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 2026  novembre 06 Venerdì calendario

Lega, sospesi i congressi di Bergamo e Brescia

Tirava un’aria brutta dentro la Lega, da resa dei conti finale. Nel pomeriggio in via Bellerio si è tenuto il Consiglio federale, non erano ammessi partecipanti in collegamento, tutti a Milano oppure nulla. Il che, già solo per questo, suonava minaccioso. Intanto è stato approvato definitivamente il nuovo simbolo, presentato al congresso di Milano: “Lega Italia federale”. Ma soprattutto, girava vorticosa un’ipotesi: il commissariamento coatto della Lega Lombarda, e anche il blocco dei congressi provinciali a Varese (si vota domenica), Bergamo e Brescia (si votava il 22 novembre). Tramontata in parte, per adesso. Del commissariamento “non ne abbiamo parlato”, taglia corto Matteo Salvini una volta fuori dalla sede. Però i congressi di Bergamo e Brescia sono stati sospesi, se ne riparla più in là, quando si vedrà.
Oggi Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato e capo del partito in Lombardia, c’era. Avrebbe potuto affrontare da solo una specie di processo, se l’è scampata. Giancarlo Giorgetti pare non stesse bene ed è impegnato sulla manovra, assente giustificato Luca Zaia, presente Attilio Fontana che non ha più partecipato al matrimonio di un collaboratore fissato da tempo. Per provare a rimettere un po’ di ordine, Salvini ha nominato Andrea Crippa coordinatore federale delle segreterie regionali.
Alle spalle di Salvini si muovevano due spinte. La prima più attendista, che invitava il segretario federale alla moderazione e alla comprensione della ragioni dei ribelli; e un’altra che punta alla polverizzazione degli avversari. Commissariare il partito in Lombardia, base storica del Carroccio, unico luogo con il Veneto dove un po’ di militanza reale è rimasta, avrebbe voluto dire far scoppiare intenzionalmente una bomba. Morti e feriti, ma strapotere assicurato. “Cosa vogliono, una notte delle scope versione due?”, si domandava un dirigente locale della bergamasca. Giusto ieri dalla federazione di Bergamo avevano indetto ufficialmente il congresso, vidimato proprio da via Bellerio consegnando la lista degli iscritti che possono votare: un colpo di spugna sarebbe sembrato quindi un atto politicamente troppo violento e anche contraddittorio, si è deciso quindi di “rimandare”.
Eppure la voce del commissariamento regionale girava e nessuno faceva nulla per fermarla. “Non so nulla ma neanche posso escluderlo…”, faceva sapere ieri un vicinissimo al vicepresidente del Consiglio. A Varese, Bergamo e Brescia i candidati anti-salviniani erano avviati sereni alla vittoria, e sono le tre province più importanti di tutta la Lega. Si voterà solo a Varese. Romeo invece può essere pure cacciato dalla guida del gruppo al Senato, ma siamo a fine legislatura, cambierebbe poco. “Non riguarda il partito, riguarda il gruppo dei senatori e ne parleranno all’assemblea dei senatori”, spiega Salvini. La guida della Lega Lombarda invece ha un peso, eccome, anche per quanto riguarda la composizione delle liste per le Politiche.
Si dice anche che, dopo il no di Massimo Garavaglia a entrare nella nuova segreteria, avendo ben capito che si profilano le purghe, si stiano tirando indietro anche gli altri: Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti. I pasdaran di Salvini, dal loro bunker, hanno nel mirino la preda grossa, cioè Giorgetti. Al congresso di Milano, due settimane fa, Silvia Sardone – già vicesegretaria, braccio armato mediatico e politico del “Capitano” in questa fase – aveva parlato di una Lega d’attacco; il ministro gli aveva risposto che lui gioca in porta. L’unico errore commesso e ammesso da Salvini, a proprio dire, era stato portare la Lega a sostenere il governo Draghi. In realtà stava parlando sempre di Giorgetti, cioè colui che lo aveva convinto a cambiare idea, e a entrarci con tre ministri non salviniani: lui, Garavaglia e la zaiana Erika Stefani.
Tra l’opzione politica e quella del tabula rasa, come se i compagni di partito di una vita fossero l’Iran, oggi ha vinto la prima.