repubblica.it, 6 novembre 2026
Orbán sarebbe stato una spia comunista
Sui movimentati palchi del 1989 e delle “rivoluzioni pacifiche” che abbatterono la Cortina di ferro, c’era anche uno scapigliato studente liberale: Viktor Orbán. Gridava ai carri armati sovietici di andarsene, e nei convulsi mesi successivi, quando la caduta del Muro di Berlino travolse anche l’Ungheria comunista, il talentuoso ex borsista di George Soros costruì la sua intera carriera intera sull’opposizione al comunismo. Prima da giovane liberale, poi da inventore della “democrazia illiberale”, infine da tiranno, come lo definì Agnes Heller. E mai, neanche nei sedici anni in cui fu il padre-padrone dell’Ungheria, smise di tacciare i suoi avversari di essere dei comunisti.
In queste ore è spuntata una notizia sul sito d’inchiesta VSquare che suona come una nemesi per l’ex autocrate magiaro adorato da Donald Trump e preso a modello dai Maga. L’ultimo premier dell’era comunista, Miklós Németh – un riformista che contribuì all’implosione del comunismo aprendo le frontiere tra Ungheria e Austria mesi prima della caduta del Muro a Berlino – accusa Orbán di essere stato una spia comunista.
Németh sostiene in una deposizione affidata di recente agli archivi dello Stato, che a marzo del 1990, alla vigilia delle prime elezioni libere, ricevette tre documenti dal ministro della Difesa, Ferenc Kárpáti, tutti firmati da Orbán e risalenti al periodo del suo servizio militare a Zalaegerszeg, all’inizio degli anni ‘80. Nei tre rapporti, il futuro autocrate denunciava i suoi commilitoni al regime e riportava i loro orientamenti religiosi, sessuali e politici. Un delatore in erba. Dopo averli letti, Németh, però, restituì tutti e tre i rapporti al ministro. Prima della morte di Kárpáti, venne a sapere che erano stati conservati da un personaggio inquietante, l’ex capo della sicurezza militare Géza Stefán, un uomo cresciuto nella scuola del Kgb a Mosca. Alla morte di Stefán, nel 2009, miriadi di documenti custoditi nella sua cassaforte sono spariti.
Orbán ha smentito vigorosamente le dichiarazioni di Németh. Ma negli anni in cui era al potere, l’ex autocrate ha sempre bloccato l’apertura degli archivi dei servizi segreti e impedito all’Ungheria di fare i conti con il suo passato comunista.
Il suo successore, Peter Magyar, ha cominciato invece all’inizio di novembre ad aprirli parzialmente. Un’operazione che può rivelarsi dolorosa, come ha dimostrato l’apertura degli archivi della Stasi in Germania est perché rivelò che milioni di insospettabili spiavano “le vite degli altri”, per citare il capolavoro di Florian Henckel von Donnersmarck: i mariti, le mogli, i fratelli, le sorelle, le madri, i figli, i migliori amici, gli amanti. Ma fu un’operazione necessaria per ripristinare la verità storica.