocherà l’inattesa partita che lo porta ai vertici della più importante “settoriale” di Confindustria. Sono i giorni in cui scende in campo Luca Cordero di Montezemolo. Contro un veneto: quel Nicola Tognana appoggiato in extremis da Antonio D’Amato e che, a Nordest, mobilita l’appoggio alla bandiera. Bene: è Calearo il primo a rompere il fronte locale. E pure i veneti, poi, si compatteranno per un new deal confindustriale. Ma non dimenticheranno. Non tutti, almeno. Quando arriva Federmeccanica, del vicentino sibilano “ha giocato solo per sé”» (Raffaella Polato).
• Nel 2007 una sua battuta al meeting di Rimini («Lo sciopero fiscale è uno choc, ma a mali estremi...») scatenò molte polemiche: «Sono fatto così, un po’ naïf, mentre altri hanno il dono di essere, come dire, più moderati». Nuove polemiche appena entrato in politica, durante una puntata di Ballarò, per aver chiamato Mastella «san Clemente» (suo merito aver fatto cadere Prodi).
• È coautore, assieme ai deputati Marco Reguzzoni (Lega Nord) e Santo Versace (Pdl) della legge Reguzzoni sul Made In Italy, detta anche legge Reguzzoni-Versace-Calearo.
• È coordinatore e co-fondatore del Movimento di Responsabilità Nazionale. Dal 2003 al 2008 è stato presidente di Confindustria Vicenza, di cui era già stato vicepresidente durante il biennio 2001-2003. Nel marzo 2008 si candida su proposta di Walter Veltroni a capolista per il Partito Democratico nella circoscrizione Veneto 1 e viene eletto alla Camera dei deputati, diventando componente della X Commissione (attività produttive, commercio e turismo). Nel novembre del 2009, dopo la vittoria di Bersani alle primarie, lascia il Partito Democratico, dichiarando di non essere mai stato di sinistra. Si crea la fama di voltagabbana.
• Dopo le elezioni del 2008 è uscito dal Pd per aderire al Gruppo misto della Camera: «Ero stato chiamato da Veltroni al progetto di un grande partito all’americana. Oggi mi pare che il Pd sia alla ricerca di un nuovo Ulivo» [Rep 6/11/2009].
• «Io sono uno che sa comandare e l’ho dimostrato. Per qualcuno saper comandare vuol dire essere fascista. Quando entro in un problema voglio risolverlo, anche in modo non elegante, spesso traumatico» [ibid.]
• «L’unico partito che è stato vicino alla gente è la Lega e al Nord lo ha dimostrato. In alcuni casi, quello che dice la Lega lo condivido. Non condivido i suoi modi di risolvere i problemi. Ho sempre detto che ci sono tre cose di cui la gente ha bisogno: federalismo, sicurezza e riduzione della burocrazia (…). Ritengo che il federalismo fiscale lo si debba applicare tenendo conto non solo del Nordest, ma anche di chi sta peggio nel resto d’Italia. Ecco perché ho scelto il Pd» [ibid.]
• «Siccome io sono un pollo ruspante, non un pollo di allevamento, in questa fase avrei potuto creare soprattutto problemi perché sono troppo libero. Io sono un personaggio scomodo, perché ho le mie idee, discuto pure, ma non mi lascio convincere». «Io sono un uomo di centro che ha trovato spazio in un partito riformista come il Pd» [ibid.]
•«Credo all’astrologia, sono un sagittario, uno a cui piace molto la novità. Il Pd mi ha aperto una finestra che non avrei mai immaginato. Mentre fare il vice della Marcegaglia mi proiettava in un mondo che già conoscevo» [ibid.]
• «I maligni raccontano che, quand’era presidente di Federmeccanica, avesse la suoneria di Forza Italia sul telefonino. La sua candidatura con Veltroni gettò nello sconcerto pure gli anziani genitori. Ora ha traslocato nell’Api di Rutelli, e fa sapere di essere pronto a un altro passetto a destra, meglio se ricompensato da un ruolo all’altezza delle sue capacità di lavoro» (Aldo Cazzullo) [Cds 25/9/2010].
• Abbandona l’Api il 28 settembre 2010, per confluire nel gruppo misto (Mauro Favale) [Rep 29/9/2010].
• Il 9 dicembre 2010 con l’avvicinarsi della votazione sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV dà vita al Movimento di Responsabilità Nazionale, di cui è coordinatore, insieme a Bruno Cesario e Domenico Scilipoti. Il 14 dicembre 2010 vota contro la mozione di sfiducia al governo Berlusconi IV.
