Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  novembre 06 Venerdì calendario

Caso Almasri, Bartolozzi potrà essere processata per false dichiarazioni

La Procura di Roma può procedere – ma dovrà informare la Camera – in merito alle indagini sull’ex vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni al pm in merito al caso del generale libico Almasri. D’altro canto il tribunale dei Ministri avrebbe dovuto spiegare perché Bartolozzi non era «concorrente» dell’altro reato di cui erano accusati anche i vertici di governo, così come la Procura avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del collegio.
È quanto, in sintesi, ha stabilito la Corte costituzionale, che ha solo parzialmente accolto un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Camera contro il tribunale dei Ministri e la Procura di Roma.
Il caso alla Consulta
La Consulta si è espressa sul caso Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio indagata per false informazioni ai pm nell’ambito dell’inchiesta sul caso del generale libico Almasri, arrestato a Torino e poi rilasciato e riportato a Tripoli con un volo dei servizi segreti. Bartolozzi, è stato stabilito, potrà essere processata per false dichiarazioni al pm.
Il conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dalla Camera nei confronti del tribunale dei Ministri e della Procura di Roma sulla posizione di Bartolozzi era infatti approdato alla Corte Costituzionale.
A ottobre si era tenuta l’udienza pubblica al palazzo della Consulta. I giudici, che nei mesi scorsi avevano dichiarato ammissibile il conflitto, hanno poi esaminato nel merito la questione e la decisione era attesa per le settimane successive. Oggi l’ufficialità.
La Consulta, dicevamo, ha accolto parzialmente il ricorso della Camera ma ha stabilito che non vi era alcun obbligo per Tribunale e Procura di chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bartolozzi. La Consulta ha quindi fissato il principio per cui la sua posizione è diversa da quella dei ministri.
Il tribunale dei Ministri avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per cui non ha ritenuto prospettabile una responsabilità della dottoressa Bartolozzi. La Procura di Roma, dal canto suo, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del Collegio. È stata invece esclusa una lesione delle prerogative della Camera in relazione alla mancata richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Bartolozzi per le dichiarazioni rese al tribunale dei Ministri nel corso dell’audizione del 31 marzo 2025. È questo, in sintesi, quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 190, depositata oggi.
La Corte ha rilevato che, all’esito delle indagini svolte dal Tribunale nei confronti del ministro, la Procura aveva espressamente invitato il Tribunale a qualificare la condotta serbata dalla dottoressa Bartolozzi come concorso nei reati ascritti al ministro Nordio, o, alternativamente, a ipotizzare a suo carico il reato di false dichiarazioni durante le indagini. In virtù del principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato, a fronte di questa sollecitazione, il Tribunale avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non ha ritenuto di configurare, in capo alla dottoressa Bartolozzi, una possibile responsabilità per concorso nei reati attribuiti al ministro.
«Non è stata condivisa la tesi della Camera – spiega Palazzo della Consulta – secondo cui l’obbligo di chiedere l’autorizzazione a procedere sancito dall’articolo 96 della Costituzione per i reati attribuiti a un ministro nell’esercizio delle sue funzioni si estenderebbe anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali, come, in ipotesi, dichiarazioni false realizzate allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro». 
La posizione della Camera dei deputati
Tecnicamente, secondo la Camera dei deputati i magistrati romani avrebbero dovuto chiedere anche per Bartolozzi l’autorizzazione a procedere, per il ruolo da lei rivestito all’epoca al ministero.
Non spettava al tribunale dei Ministri e alla Procura di Roma «omettere la richiesta di autorizzazione a procedere» nei suoi confronti: è stata questa, in sintesi, la posizione espressa in udienza dal professor Vittorio Manes, che ha rappresentato in Aula la Camera. Manes ha evidenziato «il ruolo protagonistico che Bartolozzi ha sempre avuto nell’incarnare la funzione a lei assegnata» di capo gabinetto, partecipando «in prima persona alle fasi valutative e decisionali» della vicenda: il fatto che non le sia stato contestato un concorso in reati ministeriali, «ha avuto delle conseguenze rilevanti», ha osservato, «perché è stata sentita dal pm senza le garanzie previste per un coindagato, senza quindi potersi avvalere ad esempio della facoltà di non rispondere». 
In via subordinata, nel ricorso si chiede alla Consulta di sollevare dinanzi a sé una questione di legittimità della norma sulle autorizzazioni a procedere, nel punto in cui «non menziona anche i casi di connessione funzionale con i reati dei ministri per condotte attribuibili a soggetti laici», per cui»devono essere considerati ’ministeriali’ anche i reati commessi da terzi soggetti se funzionalmente connessi a quello del ministro e tali da frustrare, se accertati, la corretta funzione governativa».
La posizione della Procura di Roma
Di diverso avviso la Procura di Roma, che in una memoria trasmessa alla Corte e sintetizzata dal vicepresidente Luca Antonini durante la sua relazione evidenzia la «inammissibilità» del conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dalla Camera.
I magistrati romani hanno valutato il ricorso sarebbe inammissibile per quanto riguarda la «mancata iscrizione in concorso in reati ministeriali» di Bartolozzi. La Procura ritiene, dunque, «insussistente» l’ipotesi che ci sia stata una lesione delle prerogative parlamentari. Intanto, in attesa della decisione della Consulta, il procedimento penale a carico di Bartolozzi è rimasto sospeso.