Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  agosto 08 Lunedì calendario

La Stampa, 3 gennaio 2008
Che il 1948 somiglierà assai al gemello del secolo precedente - entrato nella Storia per la sua carica rivoluzionaria fino al punto di trasformarsi in modo di dire - lo si comprende molto presto. Il 30 gennaio a Nuova Delhi un estremista indù uccide Gandhi, il Mahatma protagonista dell’indipendenza indiana. Nel giudizio del suo assassino Gandhi mostrava un’eccessiva tolleranza nei confronti della minoranza musulmana cercando per tale via di salvare l’unità dell’India. La sua morte invece accelera la scissione con la nascita del Pakistan. Il Mondo ha poco tempo di piangerlo. L’attenzione generale è attratta dal colpo di stato consumato in Cecoslovacchia dal partito comunista il 17 febbraio. Il 10 marzo muore misteriosamente il ministro degli Esteri, Jan Masaryk, il politico più amato del Paese, uno dei padri della Patria. La versione ufficiale parla di suicidio, ma molti sostengono che il volo dalla finestra dell’ufficio di Palazzo Czernin sia stato aiutato. La svolta ceca ha forti riverberi in Italia. Il 18 aprile si tornerà alle urne per eleggere il primo Parlamento della neo Repubblica. Di fronte stanno le sinistre raggruppate nel Blocco del Popolo e la Democrazia Cristiana baluardo dell’area moderata. Lo strepitoso successo di Pci e Psi nelle amministrative di Pescara - assieme al Pri conquistano il 79% - induce molti italiani a temere un’affermazione di Togliatti e Nenni. La contrapposizione è da subito asprissima. Pio XII proclama che la scelta è «con Cristo o contro Cristo». Malgrado le perplessità di De Gasperi, il capo del governo trentino prestato all’Italia, il Papa schiera i Comitati Civici di Luigi Gedda, un medico esponente dell’integralismo cattolico atterrito dall’ipotesi dei cosacchi in bivacco a piazza San Pietro.
Il sostegno più concreto alla Dc proviene dai tanti quattrini rovesciati sull’Italia dagli Usa. È stato il segretario di Stato, George Marshall, a ideare il piano che in pratica regala 22 miliardi di dollari in quattro anni all’Europa ancora boccheggiante per la guerra. Accanto all’aiuto pubblico se ne sviluppa un altro un po’ più privato: sul conto 10030 della Banca di Roma di Lugano confluisce un milione di dollari a disposizione dei vertici democristiani per le incombenze più urgenti. D’altronde anche l’Urss rimpinza di dollari il Pci: Stalin è stato contagiato dall’ottimismo di Togliatti sulla possibilità di vincere. Di conseguenza respinge il suggerimento del numero due del Pci, Pietro Secchia, di predisporre un’insurrezione. Una prudenza mantenuta anche nei confronti di Togliatti quando questi il 23 marzo gli comunica che le masse comuniste sono pronte a impugnare le armi in caso di «gravi provocazioni».
La Dc trionfa al di là di ogni previsione. De Gasperi mostra la sua stoffa di statista evitando di scegliere un democristiano quale presidente della Repubblica. Caduta la candidatura Sforza - i dc più retrogradi non gli perdonano la fama di tombeur des femmes - tocca all’ex governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi. Tre giorni dopo, il 14 maggio, attraverso l’etere è diffuso l’atto di nascita d'Israele. L’Onu lo riconosce a distanza di qualche ora. Contemporaneamente Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania gli dichiarano guerra, ma ancora una volta Davide sconfiggerà Golia. La carta geografica sarà aggiornata pure il 15 agosto con la proclamazione della repubblica democratica della Corea del Nord, mentre il 1° settembre Mao giocherà d’anticipo annunciando che anche la Cina ha la sua repubblica popolare, nonostante la partita con i nazionalisti di Chiang Kai-shek non sia del tutto chiusa.
Il comunismo pare all’attacco ovunque, ma le maggiori preoccupazioni giungono da Stalin. Il 24 giugno ordina il blocco stradale attorno a Berlino. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono costretti a ideare un gigantesco ponte aereo per rifornire il settore occidentale della città. Il 28 giugno il Cominform, l’assemblea mondiale dei partiti marxisti-leninisti, espelle la Jugoslavia troppo autonoma di Tito. A pagarne le conseguenze è paradossalmente l’Italia. L’impegno degli Stati Uniti per favorirci nella contesa internazionale su Trieste e i territori limitrofi si annacqua. Il precario equilibrio su cui si regge il Paese è messo in serio pericolo il 14 luglio dalle quattro pistolettate esplose da un venticinquenne studente universitario contro Palmiro Togliatti. Il carismatico capo del Pci sopravvive, ma l’indignazione dei suoi simpatizzanti giunge a un passo dalla rivolta armata. L’attentatore, Antonio Pallante, ha subito l’influenza della destra siciliana, tuttavia dietro di lui non esiste alcun complotto, come invece sostengono i maggiorenti comunisti. Appena svegliatosi dall’intervento chirurgico, Togliatti chiede notizie del Tour de France: proprio quel giorno Bartali compie un’impresa prodigiosa in un tappone di montagna che gli consegna definitivamente la maglia gialla. Nel giudizio dei contemporanei Bartali diventa il salvatore della Patria, viceversa è lo stesso Togliatti a invitare i propri collaboratori alla calma. Rimane in subbuglio il movimento sindacale. L’ala cattolica della Cgil contesta la linea oltranzista del vertice social-comunista e certifica la propria voglia di andarsene alla vigilia delle Olimpiadi. Sono trascorsi dodici anni dall’edizione di Berlino e stavolta si gareggia nell’austerità di una Londra a stecchetto per il razionamento alimentare. Il comportamento degli azzurri stupisce: le 8 medaglie d’oro anticipano la ripresa dell’Italia. Il papà degli exit poll esordisce nelle elezioni americane del 2 novembre. Si riconferma presidente Truman, però alcuni giornali e radio attribuiscono in un primo tempo la vittoria al suo rivale, il repubblicano Dewey. L’anno si chiude con un altro colpo a effetto: il 27 dicembre è arrestato a Budapest il primate d’Ungheria, Giuseppe Mindszenty. L’accusa è campata in aria: cospirazione comunista contro lo Stato e gli costerà l’ergastolo. Serve però a far dimenticare che negli anni Venti con il suo vero nome di Jozsef Pehm arringava dal pulpito i fedeli con violenti sermoni antisemiti.   
 
Alfio Caruso