• In seguito denuncia  quelli che sono stati i “prezzi” degli indecisi: «Dai 350mila al mezzo milione di euro: i prezzi per convincere un indeciso a votare la fiducia al governo, per adesso sono questi» (…) «Io sono un caso a parte. Grazie a Dio, a mio padre, a mia madre e a me medesimo, posso tranquillamente tornare da dove sono venuto (…) Berlusconi, quando ci siamo incontrati di recente, mi ha detto “Calearo, io non ho nulla da offrirle perché lei, come me, vive di del suo, di ciò che già ha”» (Tommaso Labate) [Rif 7/12/2010].
• Il 5 maggio 2011 viene proposto da Silvio Berlusconi come consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero: «Mentre fare il sottosegretario sarebbe stato per me un’inaccettabile diminutio, consigliare Berlusconi sul commercio estero è un po’ come essere il presidente del Consiglio di quello specifico dossier» (Tommaso Labate) [Rif 6/05/2011].
 • Il 9 gennaio 2012 sostituisce Maurizio Grassano, vicino alla componente Alleanza di Centro come tesoriere di Popolo e Territorio (ex Iniziativa Responsabile) alla Camera.
• Ha depositato un disegno di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta su episodi di corruzione politica. «In Parlamento – ricorda Calearo – si sta votando il decreto anticorruzione. La mia proposta di legge integra la materia con uno strumento operativo fondamentale, la Commissione appunto. Occorre, infatti, individuare le radici dei fenomeni illegali che stanno sconfinando sul terreno della politica» [Cds 14/06/2012].
• Il 30 marzo 2012 in un’intervista radiofonica a La Zanzara di Radio 24 dichiara che in Parlamento non ci va quasi più e che lo stipendio per tale incarico gli serve solo per pagare un mutuo. Nella stessa intervista si lascia anche andare a esternazioni omofobe. Scatta una raffica di inferociti cinguettii su Twitter («Calearo» diventa l’argomento più discusso). Qualcuno se la prende anche con Veltroni che decise di candidarlo: l’ex leader Pd replica definendo Calearo «una persona orrenda» (Chiara Maffioletti) [Cds 1/4/2012].
• Cruciani e Parenzo: «Ci sono i mostri e i temerari. Il campione dei primi è Sgarbi, showman nato. Fra i secondi il top è l’imprenditore Massimo Calearo, ex pd, che arriva in trasmissione su una Porsche con targa slovacca, “così posso scaricare tutte le spese dell’auto”, e confessa che s’è recato alla Camera solo tre volte dall’inizio dell’anno, che andare a premere un pulsante non serve a nulla epperò lo stipendio da parlamentare gli serve per pagare il mutuo della casa, 12.000 euro al mese» (Lorenzetto) [Grn 30/9/2012].
• Nei giorni successivi, Calearo dice che le sue assenze alla Camera sono cominciate alla vigilia di Natale, quando sua moglie si è ammalata seriamente:  «Ho scelto di rimanerle vicino. È morta il 19 marzo scorso. Nel frattempo ho ripreso a lavorare nella mia azienda. Quando sono ritornato in aula sono stato male, ho provato un grandissimo disagio e ho cominciato a schifare una classe politica che è sempre la stessa. (…) Lo ringrazierò sempre Veltroni. Mi ha fatto fare un’esperienza straordinaria. Ma questo non è il mio mestiere. Troppi politici di professione, che schifo. (…) Io faccio parte di quelli che non hanno mai evaso. Dichiaro 280 mila euro e pago tutto» (Fabrizio D’Esposito) [Fat 1/4/2012]. Dopo le polemiche provocate dalle sue dichiarazione Calearo annuncia le sue dimissioni da parlamentare.  A distanza di circa un mese annuncia di aver cambiato idea e di non dimettersi dato che «in Parlamento ci sono i condannati, non è giusto che mi dimetta io che non ho fatto niente di male».
• Gli onorevoli non ricandidati e rimasti pure senza pensione (dopo la riforma che l’anno scorso cambiò i vitalizi: fissando a 60 anni l’età per poter riscuotere l’assegno, 65 anni per chi con una sola legislatura) sono 186. Tra questi ci sono Franco Frattini, Massimo Calearo, Gianrico Carofiglio… (Fabrizio D’Esposito) [Fat 1/4/2012].
• «Simpatizzo per la Juventus perché quando ero in prima elementare giocavo alle figurine e ne avevo una di Sivori con cui vincevo sempre» [ibid.].
• Tre figli: «I  miei figli vivono tutti e tre con me. Abbiamo un ottimo rapporto» [ibid.].
• «Un mio collega qualche anno fa si è aggiunto il cognome della madre. So che la cosa sarebbe piaciuta molto a mio nonno. Così, come segno di ringraziamento a lui e ai miei zii, l’ho fatto anch’io, per non far estinguere la stirpe dei Ciman» (Barbara Romano) [Lib 24/05/2008].