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 2022  agosto 08 Lunedì calendario

Milano 30 giugno 1986. Figlia di Donatella Versace, erede di Gianni che «amava moltissimo questa nipotina che trattava come una figlia, tanto da farne la sua erede. E, infatti, è Allegra ad aver ricevuto dallo zio il 50% della Gianni Versace. Sua madre, Donatella, possiede il 20%, suo zio Santo Versace, il 30%. Una responsabilità forse troppo grande per una ragazza che, quando Gianni morì, non era ancora adolescente. Aveva 11 anni e i compagni di scuola continuavano a chiederle se era vero che lei sarebbe stata l’erede. Una curiosità che le faceva dire agli amichetti: “Perché lo zio mi ha fatto questo?”» (Maria Silvia Sacchi)
• Per anni malata di anoressia. La madre Donatella: «Allegra si è staccata leggera dal cibo come da un nemico... farsi del male era il suo modo infantile e doloroso di difendersi dall’angoscia oscura che la imprigionava. Adesso Allegra è una ragazza dalla bellezza delicata, con una sua grazia aristocratica e misteriosa» (Natalia Aspesi) [La Repubblica 7/1/2007].
• Adolescenza negli Usa per studiare e per curarsi. Sognava di fare l’attrice («Ho fatto anche teatro, e mi sarebbe molto piaciuto far parte di quei piccoli film indipendenti che magari poi nessuno va a vedere») ma odiava Los Angeles («dovunque andassi ero la Versace, e io non potevo che scappare, e stare male»). Adesso Allegra però è «una giovane donna con la grazia gentile di un elfo, dalla bellezza delicata, dal lucente sguardo malinconico, che parla con garbo riflessivo» (Natalia Aspesi) [la Repubblica 5/6/2011].
• Nel 2011 è entrata, essendo di 25 anni, nel consiglio di amministrazione del gruppo: «Di finanza io conosco poco, poi ho capito che invece per me era necessario capire, partecipare, imparare di questo mondo così cambiato ogni possibile segreto. Oggi non è più come ai tempi dello zio, in cui contavano la creatività, l’audacia, la ricerca della bellezza estrema. È il marketing a dettare legge, è la merce, che deve essere venduta, ricercata ovunque» (Natalia Aspesi, Cit.).
• Lavora nell’ufficio Stile «Sono tutti ragazzi della mia età e sono riuscita a convincerli che io non sono una padrona, ma una come loro che ha la possibilità di fare questo lavoro creativo, che ho sempre sentito sin da bambina come necessario, ed è forse in piccolissimo questa l’ eredità che mi ha lasciato lo zio, ed è per questo che non me ne veniva il coraggio. Con i ragazzi lavoriamo in gruppo, tutti uguali. Io sono la sola non pagata, tra l’altro. Siamo diventati amici, usciamo spesso insieme» (Natalia Aspesi, Cit.).