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 2026  novembre 06 Venerdì calendario

Piantedosi: non basta il certificato medico per evitare il Cpr

«I migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà più vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri». Lo scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo sulla nuova direttiva sui Cpr firmata il 3 novembre. «I soggetti saranno presi in carico dal personale medico che opera nella struttura, che valuterà tutti gli approfondimenti da effettuare, anche avvalendosi della competente Asl», spiega il ministro. Una misura che, secondo Piantedosi, consentirà di tutelare la salute dei migranti evitando «che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio».
La direttiva modifica la procedura introdotta da Luciana Lamorgese nel 2022, che impediva di trattenere un migrante nei Cpr in caso di certificato medico che attestasse un problema di salute. Ora il giudizio negativo non avrà più valore automaticamente ostativo. La decisione nasce dopo l’inchiesta partita da Ravenna che ha coinvolto alcuni infettivologi accusati di aver falsificato i certificati per evitare il trasferimento dei migranti nei Cpr.
Più interlocutoria la posizione della Fnomceo. «In attesa di conoscere ufficialmente il testo del provvedimento», il presidente Filippo Anelli considera positivo «il principio di distinguere l’attività del medico dalle decisioni amministrative sull’accesso ai Cpr», ma avverte che i medici devono poter contare su consulenze specialistiche, personale e strumenti diagnostici adeguati, e su una rete di assistenza integrata con il Servizio sanitario. «La salute è un diritto fondamentale», conclude Anelli.
Dura la reazione del Pd. Per Ilenia Malavasi, capogruppo in commissione Affari sociali alla Camera, la direttiva «cancella una tutela introdotta nel 2022» e rischia di entrare in contrasto con le norme che vietano il trattenimento delle persone vulnerabili. Malavasi chiede di «ritirare il provvedimento». Per Rifondazione comunista si tratta di un «atto punitivo» per cacciare i «medici sgraditi».