repubblica.it, 5 novembre 2026
Fine vita, il governo impugna la legge del Veneto. Calderoli contrario, Salvini diserta
Il governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge sul fine vita del Veneto. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri dove si è comunque consumato uno strappo tra le anime della maggioranza.
Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, infatti non avrebbe partecipato né alla discussione né alla votazione. Mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui leghista, si è invece espresso contro l’impugnazione, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida attenendosi alle norme già in vigore. Di diverso avviso il vicepremier forzista Antonio Tajani che invece ha sottolineato “la necessità di un intervento legislativo del Parlamento”.
Il Veneto era stata la prima Regione amministrata dal centrodestra – il governatore è il leghista Alberto Stefani – a dare il via libera lo scorso settembre a “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”.
Una “legge di civiltà”, l’aveva definita il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, che fin da subito – da governatore – ha appoggiato questa battaglia.
"Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita” – ha commentato oggi lo stesso Zaia – “È una prerogativa costituzionale del governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato”.
Nel 2024 un primo tentativo di far passare a palazzo Balbi una legge sul suicidio assistito era fallito per un solo voto contrario di una consigliera cattolica del Pd.
In mancanza di una normativa nazionale già quattro regioni di centrosinistra (Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna) si sono dotate di regolamenti sul tema.
Lo scorso 24 settembre proprio la legge dell’Emilia Romagna venne impugnata dal governo, decisione che seguì analoghi provvedimenti del governo nei confronti delle leggi sul fine vita approvate da Toscana e Sardegna. A differenza del caso odierno, allora non si registrarono voti contrari da parte dei leghisti, a partire da Salvini che, comunque, al consiglio federale sancì la libertà di coscienza sul tema ai propri parlamentari e consiglieri regionali.
Le reazioni alla decisione sul Veneto non si fanno attendere. Esulta l’associazione cattolico-tradizionalista Pro Vita & Famiglia: “Bene ha fatto il governo, ora impugni anche l’Umbria”. Attaccano le opposizioni. Riccardo Magi di più Europa parla “di governo talebano” e Nicola Fratoianni di Avs di “destra oscurantista” che “non si ferma davanti a nulla”. “Ancora una volta Meloni è crudele e ideologica” – commenta il dem Alessandro Zan. “Governo spaccato ostaggio dei veti ideologici. Basta accanirsi sui diritti delle persone”, ribadisce il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. Mentre secondo l’associazione Luca Coscioni “il ricorso è un’ammissione d’impotenza e l’impugnazione confermerà la competenza dei regioni”.