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 2026  novembre 06 Venerdì calendario

Melania riunisce gli inviati russi e ucraini

«Insieme possiamo creare qualcosa di più duraturo di un cessate il fuoco temporaneo». Melania Trump riunisce russi e ucraini alla Casa Bianca e prova a trasformare l’evacuazione di Oleshky nell’inizio di un dialogo. «Quello che importa non è quanto sia modesto questo inizio ma la determinazione a trasformarlo in qualcosa di straordinario», dice. Il canale resta umanitario ma gli occhi sono puntati sui colloqui trilaterali di Abu Dhabi: il 10 e l’11 novembre Stati Uniti, Russia e Ucraina torneranno al tavolo, per la prima volta da febbraio.
Nell’atrio della Casa Bianca ci sono Dmytro Lubinets, commissario parlamentare ucraino per i diritti umani, e David Arakhamia, braccio destro di Volodymyr Zelensky. Per Mosca, la commissaria Yana Lantratova e Kirill Dmitriev, l’inviato di Vladimir Putin. Non soltanto i responsabili dell’operazione umanitaria, dunque ma uomini vicini ai due presidenti. Una compresenza scomoda: Kiev accusa Lantratova di aver partecipato alla deportazione in Russia di due bambini da un istituto di Kherson durante l’occupazione della città.
Melania rivendica un coinvolgimento personale, insieme al consigliere Marc Beckman, in ogni passaggio dell’evacuazione. «Ho esaminato i piani di sminamento, le immagini aeree, le strade proposte, ho discusso le evacuazioni, l’accesso all’ospedale e le risorse mediche». Sei giorni di tregua, la prima di questo genere dall’invasione del 2022, hanno permesso a centinaia di persone di lasciare Oleshky, la città occupata dove mancava il cibo. Washington ha fatto da garante; Lubinets e Lantratova hanno supervisionato l’operazione, fino ai percorsi degli autobus.
A chiedere una tregua era stato anche papa Leone XIV, con una telefonata a Putin e a Zelensky dall’ospedale dove si riprendeva dall’intervento al polmone. Gli ucraini ringraziano, ma precisano che l’intesa era ormai nella fase finale. Il risultato è arrivato a ridosso delle elezioni di midterm, offrendo alla Casa Bianca un successo da esibire mentre il negoziato sulla fine della guerra restava fermo.
Poi arrivano gli omaggi. Dmitriev consegna alla first lady il disegno di una bambina russa di undici anni evacuata dalla città. «I love Melania», c’è scritto. Gli ucraini portano l’Ordine della Principessa Olga e chiedono di mantenere aperto il canale umanitario accanto ai negoziati politici. Curioso emblema per una mediazione: secondo le cronache medievali Olga, poi diventata santa, vendicò il marito facendo seppellire vivi alcuni emissari dei suoi assassini e bruciare altri ambasciatori.
La first lady spesso lontana dai riflettori cerca una dimensione internazionale propria. Dopo l’impegno per il ritorno dei bambini portati in Russia, coltiva una diplomazia umanitaria che prova a richiamare il modello di Eleanor Roosevelt. Quanto abbia negoziato personalmente resta meno chiaro dei tributi ricevuti. Ma attribuirle il successo conviene a entrambe le capitali, anche per conquistare credito presso l’imprevedibile marito.
Abu Dhabi sarà tutt’altra prova. Lubinets insiste: nessun impegno politico accompagnava l’evacuazione. Il Cremlino circoscrive il risultato a quella missione, mentre i bombardamenti russi sulla rete energetica continuano. Melania invita a usare «il coraggio che abbiamo portato a Oleshky» per trovare terreno comune nella sofferenza degli innocenti. Intanto russi e ucraini sono nella stessa stanza, interessati a non scontentare la sfinge slovena, come i media statunitensi chiamano la first lady.