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 2026  novembre 06 Venerdì calendario

Il lato oscuro del K-Pop

Belli, bravi, adorati da folle immense. Vivono al massimo e toccano il cielo con un dito. Chi non vorrebbe essere come i giovanissimi divi del K-Pop, uno dei cavalli di battaglia della conquista soft del mondo musicale partita dalla Corea del Sud? Famosi in tutto il mondo, i gruppi di stelle e stelline del palcoscenico si rinnovano di anno in anno, con nuove entrate dai nomi fantasiosi: dai celebri Bts agli 82Major (ragazzi), da Blackpink a NewJeans (ragazze).
Vita dorata, tournée in tutto il mondo, un esercito di fan che li segue ad ogni esibizione. Soprattutto: una vita al di sopra della media in un Paese dove la dedizione al lavoro non ammette deroghe. Ma è proprio così? L’estate scorsa vi avevamo raccontato l’incontro con gli 82Major, sei ragazzi sui vent’anni arrivati da poco al successo globale: alla fine qualcuno di loro, sorvegliato dalla manager, aveva confessato di sentirsi in una sorta di gabbia dorata. Per esempio perché, per contratto, non è ammesso avere fidanzate o comunque partner ufficiali, tanto meno è permesso sognare un famiglia e magari figli, aspetti peraltro centrali nella cultura confuciana che impregna da secoli i coreani.
Ora il New York Times approfondisce i «lati oscuri» del K-Pop, raccontando altri particolari delle forche caudine cui sono sottoposti tutti i giovani che, dopo selezioni durissime, arrivano a firmare l’agognato contratto, percorso unico e inevitabile che consente di proiettare i propri sogni verso il successo. Per esempio, scopriamo che le ragazze del gruppo NewJeans, dopo aver incantato con il loro debutto, nel 2022, ed aver raccolto critiche entusiastiche, sono sparite dalla scena e, da un anno a questa parte, non hanno pubblicato più album, né tanto meno si sono potute esibire. Perché? Il Nyt scrive che la loro «colpa», se di colpa possiamo parlare, è quella di aver cercato di cambiare etichetta discografica.
Nel mondo del K-Pop i contratti vanno onorati fino in fondo: il manager le ha portate in tribunale e il giudice ha ordinato loro di rispettare ogni minima clausola dell’intesa. Il punto è che le regole imposte a questi giovani, spesso accettate quando loro sono ancora minorenni e inesperti, sono a dir poco tiranniche. Oltre a stabilire, come abbiamo visto, il tabù alle relazioni romantiche, impongono il divieto di criticare la propria etichetta (non ha importanza se si tratta di cose vere), così come il bando a qualunque «comportamento insincero» (e chissà chi ne stabilisce i criteri). E ancora: una volta che il contratto scade, nel caso non sia rinnovato dalla band, i diritti delle canzoni restano nelle mani dell’etichetta che ha il potere di ridurre streaming e diffusione degli hit, di fatto condannando all’oblio il gruppo.
Se non basta tutto questo, i «contratti da sogno» stabiliscono che i titolari mantengono i diritti di utilizzo nel futuro dei loro volti, della loro musica, delle loro voci, persino dell’identità anche attraverso produzioni realizzate con l’Ai. Ciliegina sulla torta, se dopo tutto questo si ha ancora intenzione di prendere strade diverse, per farlo è d’obbligo pagare «riscatti d’uscita» milionari (in dollari). Sogni e successo, insomma, hanno un caro prezzo. Anche (soprattutto?) in Corea del Sud.